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Maestra Mile

Quando amare era ancora potersi scambiare la saliva con i baci vi parlai di una casa con la veranda sulla spiaggia col vialetto, oltre il porticciolo. Sono restato a lungo sul dondolo in fondo al pontile, con la tavola pronta per la cena. Pescato e frutta fresca. Il bagno caldo al punto giusto, petali di tulipano attorno alla vasca e mezzo bicchiere di vino. Quante volte riguardando quella vecchia polaroid ho rivissuto la scena in cui arrivando l’avrei presa in braccio per rincasare dopo un continuo ammiccamento fatto di dolcezze, sguardi. Di lei timida e audace come la notte non dissi mai il nome. Di lei che non arrivò mai. Milena, per me solo Mile, era la mia maestra di scrittura creativa e aveva un viso davvero particolare. Era bellissima quando sorrideva. La sua faccetta abbronzata le permetteva di arrossire senza far vedere la vergogna o quel pudore mentre le lavavo la schiena e la guardavo… per cercare la sua approvazione avvicinando piano, con discrezione le mie labbra al suo collo. I lineamenti delicati e quel suo nasino accentuavano ancora di più il ciuffo di capelli scuri che accarezzavano la fronte alta e due piccoli occhi infossati e mogano.
Aveva labbra sottili, morbide e strette, mentre un mento regolare chiudeva il suo bel viso.
La testa era posata sul collo esile, la scusa perfetta per un altro bacio prima dell’uscio, e tutta la corporatura era gracile e delicata. Solo le mani, dolci e ammiccanti, che ciondolavano come se non fossero ben fissate ai gracili polsi, contrastavano con il suo contegno.
Era sempre vestita con eleganza nel suo abito a fiori. Non un granello di polvere sul suo cappello né un minuscolo graffio sulla borsa.
Mile alzava la voce raramente, e raramente si conteneva dal rimproverarmi per qualcosa con lo sguardo, quello che aveva quando non sorrideva. Era una donna tranquilla: sedeva zitta a braccia conserte e fissava la mia bocca tra la barba incolta, e sogni in cartapesta. Le sistemavo la ciocca che volava dalla chioma brunita. Rimase a intiepidirmi la sedia più di quanto potessi mai sperare. Sapeva come scoprirsi il collo tirando su i capelli, e la stavo a guardare nel suo vestito leggero, stretto in vita, mosso dal vento.
I suoi libri erano ordinati, puliti e ricoperti di sogni. Mi piace ancora camminare sulla battigia d’inverno con il vento che mi spettina la camicia, e in mano uno di quei libri così da intiepidirmi l’anima. Quando frequentavo il suo corso le feci leggere delle cose: due poesie, La casa con la veranda sulla spiaggia e Duetto verde bottiglia che scrissi nella baita con i nontiscordardimè e le sue fette biscottate senza glutine, dove guardavamo scendere copiosa la neve sulla Colma di Mombarone. E il racconto La vecchia polaroid senza flashback sul quale abbiamo fatto l’amore, tra una scarpa sfilata all’ingresso, e l’altra caduta sul divano. Forse un giorno li metterò assieme in un libro. E forse lo intitolerò Punta Fiuzzi, dove era la casa con la veranda. O semplicemente Entrata in scena.
Guido ancora la Duetto verde bottiglia del 75 e porto la cravatta con il nodo lento, e la solita giacca sgualcita con le maniche arrotolate dove nel taschino ho conservato la penna col suo odore.



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Opera scritta il 31/10/2020 - 17:00
Da Mirko D. Mastro
Letta n.1296 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Grazie a tutti

Mirko D. Mastro(Poeta) 02/11/2020 - 17:13

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Complimenti! Un racconto di una sensibilità non comune. Grazie

Moreno Maurutto 01/11/2020 - 14:42

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Sempre bravo Mirko...coinvolgi ed emozioni!!

barbara tascone 01/11/2020 - 12:23

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Precisa descrizione del contesto e della protagonista da cui emerge la bellezza e la freschezza di un amore giovanile. Mi è molto piaciuto questo racconto.

Anna Maria Foglia 31/10/2020 - 18:58

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Si legge d'un fiato.
Ricco di particolari che attraverso i sensi raccontano il personaggio e le emozioni che ne nascono...
Molto molto bello Mirko...
per sognare

Grazia Giuliani 31/10/2020 - 18:10

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Due donne, due splendide autrici per due commenti strepitosi...
Grazie

Mirko D. Mastro(Poeta) 31/10/2020 - 18:01

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Il racconto è così vivido che sembra di vedere la figura della ragazza e la casa con la veranda. Pare di avvertire gli odori, i sapori e i colori di una storia d'amore. C'è tutto un mondo di ricordi, non di rimpianti (sempre dannosi) e di propositi per costruirne un ottimo romanzo, come nelle intenzioni espresse dall'autore verso la fine dello scritto. Bravissimo!

Carla Vercelli 31/10/2020 - 17:46

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Mirko .... che dire ... mi hai fatto sognare con questo racconto fantastico. Anzi oserei dire (da donna) superlativo! Credo che qui l'emozione di una donna che legge questo testo sia veramente grande senza ombra di dubbio!

Maria Luisa Bandiera 31/10/2020 - 17:16

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