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Cce ssi ddiventa!

Sarà' havi cchiù t'na settantina t'anni
ca no' mi sentu fiaccu com'a mu'.
Mi fannu mali l'ossi a tuttivanni
e lu dulori no' mi passa cchiù.


Si sapi ca oramà' ci è fattu cranni
e no' surtantu iu, ma puru tu,
s'havà 'spittà' t'la vita 'ncora 'nganni
e cielu sempri gnuru e no' cchiù blu.


"Mmiram'ni 'ntra lu specchiu, amicu mia,
ca ni ddunamu com'hamù canciatu:
li uecchj mu' no' ttennu cchiù 'llicrìa;


lu reshtu già s'è puru trasfurmatu!
Cce ssi ddiventa! Nui no' ssimu nienti!
Ni mantinimu propriu arrenti-arrenti!".


Traduzione:


Che si diventa!


Fors'è da oltre una settantina d'anni
che non mi sento fiacco come adesso.
Mi fanno male le ossa dappertutto
ed il dolore non mi passa più.


Si sa che ormai chi è diventato grande(d'età)
e non soltanto io, ma pure tu,
deve aspettarsi dalla vita ancora inganni
e cielo sempre nero e non più blu.


"Miriamoci nello specchio, amico mio,
che ci accorgiamo come siam cambiati:
gli occhi ora non hanno più allegria;


il resto già s'è pure trasformato!
Che si diventa! Noi non siamo niente!
Ci sosteniamo proprio appena-appena!".


Nota: Sonetto in vernacolo sanvitese con
relativa traduzione. Schema rimico:
ABAB/ABAB, CDC/DEE.




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Opera scritta il 08/07/2014 - 11:43
Da Giuseppe Vita
Letta n.1917 volte.
Voto:
su 6 votanti


Commenti


Questo sonetto, oltre a rappresentare un'introspezione vera e propria, è anche un'evidente constatazione che ognuno di noi può fare su se stesso quando ha raggiunto una certa età. Non si è più come prima e per giunta c'è d'aspettarsi ancora inganni e contrarietà esistenziali. Il tempo ci trasforma a suo piacimento. Ci accorgiamo che si diventa sempre più niente, in quanto perdiamo le forze e ci sorreggiamo a malapena.

Giuseppe Vita 21/09/2017 - 05:24

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che dire...un bellissimo sonetto...molto apprezzato...bisogna andare avanti ed essere positivi ...molto apprezzato anche il vernacolo bravo il mio elogio

Carla Composto 10/07/2014 - 18:42

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Gli acciacchi si sa, non piacciono a nessuno, il fatto che da oltre settant'anni non ti sia sentito così debole già di per se, è buona cosa ,significa che si è vissuta una bella vita. Non è vero che non siamo niente ,alla vecchiaia si arriva con un gran bagaglio di saggezza,chi non apprezza è perchè non ne ha ancora neanche un grammo. su con la vita ora si vive oltre i cento!

Claretta Frau 09/07/2014 - 20:06

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La consapevolezza d'esser niente che si acquista col trascorrere del tempo e con il cambiamento fisico, visibile giorno dopo giorno, ancor più velocemente da una certa età in poi.
In questa poesia, che trovo intrisa di saggezza popolare, ci vedo uno spunto per una profonda riflessione sul proprio essere e sul senso stesso della vita. Molto bella!

Salvatore Linguanti 09/07/2014 - 16:49

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La vecchiaia è la più difficile fase della vita che dobbiamo affrontare. E i tempi di crisi di valori come questi, forse è ancora più sofferto questo percorso. Coraggio!! La vita va vissuta fino in fondo, cercando sempre la Serenità. Come sempre molto apprezzato il tuo sonetto, Giuseppe. Un caro saluto, Marina

Marina Assanti 09/07/2014 - 12:32

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