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S'io odo e vedo il vero

S'io odo e vedo il vero
e raro incontro allegria
non posso poi tacere
e contuso l'animo
cadere non sentire.
Il corpo più s'inarca
è un ansito se salgo
ruzzolo se cado
a più nulla aderisce
il pensiero che divaga.
Svanito è l'ieri
come il passante frettoloso
all'angolo scomparso,
certezze più perdono
gli occhi all'alba
roventi scottano inganni;
immobilizzato, murato
nel domani futuro
anneriscono speranze
e non picchiano illusioni
in un angolo, sciagurato
si apparta il cuore
da tristezze assopito,
fosse buie riempie
con lento languire
fatuo e vulnerabile
tutto ben presto è colpito.


Aspetteremo, secchi
come foglie vizze,
le folate della bufera,
sotto il domo amico
forse più mai vedremo
passeri o gazze frullare
lo sfavillio dell'onda alta
che si abbatte sulla riva;
siamo oggi il moccolo fumoso
del cero dopo la fiamma.
Chi mi vende cosi' impoverito
un giorno di gioie e di follie!
Mi darò ragione
dolente o volente
dell'avvicinarsi a sorpresa
o improvviso della sorella morte:
oltre non mi stanchi l'attesa
e ancor aspro fermenti.


Non ho alzato il gomito
non ho febbre di malinconie
né assunto oppiacei:
ci siamo solo infilati e persi
nel dedalo del non essere
per obliare una vita
che non ci bacia e più niente dice.




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Opera scritta il 05/10/2014 - 11:50
Da Angelo Michele Cozza
Letta n.1054 volte.
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