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Fino al crepuscolo

La cooperativa,
dei consumatori,
d'Italia
offriva,
in questo
strascico,
uggioso,
di scrosci,
bagnati:


Canti di Natale,
con venature,
jazz,
dal birdland
di New York.


Non avevo,
più,
le azioni,
del presente,
da adempiere,
un nuovo,
apparato,
scenico,
risvegliava,
il mio
coinvolgimento.


Modificazione,
datario,
alterazione
muraria.


Scansie
ricolme,
di beni,
esauribili,
manipolate,
in sedie,
tavoli,
e palco.


Un aggregato,
di polistrumentisti,
jazzavano
in un ambientazione,
anni settanta,
per orecchie,
e bocche
da tutto esaurito:


Concentrazione,
d'ascolto,
nel compiuto,
religioso,
silenzio.


Canti di Natale,
con venature
Jazz,
screpolavano,
le
incertezze,
affannose,
e i
malumori
pregiudizievoli,
inchiodandoli,
nel presente,
di un
futuro
dormiente,
tra spire,
confortevoli:


Supino
su un Amaca,
alla
camomilla,
sogni d'oro.


Ero compreso,
in quella,
contaminazione,
stilistica,
al birdland,
in una
New York,
miniaturizzata.


Inserita,
all'interno
di una,
palla di cristallo,
senza
tempo,
e leggi
della fisica,
con neve,
discendente,
da cartolina
fiabesca.


Brani,
cangianti,
nina nanne,
dal
genetliaco,
soggetto,
in completi
decorativi,
dondolavano,
asperità,
screpolate,
con venature
jazz,
fino al
crepuscolo.



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Poesia scritta il 07/12/2019 - 16:19
Da Maurizio Vassalli
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