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Estate di un tempo remoto

Mi ricordo,
quella spiaggia,
d'agosto rovente
piena di corpi al sole,
carne impanata,
in cottura,
nella padella,
smisurata di sabbia gialla,
bollente,
cocevano,
lentamente,
rosando i tessuti,
i muscoli,
le pance tonde,
come un pallone.


Un pallone,
lanciato da ragazzini,
con un brillio
scintillante negli occhi,
spensierata gioventù,
e le tavolate,
famigliari,
con parenti completi
al seguito.


Ravioli,
maccheroni,
spaghetti,
braciole,
arrosto.


Ogni ben di dio,
come un ristorante
al sole,
a dieci stelle,
ingozzarsi,
sotto,
vivaci ombrelloni,
come tacchini,
giganti da ingrassare
facendo di lardo,
lo stomaco per un,
futuro giorno
del ringraziamento.


Le risa riecheggiavano,
come
echi di feste giocose,
di un tempo remoto,
quando andavamo,
insieme per queste,
sabbie d'orate,
tra il profumo,
di salsedine,
e il canto del mare.


Popolato,
di pesci umani,
che nuotavano,
galleggiavano,
si immergevano,
antichi velieri
in carne e ossa,
tracciando rotte fantasma,
tagliando le onde,
del mare,
come coltelli affilati.


Inseguendo,
l'orizzonte degli eventi,
governato
dal caso.

Quelle,
marinarette farcite
che mi preparavi,
sento ancora,
il loro sapore,
che sa
di buono.


Momenti indimenticabili
che purtroppo,
ricordo solo in sprazzi
minimi di memoria,
frammenti rari
di come eri,
dell'estate,
passata insieme,
adesso non mi rimane,
quasi niente,
immagini,
cancellate,
scolorite,
un diario
di pagine,
bianche.

Un mare
senza più ricordi
e bellezza.



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Poesia scritta il 11/01/2020 - 13:51
Da Maurizio Vassalli
Letta n.36 volte.
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Commenti


Tra eccessi e consuetudini il nostalgico ricordo del mare vissuto in modo molto "italiano"!

Grazia Giuliani 11/01/2020 - 17:12

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