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NON FIGLI MA NIPOTI

Dolce le nozze e
lui come un beato, lei non più
fanciulla c'è tanta gioia d'averlo
conquistato; la incantava con il
suo sorriso, quel non più giovane
leggiadro; da quella gioiosità del
passato, nemmeno un figlio
è nato.


Se si vivono le
gioie e i dolori della famiglia,
uguali sono gli occhi anche se
non è figlio o figlia; Dio con amor
glie là donati, non figli ma nipoti;
è molto bello se colei o colui che
dà quel braccio dopo la festa e
gli apre la porta.


Non ci sono
più prelibatezze da gustare,
se si vivono giorni … così amari;
in quelle visceri c'è fermento e un
forte dolore, che le strazia non solo
il cuore; senza voler conoscere il
sapore, non si possono capire
le paure.

C'è coerenza e
amore, in quel ciao zia vicino a
quel davanzale; da quel suo cenno
imperioso lei si commuove, è come
far alzare le vele a d'una grossissima
nave; gioisce e sorride, con quel suo
non più agile corpo c'è solamente
da capre.


La storia più
grande non sta nel non cadere,
è come risollevarsi … se qualcuno
può morire! Per questo un'inferma
non si può lasciare sola nella casa,
con quella badate che è positiva del
corona virus … quale può essere
l'attesa?


Il tempo di un
errore, resta il dolore senza più
il domani; nel contatto c'è la caduta,
come sollevarsi ci sarà spazio per la
sua vita? Quel capire lei non più c'è
l'ha, la premia solo Dio per quella
sua grandissima ed esagerata
generosità!



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Poesia scritta il 27/10/2020 - 18:39
Da Gaetano Lentini
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