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Decisioni difficili - Tre.

L’autista vero disse che era stato avvicinato da un Signore anziano, molto elegante, molto gentile e molto distinto, che gli aveva offerto 100.000 corone per fare una telefonata e stare chiuso in casa una settimana.
Vasco trovò strano che avessero lasciato vivo il vero autista, visto che, avevano ammazzato i due criminali e probabilmente anche le due guardie del corpo.
Qui fecero però un grave errore, interrogarono si il vero autista ma non approfondirono minuziosamente il contatto che era avvenuto tra i due personaggi, molto probabilmente si persero delle informazioni importanti, a parziale scusante si poteva dire che a quel livello di indagine nessuno poteva immaginare quanto da li a pochi giorni sarebbe realmente successo.
Se si fossero soffermati un attimo in più nell’analizzare i fatti sarebbe subito balzato agli occhi che vi erano grosse incongruenze in quell’omicidio.
Si trovarono alla sera nell’ufficio di Wallander per fare il punto e definire il quadro della situazione.
Due Criminali Albanesi molto rumorosi arrivano in Svezia con due guardie del corpo, noleggiano una vettura con autista e si prendono una settimana di tempo prima di salire su di un traghetto per Riga.
Durante quella settimana ne fanno di cotte e di crude, fanno il massimo del rumore dandosi bella vita, spendendo e spandendo.
Dopo una settimana vengono uccisi, decapitati e lasciati in prossimità di una foresta proprio per fare in modo che vengano ritrovati.
Dopo aver ascoltato tutti Vasco disse che secondo lui quei due non erano i fratelli Truvya e che il motivo della loro decapitazione era proprio quello, impronte digitali rifatte e nessun dente per altri riconoscimenti, certo c’era il DNA ed in Albania sarebbe stato facilissimo trovare qualche parente dei Truvya!!!
Secondo Vasco l’omicida confidava proprio nel fatto che, dopo il riconoscimento tramite le impronte digitali e la loro classificazione come due criminali morti sicuramente per un regolamento di conti effettuato durante il loro stupido tentativo di fuga, nessuno avrebbe perso troppo tempo nell’approfondire quell’indagine ed il caso sarebbe stato archiviato.
I fratelli Truvya non sarebbero mai più esistiti e tutto si sarebbe pian piano messo a tacere!!!!
Quando Vasco ebbe terminato di esporre la sua tesi noto gli sguardi tra lo stupito ed il faceto dei presenti. Tutti meno uno, quell’uno era Wallander che si alzò e disse tra lo stupore generale “Esatto, deve essere andata pressappoco come dici tu, mentre noi, dopo il ritrovamento dei cadaveri, cercavamo di capire cosa fosse successo, i veri fratelli Truvya erano già tranquillamente al sicuro chissà dove e magari avevano già due belle facce nuove”.
Quello che faceva dubitare tutti gli altri era che i cadaveri avevano le stesse impronte digitali dei fratelli Truvya.
A quel punto bisognava controllare con accuratezza se le mani dei cadaveri non fossero state trattale con una operazione di microchirurgia per clonare le impronte, cosa difficile ma non impossibile.
A Vasco era già capitato una volta, infatti chiamò l’ispettore Akunin a Staligrado per chiedere se il dottor Tawnotyan fosse ancora detenuto presso il carcere di San Pietroburgo scoprendo che Tawnotyan era evaso.
A quel punto non ebbe più dubbi, Tawnotyan il clonatore era tornato in libertà, quindi sicuramente aveva ripreso ad esercitare e questo genio era il solo al mondo in grado di ricreare impronte digitali somiglianti al 90%, in grado di superare controlli non esageratamente accurati.
Wallander chiamò il medico legale ed ordinò che si procedesse subito ad un esame più approfondito sulle mani dei cadaveri, visto che la risposta era attesa per il giorno dopo, sciolse la riunione ed invitò a cena il giovane Vasco.
Fu una bella serata, non si parlò di lavoro si parlò delle difficoltà che si incontrano a fare quel lavoro.
Seppe da Wallander del suo divorzio, delle difficoltà nei rapporti con la figlia, del peso che si porta dietro un buon poliziotto che se vuole fare bene il suo lavoro non deve legarsi al altro che al lavoro stesso.
Wallander si era sposato nel 1970 con Mona, ebbero una figlia, Linda, nata lo stesso anno del loro matrimonio. Matrimonio che non fu tranquillo fin dall'inizio, le discussioni erano sempre più frequenti in quanto lei lo accusava di non arrivare mai in orario e di non rispettare gli appuntamenti, tardando sempre per colpa del suo lavoro. Si separarono poco dopo il matrimonio, Mona tornò a vivere a Malmö portando Linda con sé, Wallander rimase a vivere nell'appartamento a Ystad.
Wallander iniziò la sua carriera nella polizia svedese lavorando come agente di pattuglia presso il distretto di Malmö, nel 1968. L'anno successivo, appena ventunenne, risolse il suo primo caso spacciandosi come agente della squadra investigativa, facendo colpo sull'allora dirigente della sezione investigativa, Hemberg, che lo volle nella sua squadra. Vi entrò il primo ottobre dello stesso anno, per poi restare in pianta stabile come agente investigativo. Successivamente si trasferì nel distretto di Ystad dove proseguì la sua carriera investigativa risolvendo svariati casi e venendo nel corso degli anni promosso fino a raggiungere, nel 1990, il grado di Commissario Capo.
Vasco concordava pienamente, fare il poliziotto troppo spesso voleva dire non avere orari, non avere rapporti umani stabili, essere sempre al lavoro anche quando si è in una giornata di libertà.
Creare ansia ed apprensione in chi ci ama, perché ogni volta che esci per andare al lavoro potrebbe essere l’ultima volta che ti vede vivo, Vasco lo sapeva bene, fuggiva da questo o meglio, stava cercando di fuggire da tutto questo pur sapendo che prima o poi avrebbe dovuto fare i conti con il suo passato.
Dopo un paio di giorni quando tutto sembrava chiaro e Vasco pareva averci preso in pieno, mentre stava salutando Wallander suonò il telefono. All’altro capo una voce urlante e piena di paura informava il commissario che quattro cadaveri erano stati trovati dentro il fienile di un casale abbandonato in una radura nella foresta poco fuori da Ystad.
Partirono immediatamente facendo alcuni chilometri sulla statale poi presero un strada a destra che si addentrava nella foresta e dopo un paio di km terminava in una ampia radura recintata con in mezzo un cascinale. Arrivarono al casale mentre la scientifica stava ultimando il proprio lavoro.
Esaminarono i cadaveri e non ebbero dubbi i quattro cadaveri erano i fratelli Truvya e le loro guardie del corpo!!!
Wallander e Vasco si guardarono e seppero subito chi aveva potuto compiere una simile eccidio, ovvero che era stato il falso autista.
Un lavoro fatto da un professionista, un colpo solo in fronte.
Wallander usci dal casale ed andò a sedersi su di una panchina poco distante, faceva veramente freddo.
Vasco lo raggiunse ed iniziarono a ricapitolare.
C’erano due mentecatti uccisi, per simulare la morte di due super criminali che però venivano ritrovati a loro volta uccisi pochi giorni dopo.
Non aveva senso o meglio, ne poteva avere se chi aveva commissionato questi omicidi aveva sin dall’inizio avuto l’intenzione di far fuori i fratelli Truvya.
Anzi era ovvio, qualcuno aveva aperto un contratto sui Truvya, loro lo avevano saputo ed avevano messo su quella pietosa commedia per poter sparire lasciando passare il momento e ricomparire a tempo debito con nuovi volti e nuove identità ma qualcosa era andato storto, qualcuno aveva saputo ed era intervenuto piazzando l’uomo giusto al posto giusto.
Chi se non l’autista era uscito vivo da quell’eccidio?
Quindi, anche solo per esclusione, l’omicida o la talpa non poteva essere che l’autista.
Altro punto in sospeso era il capire con chi stava il signore di mezza età che aveva dato le 100.000 corone al vero autista per starsene una settimana in malattia. Costui era chi organizzava la messa in scena o chi voleva la morte dei fratelli albanesi?
Dubbi, dubbi, dubbi e ancora dubbi e domande.
Vasco tornò con la mente alla cena con Wallander e si disse che, oltre a tutto quello che si erano detti quella sera, tra i contro del mestiere di poliziotto bisognava aggiungere la frustrazione di non sapere e spesso di non sapere mai.
Come agire?
Figuriamoci se qualcuno aveva visto qualcosa, questi signori se ne erano arrivati veramente in Scania ma nessuno se ne è accorto. Un tentativo però andava fatto.
Forse il nostro assassino aveva preso un mezzo “pubblico” per andarsene, ma proprio mentre Vasco stava per andare da Wallander che si era spostato dalla panchina raggiungendo il centro della proprietà, vide un poliziotto che stava salendo su di una vettura di servizio che si trovava fuori dalla recinzione, si voltò e lo guardò, il poliziotto premette qualcosa che aveva in mano, probabilmente un telecomando, si sentì un boato tremendo e l’intera zona venne illuminata a giorno.
Tra la staccionata e la strada di ingresso alla proprietà si creò una voragine profonda almeno 3 metri, lo spostamento d’aria fece volare via i poliziotti più vicini come fantocci inanimati.
L’auto con il poliziotto si allontanò immediatamente.
Ci vollero parecchi minuti prima che i presenti si rendessero conto di quello che era successo, Vasco e Wallander si rialzarono a fatica, l’esplosione li aveva rintronati e sconvolti, Vasco sentiva un ronzio di fondo che non se ne voleva andare, quattro poliziotti giacevano a terra privi di vita.
A circa due km di distanza un piccolo elicottero decollava con a bordo Breaker che come sempre aveva fatto il suo lavoro e se ne tornava nel suo nascondiglio a godersi l’ennesima soddisfazione.
Ogni volta che terminava una missione si compiaceva del buon lavoro svolto e provava un piacere particolare proprio quando tornava nel suo covo a godersi, come lo chiamava lui, “il riposo del giusto”.
Vennero dimessi dall’ospedale di Ystad tre giorni dopo, se la erano cavata con poco.
Chi aveva chiamato altri non era che il Killer che poi travestito da poliziotto aveva seguito le indagini e se ne era uscito di scena con quel macabro colpo di teatro.
Appena giunsero alla centrale di polizia seppero che anche il vero autista era stato assassinato, chiaro, dato che non serviva più e avrebbe potuto ricordare qualcosa di utile alle indagini, qui sia Vasco che Wallander riconobbero il loro grossolano errore, bisognava proteggere quell’uomo, bisognava pensare che fosse stato contattato da dei criminali e che avesse parlato con qualcuno, invece, dando per scontato che il caso era pressoché risolto entrambi avevano soprasseduto e adesso erano veramente senza appigli di sorta.
Tornarono al casale abbandonato per esaminare la trincea scavata dalla bomba e per vedere dove la polizia aveva ritrovato l’auto di servizio con cui era fuggito il killer.
Era posteggiata all’interno della foresta in una radura sufficientemente ampia per far atterrare e ripartire un elicottero di cui trovarono le tracce.
Il killer aveva colpito e se ne era tornato dal buio profondo da cui era partito, a loro restavano undici cadaveri e nessuna risposta.
Vasco cercò di ricordasi qualcosa di quel poliziotto, era sicuramente più alto di un metro e ottanta, aveva una corporatura atletica, aveva i baffi, ma lo aveva visto solo un attimo ad un centinaio di metri di distanza e oltretutto con una condizione di luce precaria.
Sicuramente ci si doveva focalizzare sulla struttura fisica, ma quanti esseri umani ci sono al mondo alti ed atletici? Era veramente impossibile risalire al personaggio.
Chiusero il rapporto tirando le conclusioni che, più che essere certe, erano un insieme di ipotesi molto plausibili messe assieme da due brillanti menti investigative.
Si salutarono, Vasco prese l’aereo e se ne tornò in Belgio.
Passò circa una settimana poi un martedì mattina il telefono squillò ed era Wallander.
“Ho qualcosa”.
Vasco, prenotò un Jet ed un pilota e se ne volò in Scania.
Wallander lo aspettava all’aeroporto lo accompagnò in Hotel dove sistemo i bagagli e scese nella hall, avevano decisero di cenare assieme al ristorante dell’hotel.
“Qualcuno ha notato l’elicottero”
Vasco si illuminò
“A bordo c’era una sola persona, una donna, l’hanno vista atterrare veniva da Est, ha atterrato e circa due minuti dopo è arrivato il nostro uomo di cui abbiamo un identikit. Quel pomeriggio nel bosco c’era un cacciatore di frodo che non si è fatto sentire per ovvi motivi. Quando è stato pizzicato dalla forestale ha deciso di fare il suo dovere di bravo cittadino ed ha chiesto di parlare con me”.
Vasco venne a sapere che il cacciatore aveva visto l’elicottero ed avendo paura che fosse la forestale si era nascosto in un capanno mimetizzato che aveva costruito lui stesso, li ai bordi della radura aveva potuto osservare l’arrivo dell’elicottero, aveva visto il pilota togliersi il casco potendo notare che si trattava di una donna. A seguire ha visto l’arrivo del nostro killer, fisico atletico, biondo, baffi, li ha osservati bene con il cannocchiale e ci ha fornito l’identikit di entrambi.
Ho trasmesso questo identikit alle polizie di mezzo mondo.
Dell’uomo nulla, ma della donna, dall’Argentina mi è arrivata una foto segnaletica che la da per somigliante a Maria Alvez Eszcobar arrestata nel 1990 per l’omicidio di Alfonso Delano, falsario di Buenos Aires.
Wallander proseguì il racconto “La Eszcobar era stata riconosciuta da un testimone, processata e condannata all’ergastolo ma era riuscita ad evadere indovina come?” “Sono curioso” intercalò Vasco.
Lo svedese proseguì spiegando che durante il tragitto da un carcere di massima sicurezza all’altro si era aperta una voragine sulla strada, qualcuno aveva piazzato una bomba ammazzato autisti e passeggeri tranne la Eszcobar che si era dileguata.
Vasco non ci mise molto a tirare le somme ed a capire chi aveva fatto scappare la donna, sempre lui, l’uomo misterioso.
A quel punto aveva una certezza, avrebbe saputo molto presto chi era quell’uomo misterioso.
Disse “Grazie mi hai dato un aiuto molto prezioso, sparirò per una settimana e tornerò con tutte le informazioni possibili sul nostro killer misterioso”.
Wallander lo guardò con fare indagatore ma capì immediatamente che non era il caso di fare domande.
Vasco dormì a Ystad, al mattino molto presto si fece portare a Bruxelles, prese una settimana di vacanza visto che aveva tante di quelle ferie arretrate nessuno ebbe nulla da obiettare e partì.
Faceva caldo a Buenos Aires, c’era molta afa, l’aereo era arrivato puntuale.
Vasco uscì dall’aeroporto chiamò un taxi e diede un indirizzo.
Il tassista lo lasciò all’indirizzo richiesto mezz’ora dopo dove scopri con molto sollievo che il Bar era ancora li al suo posto.
Entrò e si sedette ad un tavolo in fondo al locale ordinò una birra poi chiese al barista “Scusi le orchidee sono sempre al loro posto?”.
Passarono pochi minuti e dal retro del locale si avvicinò un uomo che senza parlare gli fece cenno di seguirlo.
Uscirono dal locale e si incamminarono per le viuzze del quartiere, tutto faceva ben trasparire la situazione di povertà e degrado della zona.
Dopo un lungo girovagare tra mille calli e mille catapecchie, tra bambini sporchi che giocavano in strada, schiamazzi vari, uomini ubriachi e non solo, finalmente arrivarono ad una vecchia casa, Vasco si chiese come quell’ammasso di legni marci potesse ancora stare in piedi.
Dopo pochi minuti arrivo una Jeep ed iniziò il viaggio.
Ci misero circa cinque ore per arrivare a Junin.
Si fermarono al “Particular”, ristorante noto per le sue grigliate.
“Comes?” chiese il conducente della Jeep, erano le prime parole che diceva da quando erano partiti, “Gracias”
Entrarono e presero un tavolo, ordinò una bistecca ed una birra, il suo accompagnatore sparì nel nulla esattamente come dal nulla era arrivato.
La bistecca era come sempre spettacolare, Vasco non era solitamente un grande carnivoro o meglio lo era stato ma negli ultimi anni aveva dato più importanza ad altre tipologie di cibo.
Ma se sei in Argentina non puoi non mangiare la carne!
Si stava gustando la bistecca quando al suo tavolo si avvicino un signore sui 50 anni vestito bianco con tanto di panama in testa.
Chiese con estrema gentilezza “Fatto buon viaggio?”
“Insomma, ero preoccupato, temevo che non ci fosse più il Bar a Baires”
L’uomo con il panama bianco sorrise dicendo “Qui le cose cambiano di rado e del tutto non cambiano mai”.
Già pensò, in Sud America le cose non cambiano mai, ci sono sempre zone grigie, strane sacche di potere, strani centri di controllo, strane zone d’ombra in pieno sole.
“Cosa posso fare per te?”
“Maria Alvez Eszcobar “
“Trovati verso le 21,00 al Bar Grande qualcuno ti verrà a prendere e ti condurrà da me ti darò quello che mi hai chiesto”
Junín è situata sulle rive del fiume Salado ed è sede di un mercato agricolo e di alcune industrie alimentari e meccaniche, quindi non è un posto prettamente turistico.
Si diresse al fiume, quattro passi per far giungere l’ora dell’appuntamento, faceva veramente caldo e l’unica soluzione era stare vicino all’acqua per avere un po’ di refrigerio.
Puntuale come un orologio svizzero alle ventuno era seduto ad un tavolino del Bar Grande, considerò che se quello era il Bar Grande in chissà quale stato di degrado erano gli altri.
Arrivò un uomo che riconobbe come il conducente della Jeep.
“Vamos” Vasco si alzò e lo seguì.
Dopo pochi passi a piedi si avvicinarono ad una Jeep con i vetri scuri, l’uomo apri la porta posteriore.
“De tras”
Vasco entrò gli venne messo in testa un cappuccio e l’auto partì.
Dopo circa un paio d’ore di strada nel silenzio più assoluto gli venne tolto il cappuccio gli fu chiesto di scendere.
Si trovò all’interno di un grande capannone senza finestre, luce accesa e temperatura accettabile, il locale era sicuramente condizionato ed era molto probabilmente sotterraneo, aveva percepito negli ultimi metri in auto il classico vuoto allo stomaco dato da una discesa inattesa.
L’uomo con il panama bianco era seduto ad una scrivania nel bel mezzo del capannone, il capannone era completamente vuoto, solo le mura perimetrali un pavimento in cemento ed una scrivania.
L’uomo con il panama bianco gli fece cenno di avvicinarsi.



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Racconto scritto il 10/12/2019 - 08:24
Da Pierfranco Bertello
Letta n.58 volte.
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