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Decisioni difficili - Sei.

Tornò dalla passeggiata teso e preoccupato ma anche sollevato, forse sapeva da dove arrivava il pericolo e questo era già una cosa molto importante.
Appena tornato in ufficio indisse una riunione cui parteciparono di persona oltre a Vasco, Adamsberg, Danglard e Cardoso cui si aggiunsero in conferenza telefonica Anne Giresse, Lynley e Loprand.
Analizzarono con molta attenzione i fatti e gli indizi in loro possesso e concordarono un piano operativo con effetto immediato.
Anne Giresse sarebbe rientrata immediatamente da Londra, Aaron stava già preparando il piano di volo, nessuno avrebbe lasciato la sede dell’EBI sino a nuovo ordine, Bommer aveva una moglie e due figli che sarebbero stati prelevati e portati in un luogo sicuro, per il resto del gruppo, nessuno aveva legami, e Vasco si sentì di tranquillizzare i colleghi circa una ripercussione sulle loro famiglie, intese come genitori o fratelli.
Solitamente Breaker colpiva in modo si subdolo ma diretto.
Era un killer professionista ed un ex Marine, aveva una sua deontologia professionale che fino a quel giorno aveva rispettato.
Quasi certamente anche Loprand non era a rischio.
Anne Giresse venne accompagnata direttamente sulla pista di decollo dove Aaron la aspettava con i motori accesi, l’aereo fece le manovre necessarie e decollò senza problemi.
Prima della partenza l’aereo era stato controllato centimetro per centimetro e nessuno, al di fuori delle persone atte alla manutenzione ed al controllo, si era avvicinato.
In quei casi la prudenza non era mai troppa e tutti sapevano quanto era facile nascondere una bomba su di un aereo.
Il volo era partito senza intoppi e Aaron era in mezzo al canale della Manica, iniziava ad intravedere Calais, tempo 30 minuti e sarebbe atterrato sano e salvo a Bruxelles.
Fu il suo ultimo pensiero, molti turisti sulle spiagge della Normandia videro un bagliore nel cielo e si sentì come il rumore di un tuono. L’aereo dell’EBI con a bordo Aaron Questy e Anne Giresse non esisteva più, cancellato per sempre da un missile terra aria lanciato da un innocuo peschereccio che solcava il canale della Manica.
I suoi due occupanti scesero velocemente per salire su di un motoscafo d’altura, ovviamente prima di dileguarsi, Breaker pigiò il tasto di un telecomando, una esplosione mirata apri una falla nel peschereccio che inizio immediatamente ad inabissarsi, il motoscafo si allontanò a tutta velocità diretto verso le coste scozzesi, con a bordo Breaker, i suoi uomini ed un congelatore che conteneva il cadavere di Tony Palermo.
Breaker pensò che l’operazione stava procedendo bene senza intoppo alcuno.
Scese sotto coperta, sparò ai suoi due accompagnatori e li gettò in mare, prese i comandi del motoscafo e proseguì il suo viaggio.
Quando Vasco venne informato si piegò con i crampi allo stomaco e urlò tutto il suo dolore.
Il nemico, colpiva come e quando voleva, si sentiva impotente ed in balia degli eventi, senza possibilità di controllo.
Aveva perso due dei suoi migliori collaboratori e qualunque cosa facesse per parare i colpi di quel nemico letale ed invisibile non riusciva ad ottenere risultato.
Si sedette su di una sedia e sprofondò nel più totale silenzio, Adamsberg usci dall’ufficio e lo lasciò solo con il suo dolore.
Tre persone del suo staff erano state uccise con una facilità disarmante, la situazione era veramente tragica, era distrutto e aveva veramente paura.
Mentre pensava a queste cose un peschereccio giaceva sul fondo della Manica insieme ai resti di un aereo dell’EBI ed ai cadaveri di due persone eccezionali che avevano dato la loro vita per difendere altri esseri umani dalle follie e dalle brutture di un mondo che va sempre di più alla deriva.
Queste follie unite a queste brutture avevano avuto il sopravvento condannandoli a morte.
Vasco ebbe un pensiero molto poco vicino alla mente di un poliziotto ligio al dovere, esplose in tutta la sua potenza un clamoroso desiderio di vendetta, il pensiero era nitido “Lo troverò e di sicuro, non gli permetterò di evadere da qualche carcere di massima sicurezza”.
Vasco e Cardoso partirono alle 5,45 del giorno dopo dall’aeroporto militare di Saint-Ouen scortati da due caccia dell’esercito francese.
Sapevano che nulla sarebbe accaduto, Breaker non avrebbe ripetuto un attentato sapendo che il canale era controllato dalle guardie costiere Francesi, Inglesi e Svedesi.
Arrivò in ufficio e chiamò a rapporto quel che restava della sua squadra, l’atmosfera era a dir poco triste, si respirava frustrazione e desolazione, i volti erano scavati dal dolore e gli sguardi erano persi.
Era mercoledì 19 maggio, sabato 22 maggio due bare vuote sarebbero state interrate nel cimitero di Bruxelles con funerali di stato. Era un modo, se così lo si poteva chiamare, per rendere onore a due persone eccezionali, a due validissimi funzionari che avevano dato la loro vita per la collettività.
Vasco in cuor suo sapeva che le bare potevano benissimo essere tre, Tony Palermo non sarebbe mai più stato ritrovato, ed era già sicuramente morto.
Da lì a pochi secondi avrebbe avuto la conferma che la sua era stata più di una supposizione che il killer, che si faceva chiamare “IL MARINE” aveva deciso di colpire proprio loro e che la battaglia sarebbe stata dura come non mai e senza esclusione di colpi.
Suonò il telefono era Magnusson, Commissario Capo della Squadra Omicidi di Malmo, per prima cosa fece le condoglianze a nome suo e di tutto il corpo di Polizia svedese confermando la sua presenza ai funerali, così come avevano fatto Lynley e Adamsberg.
Aggiunse che aveva un altro motivo per venire in Belgio, si sarebbe portato dietro un reperto importante, un dito, un altro dito di Palermo già controllato dal loro patologo che portava con se la conferma di quanto già ormai tutti sapevano, che il dito era stato troncato dalla mano di un cadavere ….
“Hai controllato l’impronta nel Database della Polizia?”
“Si”
Magnusson aggiunse che sarebbe arrivato da loro già l’indomani, con il suo carico nefando.
Vasco chiamò Loprand per informarlo che le bare sarebbero state tre.
Diede la notizia ai colleghi, la disperazione era entrata negli uffici dell’EBI e non se ne sarebbe andata per molto tempo.
Disgustato uscì dal suo ufficio e si avvio verso medicina legale, voleva parlare con Lara, vuoi per informarla dell’imminente arrivo, vuoi perché aveva bisogno di parlare con qualcuno anche se non se la sentiva di caricare di negatività una persona che stava vivendo uno dei migliori momenti della sua vita.
Entrò nella Morgue, vide Lara dietro le vetrate, i loro sguardi si incrociarono, vide gli occhi della sua amica segnati dal pianto, Lara gli andò incontro si abbracciarono e rimasero molto tempo fermi, silenti e abbracciati.
Si riprese e la informò dell’arrivo dell’indomani, Lara annuì e disse che avrebbe lavorato per farsi dire da quel dito tutto quello che poteva.
Vasco sapeva bene di cosa era capace Lara e confidava in lei per avere qualcosa in più, un appiglio, una piccola porta da aprire, uno spiraglio in cui passare per fare luce su quella tremenda disgrazia che li stava sovrastando.
“Proviamo almeno a cambiare discorso. Come sta il tuo dottore e come procede tra di voi?”
Continuo dicendo che faceva il tifo perché la loro storia fosse duratura e felice.
Seppe che Scott era tornato per qualche giorno a Boston, doveva sistemare alcune cose e voleva prendersi un periodo di riposo per passare più tempo possibile con Lara.
La relazione procedeva molto bene, Scott si era rivelato una persona fantastica, persino la madre di Lara, sospettosa per natura e gelosissima della figlia, aveva approvato incondizionatamente quella relazione.
Ecco, pensò Vasco, questo è il ciclo della vita, ogni secondo in questo mondo qualcuno nasce, qualcuno muore, qualcuno ride e qualcuna piange, noi qui siamo oppressi da una serie di lutti atroci, ferite che non si rimargineranno mai più ma anche dentro a tanta sofferenza c’è una bolla di felicità, questo ci deve dare la speranza e la forza di tirare avanti, di lottare perché questo mondo che abitiamo diventi migliore perché certe figure stile Breaker vengano messe in condizione di non portare più in giro morte, sofferenza e desolazione.
Anche se non basta eliminare i cattivi perché purtroppo solitamente si eliminano braccia e quasi mai menti.
Chi effettivamente tira le fila e gestisce la paura come elemento frenante della libertà si nasconde dietro grandi sorrisi, dietro sontuosi discorsi che parlano di pace e democrazia, quello che non si riesce mai a capire è quale sia il concetto che costoro hanno di pace e democrazia.
Aveva fatto bene ad andare da Lara, dalla sua psicoterapeuta, il solo vederla, il solo scambiare qualche pensiero con lei gli aveva fatto bene, gli aveva fatto tornare la forza e la voglia di lottare, la voglia di fare giustizia, la voglia di inchiodare per sempre il “MARINE”.
Lara lo invitò a cena ma non da Guido bensì a casa sua, tra le altre cose Lara cucinava bene, gli aveva proposto una cena a casa, lontano dal clamore, per rimettere assieme i pezzi di una vicenda dai contorni orribili, parlarne con calma per esorcizzare il mostro poteva essere una buona idea.
Vasco accettò.
“Alle 20,30 da te. Porto il vino”
Lara sorrise, si salutarono.
Tornato in ufficio si lasciò cadere sulla sua poltrona, si tolse gli occhiali, si passò una mano nei capelli, diede un pugno alla scrivania, esplose mentalmente un Italianissimo “VAFFANCULO”, prese un block-notes ed iniziò a tracciare delle linee a caso, era un suo modo per concentrarsi.
Anche se la cosa lo riempiva di angoscia voleva analizzare i fatti nella loro successione evidenziando le sfumature, i più piccoli particolari, voleva avere una base da cui partire.
Sapeva benissimo che doveva passare all’attacco, anche se non sapeva bene ne di chi, ne dove, ne quando.
Era notte fonda, quando arrivo a Thurso, la città più settentrionale dell’isola di Gran Bretagna, 32 km ad ovest di John o' Groats e 34 km a nord-ovest di Wick sul Pentland Firth, stretto che separa le isole Orcadi dalla costa nord della Scozia. Situata alla stessa latitudine di Juneau, capoluogo dell’Alaska, e di Stavanger in Norvegia.
La storia di Thurso inizia nel IX secolo, all’epoca del dominio vichingo nella regione che durò fino al 1266, quando i vichinghi furono cacciati dagli Scoti. Le origini vichinghe della città sono evidenti dal suo nome, che in norreno significa Thor’s River, ossia “fiume di Thor”. Sin da quell’epoca, la città fu utilizzata come porto, sia per la pesca che per il commercio con altri porti dell’Europa Settentrionale.
Thurso acquisì lo status di burgh of barony nel 1633. Nel 1798 la città fu sottoposta ad una ripianificazione, con nuove aree che sorsero ad ovest e a sud della città vecchia. Intorno alla metà del XIX secolo fu creato il porto di Scrabster, con un conseguente declino del porto originale situato alla foce del fiume Thurso. In questo stesso periodo fiorì l’industria delle lastre di pietra che fornì il materiale per la pavimentazione di Parigi.
La popolazione di Thurso aumentò notevolmente intorno alla metà del XX secolo, passando da circa 3.000 abitanti a 9.000 in una sola decade, in conseguenza della costruzione di una centrale nucleare a Dounreay nel 1954, 14,5 km ad ovest della città, che attirò lavoratori qualificati dal resto del Regno Unito. La centrale è ancora oggi la più importante fonte di impiego per la zona, insieme al call center dell’azienda telefonica British Telecom.
Thurso è collegata al sud della Scozia tramite la strada A9, mentre la A836 corre lungo la costa settentrionale da John O' Groats fino a Tongue, per poi attraversare le Highlands e ricongiungersi con la A9 nei pressi di Tain sulla costa orientale.
La stazione ferroviaria di Thurso è la più settentrionale della Gran Bretagna, ed offre collegamenti diretti per Wick ed Inverness.
Dal vicino porto di Scrabster partono collegamenti giornalieri in nave traghetto per Stromness, nelle isole Orcadi. Dal 2007, solo nel periodo estivo, il porto è collegato settimanalmente anche con le Isole Fær Øer, le Isole Shetland, l’Islanda, la Danimarca e la Norvegia. Il servizio è operato dalla compagnia faroese Smyril Line.
Thurso è anche una delle mete favorite dei surfisti, grazie alla potenza delle onde nel Pentland Firth. È una delle tappe del campionato nazionale di questo sport e ha già ospitato alcune edizioni del campionato europeo e delle qualifiche del campionato mondiale.
Proprio per questi particolari, Thurso era una città strategica per Breaker, vi era il giusto distacco dal mondo, una marea di collegamenti ed il giusto movimento ove lui passava serenamente inosservato.
Entro nel grande cortile della casa che aveva acquistato circa due anni prima, aprì le ante del furgone e fece scendere il congelatore che aveva provveduto a tenere acceso anche durante il viaggio con il furgone, all’interno del congelatore vi era il cadavere di Palermo. E quel cadavere gli serviva ancora.
Dopo aver inviato un dito ad Adamsberg ed un dito a Magnusson, con l’unica differenza che il dito per il francese era stato staccato da un uomo ancora vivo che aveva manifestato una forza interiore notevole, non aveva emesso un gemito mentre l’accetta gli troncava di netto l’indice della mano sinistra.
Adesso doveva aspettare i tempi giusti per far arrivare il terzo dito a chi lui sapeva ma i tempi non erano ancora maturi, calma e tempi giusti, controllo della fretta per non fare errori, doveva far passare la buriana che aveva creato con l’esplosione dell’aereo.
Il suo uomo lo aveva informato che sabato 19 maggio ci sarebbero stati i funerali solenni delle 3 vittime, questo voleva dire che dalla Svezia avevano informato Vasco che il dito era di un cadavere, o meglio del cadavere di Palermo.
Il suo uomo gli disse che era palese per tutti che l’autore dei delitti era lui e che Vasco aveva ipotizzato che avesse deciso di sterminare la divisione Criminale dell’EBI.
Dopo il rapporto si fermò a pensare, si disse compiaciuto di avere a che fare con un vile intelligente e perspicace ormai reso poco lucido da un folle desiderio di vendetta.
Adesso bastava aspettare e preparare con calma l’esca, era certo che Vasco, accecato dall’ira e roso dal desiderio di vendetta, avrebbe abboccato al suo amo e quando si sarebbe reso conto della trappola sarebbe stato troppo tardi per lui e per tutti quelli che si sarebbe portato appresso.
Non aveva ancora deciso cosa fare di Vasco, non sapeva se era meglio ucciderlo o lasciarlo vivere con il rimorso di non essere stato capace di salvare i suoi collaboratori.
Avrebbe potuto benissimo sterminare la squadra omicidi dell’EBI, lasciare vivo il vigliacco, caricarlo di altri rimorsi, svuotare le sue residue forze interiori minandole con i rimorsi ed i sensi di colpa e magari, qualora non si suicidasse per il dolore come spesso fanno i vigliacchi, ammazzarlo in una bella giornata di primavera, quando stanco e provato usciva da qualche ricovero ormai alcolizzato e godersi il trafiletto sul giornale della sera che parlava di un ex poliziotto trovato morto in qualche prato del parco di Bruxelles.
Magari avrebbero anche fatto un bel servizio per ricordare chi era stato e quali dolori aveva provocato ai suoi sottoposti a causa del suo stupido orgoglio e della sua innata vigliaccheria.
La decisione era presa, sarebbe andato al funerale e ne avrebbe approfittato per studiare la situazione dall’interno e per portare avanti il suo piano, lasciando sul campo una vittima che avrebbe inferto a Vasco una mazzata da cui difficilmente si sarebbe ripreso, rise di gusto pensando a come quel piccolo ed ottuso vigliacco non fosse capace di guardare oltre il suo naso.
Effettivamente non era il caso di fargli avere l’onore di un funerale di stato, era meglio annientarlo moralmente, farlo scendere nei bassifondi della scala sociale, vederlo negli anni sprofondare nella depressione e nella disperazione e poi cancellarlo dalla faccia della terra come una molesta zanzara che aveva osato ronzare intorno a chi era troppo grande per lui.
Pensò: “Vivrà nella disperazione, si annienterà da solo, poi lo terminerò con calma, magari sarà l’ultimo lavoro. Cavalcherò l’ultimo cavallo prima di concedermi per sempre il riposo del giusto”.
Vasco arrivò verso le 20,20 sotto casa di Lara, si sentiva meglio, era provato e trafitto dal dolore ma si sentiva meglio pur sapendo di dover combattere una dura battaglia, la più dura della sua vita ma sapeva anche che doveva farlo per il rispetto che provava nei confronti delle tre bare vuote che sarebbero state tumulate sabato.
Suonò il campanello, senti lo scatto del portone, prese l’ascensore, pigiò il tasto numero 3, apri le porte ed entrò da Lara.
La casa di Lara era bella, semplice ed elegante, si entrava direttamente nel soggiorno ove c’era un bel divano angolare con un tavolino in ferro battuto e vetro, due pei tappeti moderni sul pavimento, un mobile molto essenziale con alcune suppellettili ed alcune fotografie.
Sulla destra di fianco alla porta finestra che dava sul balcone c’era il mobile bar, Vasco notò una bottiglia nuova di zecca, era un Carlos Primero un Brandy spagnolo che gli piaceva parecchio.
Si domandò nuovamente perché Lara non fosse sua moglie, sorrise e si rassegnò all’idea che non lo poteva essere non certo per colpa sua ma per colpa dei suoi rimorsi e di chissà cosa altro.
“Ciao Ragazzo hai portato il vino?” la voce di Lara cristallina e gioviale arrivava dalla cucina, entrò in cucina e mise le 2 bottiglie di bianco nel frigo.
“Chablis ragazza mia, preso già freddo, una in frigo ed una la apro per l’aperitivo”
Da buon piemontese sapeva quel che diceva in materia di vino, aprì la bottiglia, versò il vino nei calici e brindò
“Ad Anne, Aaron e Tony” sospirò profondamente “Che dio li accolga e li tenga ala suo fianco, se lo sono meritato, mi mancheranno sempre”.
I calici si toccarono e fu il brindisi più triste della loro vita.
Cenarono, parlarono, ricordarono gli amici deceduti, risero pensando alle molte volte in curi erano stati felici, si sostennero, si fecero forza. Lara ad un certo punto disse “Quel dito domani ci dovrà dire molte cose, sono sicura che come sempre, anche se per l’ultima volta, Tony ci aiuterà come ha sempre fatto”.
“Oggi sono stato dai genitori di Anne” disse Vasco, “Non è stato facile, la mamma è malata di cuore ed ha avuto una crisi, il padre è distrutto dal dolore”.
“Lara ho paura, Breaker non è un criminale comune nemmeno un banale serial killer o un mafioso russo, è un soldato senza anima e senza coscienza, è intelligente, accorto e risoluto, ha un piano in testa e dobbiamo stare attenti tutti quanti”.
Lara sorrise e disse che con l’allerta generale data dal Prefetto le sicurezze erano altissime e si bisognava fare attenzione ma c’erano ragionevoli margini di tranquillità ed essendo un professionista non avrebbe sicuramente rischiato di colpire in zone così controllate.
Mai parole furono più false, ancora c’era qualcuno che non sapeva di cosa era capace Breaker.
Verso le 23,00 suonò il cellulare, Lara rispose, era Scott, diceva che sabato mattina sarebbe stato a Bruxelles per partecipare al dolore di Lara e dei suoi colleghi cui si sarebbe presentato in una occasione che sicuramente non era quella che avevano sperato.
Poi i due fidanzati parlarono di altro, tra le altre cose, di una vacanza da fare in Sicilia per agosto, lavoro di entrambi permettendo, ma facendo più o meno lo stesso lavoro anche in quel frangente si capivano al volo.
Lara trasmise i saluti di Scott a Vasco, che si disse molto curioso di conoscerlo il sabato seguente.
A mezzanotte distrutto dalla stanchezza, Vasco si accomiatò, voleva andare a casa e provare a dormire 8 ore filate, sapeva di avere bisogno di riposo e sapeva anche che i tempi a venire sarebbero stati difficili, era meglio riposare fin che si poteva.
Arrivò a casa verso mezzanotte e mezza, fece una doccia e si buttò nel letto, si addormento, forse anche grazie al fatto che aveva bevuto parecchio e finalmente riuscì a dormire.
Il venerdì mattina si sveglio verso le sette, fece una doccia, fece colazione, uscì in strada, passò al bar, prese un caffè e se ne andò in ufficio a piedi, voleva sentire l’aria fresca del mattino sul volto, voleva caricarsi di energia per poter iniziare un abbozzo di controffensiva contro quel mostro che si stava mangiando un intero corpo di polizia.



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Racconto scritto il 07/01/2020 - 15:43
Da Pierfranco Bertello
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