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Decisioni difficili - Sette.

Aveva provato un vago senso di disagio quando era arrivato davanti all’ingresso dell’EBI.
Vi erano parcheggiati due autoblindo circondati da soldati delle truppe speciali in assetto da guerra, tutti quelli che entravano dovevano farsi riconoscere e se qualcuno non era di qualche ufficio all’interno della palazzina doveva avere un appuntamento e veniva accompagnato a destinazione atteso e riaccompagnato all’uscita.
Pensò tra se e se che le precauzioni erano importanti e doverose ma che se quel mitomane di Breaker voleva entrare ci sarebbe riuscito.
I suoi pensieri erano nefasti, sentiva dentro di se sconforto e scoramento e quella sensazione lo tormentava anche se non gli era mai venuta meno la fiducia nei confronti di quella istituzione che aveva risolto una marea di casi intricati e che collaborava ed era rispettata da tutte le polizie del mondo.
Per la prima volta in vita sua aveva il dubbio che quel caso non sarebbe mai stato risolto e che Breaker avrebbe distrutto l’EBI affondando tutto quello che rappresentava.
Si sedette sulla poltrona della sua scrivania ed iniziò ad esaminare una pila di rapporti che aveva trascurato nelle caotiche giornate precedenti, iniziò ad apporre qualche firma per le archiviazioni.
Dopo circa un’ora di lettura, revisione, approvazione, chiamò la sua segretaria, Michelle Binoche, 35 anni, sposata con un medico, bella donna, simpatica e veramente molto efficiente.
Michelle bussò, Vasco la vide dietro alla porta a vetri e le fece segno di entrare.
“Accomodati” le disse, Michelle si sedette accavallò le gambe e si preparò a prendere nota delle incombenze che sicuramente Vasco le avrebbe dato.
Ma Vasco non aveva compiti per lei.
“Come va?”
“Così”
“Quanti anni sono che noi due collaboriamo, una decina se non sbaglio?”
“Non ti sbagli Emanuele, saranno nove a Luglio di quest’anno”.
Nove anni a luglio, Vasco si passò una mano nei corti capelli ormai brizzolati e ripensò a Domenica 2 Luglio del 2000 con tutto il corpo di polizia dell’EBI schierato nel cortile interno dell’Euratom.
Quel giorno veniva nominato Primo Dirigente della Divisione Criminale dell’EBI.
Prendeva il posto di Didier Loprand, nominato Direttore Genrale dell’intero corpo poliziesco.
Loprand aveva 42 anni e Vasco 38, ricordava ancora la convocazione della settimana prima.
Era appena rientrato da Barcellona ove erano venuti a capo di un traffico internazionale di armi, caso complicato, non era stato facile ricostruire i movimenti dell’intera banda ma alla fine li avevano beccati al porto mentre stavano caricando armi e munizioni con destinazione Angola.
Il conflitto a fuoco era stato tremendo, sul campo rimasero ben tre criminali e due agenti, Vasco pensava che il prezzo da pagare per fare giustizia fosse sempre troppo alto.
Pensò che si trattasse della solita convocazione di routine per discutere il rapporto e per prepararsi al solito controllo che veniva sempre effettuato dalla commissione interna quando durante una missione vi erano dei morti.
Era importante accertare che tutte le procedure fossero state rispettate e che nulla fosse stato lasciato al caso.
Bussò alla porta dell’ufficio del capo, senti la solita parola “Entrer”,
“Buongiorno Didier”
Mentre stava per proseguire iniziando a parlare del caso e del relativo rapporto Loprand lo fermò.
“Del caso forse parleremo dopo. Ti ho convocato per darti una notizia”,
Vasco si zitti e si apprestò ad ascoltare.
“Manuel Marryt lascia L’EBI”
Cavoletti pensò Vasco, il Direttore Generale saluta la platea e prende la via degli spogliatoi, ma è già cos’ì vecchio per poter andare in pensione?
“Si è candidato alle prossime elezioni Europee ed ha buonissime possibilità di diventare il nostro prossimo Ministro dell’interno con delega di sovrintendenza all’EBI”.
“Minkia. Il Boss se ne va a scaldare una poltrona dall’altra parte dell’isolato”
“Vasco! E’ mai possibile che tu non possa fare dei commenti così volgarmente Italiani?”
Sentì l’irritazione del suo capo e la cosa lo divertì come sempre, sapeva benissimo che Loprand si irritava ogni volta che qualcuno andava, a suo dire, sopra le righe.
Il “Ragioniere” come lo aveva soprannominato era la quintessenza della precisione, perfettino e precisino, con i suoi occhialetti di metallo sul naso, con la sua figura esile ma elegante, con quelle sue movenze “Papali”, con quella vocina che si faticava a sentire e con le sue manie per l’ordine e la precisione, insomma sembrava più uomo di forma che di sostanza ma Vasco sapeva benissimo che Loprand sapeva fare il suo mestiere come e meglio di nessun altro e se l’EBI era diventata una potenza investigativa paragonabile all’FBI Americana molto era dovuto proprio all’impronta voluta dal suo capo.
Vasco si scuso.
“Lasciamo perdere e non divaghiamo, Marryt ci sarà molto utile, avremo anche noi un Santo in Paradiso, questo non potrà che aiutarci nel nostro lavoro”.
“Quindi Didier Questo vuol dire che avremo un nuovo Direttore Generale. Sappiamo già?”
La risposta di Loprando lasciò Vasco di stucco
“Si, sappiamo già, sarò io a prendere il posto di Marryt”.
Vasco passò dallo stupore alla gioia infinita, era tempo che mettessero a capo di una macchina investigativa di quel livello un macchinista degno di tale nome.
“Beh che dire Didier, i miei complimenti e le mie felicitazioni, credo che non potessero fare una scelta migliore”. Loprand sapeva che Quel cavolo di un Italiano lo stimava e sapeva che quel complimento gli arrivava dal cuore.
A quel punto si trattava di capire chi sarebbe stato il suo nuovo capo, la cosa lo preoccupava perché era pur vero che Loprand lo riprendeva spesso per i suoi metodi poco ortodossi e per i suoi atteggiamenti molto “ITALIANI” che proprio non digeriva, ma sapeva anche della stima, del rispetto e della libertà operativa che gli veniva concessa.
Già si vedeva incasellato nelle sue competenze con gli spazi di manovra limitati, con il ritorno al rigido protocollo ed alle noiosissime riunioni di avanzamento che con qualche scusa saltava regolarmente mandandoci a turno uno dei suoi collaboratori i quali brontolavano ma avevano capito che quel compito non gli sarebbe mai stato risparmiato.
Loprand riprese il suo discorso
“Ti ho chiamato perché sono indeciso tra tre nomi e volevo il tuo parere in merito”.
Vasco sentì puzza di bruciato, la questione prendeva una piega che non gli piaceva affatto, pensò “Ma pensa tu sto stronzo, vuole anche che partecipi alla scelta del mio prossimo carnefice. Sono proprio curioso di sentire i tre nomi. Ci gioco 200 franchi che saranno rigorosamente tre Belgi e sono certo che si tratterà di scegliere tra Risoire della commissione interna, Farinel della narcotici e Brassen del coordinamento di polizia politica, ovvero il guardiano del parlamento. Ci gioco altri 200 Franchi che sarà proprio Brassen il mio prossimo capo. Che tristezza”.
Poco dopo si sentì snocciolare i tre nomi che aveva pensato e non riuscì a trattenere un sorriso, Lprand lo guardò e capì immediatamente e a sua volta pensò “Caro il mio Italiano non hai la più pallida idea dello scherzetto che ti sto combinando. Quando saprai cosa realmente ti aspetta nel prossimo futuro sarò io a ridere di gusto, anche perché già so che farai un ottimo lavoro”.
“Posso esprimermi liberamente?”
“Devi”
Vasco rimase un attimo in silenzio e poi esordì con “Baseggio, lo svizzero Luigi Baseggio, il responsabile della Divisione Reati finanziari”.
Continuò la sua dissertazione “Baseggio è un uomo di grande esperienza e lavorando agli affari finanziari si interfaccia spesso con tutti i colleghi. Tutte le volte che abbiamo avuto il piacere di lavorare di concerto ho trovato in lui un valido aiuto. Ha una predisposizione naturale per l’organizzazione, farà anche ridere ma è preciso, ordinato e puntuale, un vero Svizzero nel senso migliore del termine. Ho notato che tutti noi, sottoscritto compreso, abbiamo molto rispetto per l’uomo, senza contare che ha 40 anni che credo sia l’età giusta per un incarico di questa importanza.”.
Vasco finì la frase, Loprand era assorto nei suoi pensieri, ci fu un attimo di totale silenzio.
“Così tu sceglieresti Baseggio. Devo ammettere che non ci avevo proprio pensato. Effettivamente è una buonissima scelta. L’unico contro è che non ha esperienza con la parte omicidi e ti ricordo che il Primo Dirigente, oltre ad essere il coordinatore di tutte le Divisioni investigative è anche il Responsabile della divisione Criminale. Se ci pensi, gli altri che ti ho nominato, vengono tutti dalla omicidi.”.
Vasco pensò che il suo capo aveva pienamente ragione, anche se nutriva una stima esagerata nei confronti di Baseggio doveva ammettere che Luigi era più un contabile poliziesco che un poliziotto ma, non per presunzione, il primo sovrintendente della Criminale, cioè lui, non è che avesse bisogno di avere un capo esperto di criminologia, gli serviva un capo come Loprand e quello che più gli somigliava era proprio Baseggio.
Loprand ringraziò Vasco per il consiglio e la chiacchierata franca che avevano avuto, lo accomiatò dicendo “Mi prenderò un paio di giorni per riflettere poi convocherò una riunione con tutti i Primi Sovrintendenti e comunicherò quanto ti ho detto aggiungendo il nome del mio successore. Gentilmente, non farai parola con nessuna di quanto hai saputo in anteprima. Grazie”.
Vasco salutò e se ne tornò in ufficio, aveva parecchie cose da fare, in primis chiudere Barcellona, poi, confrontarsi con Palermo per decidere chi prendere tra i giovani arrivati dal corso di perfezionamento per avviarli alla carriera di agenti speciali della omicidi. Poi voleva anche pensare a come comportarsi con il suo nuovo imminente capo, voleva analizzare i profili dei tre candidati per essere pronto a referenziarsi nel miglior modo possibile con il suo nuovo capo.
La sua speranza era che Loprand, prendesse in seria considerazione Baseggio, almeno, per lui sarebbe cambiato poco o nulla.
I due giorni passarono.
Era mercoledì, entrò nella sala riunioni al secondo piano, c’erano tutti, saluto i colleghi, incrociò Baseggio che lo chiamò da parte e gli chiese cose stesse capitando, Vasco fu evasivo, disse di non sapere, ma Beseggio in perfetto Italiano gli disse “Lele non c’è nulla in questo posto che tu non sappia, volevo solo sapere se era roba grossa”, a quel punto Vasco disse solo “Si e non sai quanto”.
Entrò Loprand, salì sul palco, prese il microfono ed esortò i presenti a prendere posto.
“Signori, vi ho convocati per informarvi di due essenziali novità che verranno ufficializzate domenica durante la solita conviviale annuale, avremo il nostro banchetto nei Dehors che piazzeremo come sempre nel piazzale 54.
Questo, come sapete è un momento di aggregazione importante ……….. “ Loprand iniziò una filippica di circa 15 minuti sull’importanza di fare gruppo di essere uniti di avere un forte senso di appartenenza eccetera, eccetera, eccetera, poi finalmente venne al dunque e che dunque !
“Non so se sapete che il nostro Direttore Generale lascerà il suo incarico a fronte di impegni molto più importanti che lo coinvolgeranno ed il suo posto sarà preso dal sottoscritto”
Applauso fragoroso
“Ovviamente tutti avrete capito che qualcuno tra di voi prenderà il mio posto come Primo Dirigente dell’EBI”
Vasco se la rideva sotto i baffi che non aveva, guardava i volti tesi dei colleghi, a quel punto tutti guardavano tutti. Baseggio che gli era seduto di fianco lo stupì dicendogli in un orecchio “Alla faccia della roba grossa, guarda le belve assetate di sangue e potere, stanno affilando gli artigli, Loprand è stato un grande a tenere nascosta la duplice notizia”
Già pensò Vasco, il vecchio caro “Ragionier Didier” sapeva il fatto suo e gli sarebbe mancato.
A quel punto la tensione era molto alta, tutti volevano sapere il nome del loro prossimo capo, mentre Loprand stava dissertando sulle capacità che una carica come quella obbligatoriamente necessitava, Vasco pregava per sentire pronunciare il nome di Baseggio.
Ad un certo punto sentì Loprand concludere, fare una pausa e dire
“Ho deciso che il nuovo Primo Dirigente, sarà figlio della tradizione dell’EBI”
Vasco ascoltò quelle parole e capì immediatamente, il suo cuore iniziò a battere all’impazzata, non era possibile, non poteva essere vero.
Loprand continuò
“Come sapete da quando esiste l’EBI il Primo Dirigente è sempre stato preso dalla Divisione Criminale quindi il mio posto sarà preso da Emanuele Vasco”.
La sala fu invasa dal gelo, Vasco si sentì le crepe sul viso.
Baseggio si alzò ed iniziò ad applaudire e tutti i presenti fecero la stessa cosa.
Vasco voleva semplicemente essere a Mosca sulla piazza Rossa o persino a Torino a passeggiare sulle rive del fiume Po.
Invece era lì ed era il nuovo Capo Operazioni dell’EBI.
La notizia si sparse con la velocità della luce, Vasco iniziò a stringere mani, a ricevere pacche sulle spalle, ovunque andasse si sentiva trafitto da sguardi di curiosità, di ammirazione e di invidia.
Terminata la riunione venne convocato nell’Ufficio di Loprand che iniziò a descrivergli la cerimonia di investitura, si raccomandò su tutto, con tutto, per tutto, sempre ovviamente con il suo innato tatto!
Quando ebbe finito la sua filippica, Vasco fece una semplice domanda chiese al suo capo il perché della scelta ed il perché della convocazione.
Loprand fu chiaro
“Caro Emanuele, come tu sai Il 30 agosto 1954 il Parlamento francese respinse il trattato CED che era stato firmato nel maggio 1952 dai sei Paesi membri della CECA. In tal modo il progetto della Comunità Europea di Difesa (CED) fu accantonato definitivamente. I ministri di Francia, Gran Bretagna e Benelux riconsiderarono il Trattato di Bruxelles e lo modificarono in occasione dell'adesione dell'Italia e della Repubblica Federale Tedesca. Con gli Accordi di Parigi (da cui la dizione Trattato di Bruxelles modificato) si diede vita ad un'Organizzazione che assumeva l’attuale nome di UEO”.
Fatta questa doverosa storica premessa Loprand, che amava dare sfoggio delle sue tante conoscenze in materia, continuò dicendo “Elemento fondamentale del Trattato di Bruxelles è l'art. 5 che prevede la mutua assistenza di tutti gli Stati membri in caso di aggressione nei confronti di uno di essi in Europa e consultazioni in caso di aggressione in un altro continente o in caso di minaccia della Germania. Era inoltre prevista una cooperazione economica, sociale e culturale fra le nazioni partecipanti.”
Già, pensò Vasco, la cooperazione, alla faccia della nostra italica Lega Nord che vorrebbe tornare ai Feudi con tanto di Vassalli e Valvassori!
Loprand riprese il suo ragionamento dicendo “Così, di fatto, diedero vita all’EBI. Sin da subito questa organizzazione ha avuto dirigenti capaci e competenti, solo i migliori poliziotti degli stati membri vengono chiamati a far parte dell’EBI.”
Vasco pensò ai suoi colleghi morti negli anni per difendere quell’ideale nato nei primi anni cinquanta e ne fu orgoglioso.
Loprand concluse il suo ragionamento dicendo “La tradizione ha sempre voluto che il Primo dirigente fosse il Primo Sovrintendente della Criminale perché è sempre stato il miglior poliziotto dell’agenzia. Io pur potendo non ho cambiato le scelte dei miei predecessori semplicemente perché penso che tu sia effettivamente il migliore e ne ho avuto la prova l’altro ieri. Quando ti ho chiesto di valutare il mio successore hai dato la risposta esatta e ti sei meritato il posto che andrai ad occupare. Poi sono talmente abituato ad essere il tuo capo che non mi va proprio di rinunciare a questa opportunità”. Rise, anche Vasco rise mentre si stringevano la mano e si facevano un reciproco “in bocca al lupo”.
Entrambi ne avevano bisogno, a quasi dieci anni di distanza era arrivato il tempo di incassare ed anche alla svelta quell’augurio.
I primi mesi non furono facili. Un conto era coordinare una Divisione, anche se variegata ed importante come la Omicidi, ma tutt’altra cosa era avere la responsabilità di 450 persone cui andavano aggiunte tutte le complicanze “Politiche” della questione.
Vasco si rese conto che da quel giorno in poi il suo lavoro doveva per forza cambiare, pensava a Loprand ed al suo modo di operare e pensava a se stesso, le differenze erano abissali.
Il “Ragioniere” era a suo agio tra le varie correnti del palazzo, aveva una capacità diplomatica innata, sapeva quando essere duro e quando essere accondiscendente, teneva al loro posto tutti senza mai imporsi in modo palese ma facendo sempre dire e fare a tutti quello che andava detto e fatto.
“Loprand non mi ha mai trattato come un suo sottoposto, ma mi ha sempre gestito e coordinato nel modo migliore, io ho sempre e solo creduto di avere chissà quale ampia libertà di manovra ma la realtà è che anche io come tutti gli altri ho sempre fatto tutto ciò che il mio capo mi ha consentito di fare”.
Stava passando dalla condizione di Capo a quella di Responsabile e stava iniziando a capire chi era realmente Didier Loprand.
Il suo capo non era un uomo d’azione era molto di più, in tutti quegli gli anni il Primo Dirigente Loprand aveva creato una macchina perfetta agendo con la calma e la determinazione che solo i grandissimi dirigenti hanno il dono di possedere. Da quando era salito alla Direzione dell’EBI l’agenzia aveva iniziato a cambiare, ad essere sempre più moderna ed efficace, tutto era organizzato alla perfezione e tutti potevano fare un ottimo lavoro proprio grazie ai meccanismi creati dalla mente geniale di quell’uomo.
Ebbe un attimo di panico, si disse che il suo capo era assimilabile ai grandi Generali del passato mentre lui era un contadino Piemontese alla corte del Re.
Ma, ecco che ancora una volta, come sempre era stato da quando era entrato all’EBI, c’era qualcuno che gli tendeva una mano per guidarlo verso il raggiungimento dell’equilibrio necessario per quell’importante incarico. Quel qualcuno era Didier Loprand.
Lo convocò nel suo ufficio e gli comunicò che nei tre mesi successivi avrebbero lavorato assieme nello stesso ufficio, Vasco notò che era comparsa una scrivania aggiuntiva perché le consegne che gli doveva passare erano molteplici. In realtà capì all’istante che Loprand avrebbe fatto benissimo sin da subito il Direttore Generale e nei tre mesi successivi, con la sua solita impagabile classe avrebbe fatto di Vasco il Primo Dirigente che aveva in mente.
Iniziarono un percorso fatto si di burocrazia, informazioni, aspetti professionali, ma anche di disquisizioni, filosofiche, di racconti di vita, di confessioni private importanti.
Il primo ottobre alle 9,00, Vasco entrò in ufficio e vide che la sua scrivania non c’era più, ebbe un attimo di panico poi sorrise e capì, la seconda scrivania era stata tolta semplicemente perché non serviva più.
Si diresse alla scrivania principale e notò immediatamente che era stata svuotata di tutte le cose di Loprand come notò che vi erano tutte le cose che servivano allo svolgimento del lavoro di un Primo Dirigente.
Si sedette sulla poltrona, compose l’interno 501, senti la voce di Loprand e disse semplicemente “Merci”.
Chiamò Tony Palermo e lo insigni del grado di Primo Sovrintendete della Divisione Omicidi, era il primo di una lunga serie di “Atti Ufficiali” che da lì in poi si sarebbero succeduti nel tempo, imparò in fretta a prendere le decisioni che andavano prese e quando la situazione era difficile e la decisione molto importante non vi erano problemi bastava comporre l’interno 501 e confrontarsi con chi sapeva sempre cosa fare.
E venne il sabato mattina, nella cattedrale di Notre Dame de la Chapelle c’era tantissima gente, quasi tutto il personale dell’EBI, molti cittadini comuni, tutte le delegazioni Europee di polizia, moltissimi esponenti politici. C’era anche l’FBI.
Il servizio di guardia era imponente, Vasco aveva chiesto a Baseggio di organizzarlo. Lo avevano gestito di comune accordo Baseggio e De Gremel, il comandante delle forze speciali, la tensione era palese così come la commozione.
Era in prima fila con al suo fianco Cardoso e Bommer, quel che restava della sua fantastica squadra personale, il meglio dell’EBI.
I piloti erano poco dietro anche loro disperati per la perdita di Aaron, il decano della flotta dell’EBI, il primo pilota a prendere servizio.
Alla sua sinistra c’era Lara ed al fianco di Lara c’era Scott, Vasco si estraniò da tutto ed iniziò ad esaminare l’uomo che aveva rapito il cuore della sua migliore amica.
Niente da dire, veramente un bell’uomo, altro, muscoloso, capelli biondi ed occhi azzurri, sguardo intenso, si vedeva nei suoi occhi il senso di partecipazione, si sentì molto sollevato al pensiero che al fianco di Lara ci fosse una persona del genere.
La cerimonia fu lunga, intervallata dalle parole di molti dei presenti, anche Loprand, ovviamente, prese la parola tessendo le lodi di quei tre personaggi.
Per ultimo parlò Vasco e fece molta fatica, la commozione era palese.
Basò il suo discorso sul lato umano di quella squadra, tracciò un profilo sulla base della amicizia esistente in quel gruppo tralasciando volutamente gli aspetti di efficienza e competenza lavorativa.
Quando il tutto terminò si senti come svuotato, aveva dato l’addio ad una parte importante della sua vita, si sentiva monco, una parte di lui moriva con loro, era affranto e disperato.



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Racconto scritto il 13/01/2020 - 23:21
Da Pierfranco Bertello
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