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ADELE E I GAMBERI DI MAZARA

Alla fine Adele approdò su Tinder. Una rassegnata conclusione di un percorso disseminato di inserzioni e di deludenti condivisioni in chat senza ottenere niente che potesse lontanamente farle sperare in un incontro che premiasse le sue aspettative. Quando uno non le piaceva, si fingeva cronista sotto copertura per un'inchiesta sui costumi sessuali, pur essendo un architetto d'interni.
Fernando le sembrava giusto già dal nome, morbido, un po' fuori moda come il suo, purché non fosse di quelli che a tavola parlano solo di cibo.
Fino agli antipasti andò tutto bene. Fernando, da francesista qual'era, fra un boccone e l'altro parlò a ruota libera citando i Frammenti di un discorso amoroso di Barthes e alcuni passi del Cyrano di Bergerac di Rostand. Adele cercava di capire se aveva fantasie erotiche mascherate con eleganza, sperava in qualcosa di diverso dopo due mesi di incontri con maiali allo stato brado.
Il cameriere servì gamberi rossi di Mazara su letto di bietole rosse in purée con cipolline caramellate. Fernando assaggiò, una lieve smorfia.
“Non sono di Mazara”. Non intendeva parlare di cibo, nemmeno lui sopportava l'invadenza di un argomento che popolava tutte le reti televisive. Erano buoni i gamberi, ma non erano di Mazara, pescati con le nasse.
La nassa, quella vera di vimini intrecciati, accoglie i suoi prigionieri rossi senza spaventarli.
mantenendo inalterato il sapore delle loro carni, al contrario di quelli pescati con la furia nevrotica dei pescatori argentini. La stessa differenza fra un prezioso Cortese di Gavi e un buon Riesling dell'Oltrepò.
Fernando pizzicò tre cubetti della tartare di ricciola di Adele. La smorfia si accentuò. “Non è ricciola, è gattuccio”. Niente di grave in questo. Aveva da poco scoperto un modo meraviglioso di cucinare il gattuccio in una trattoria di Carloforte, tovaglie di carta, non gli avresti dato una lira.
Con i primi piatti si tornò alla cucina popolare. Fernando affermò che da tempo cuoceva la pasta nel liquido dei frutti di mare. Solo dei perfetti ignoranti commettevano l'errore di bollirla in acqua semplice. Adele, sentendosi in colpa, arrossì di colpo. Lui ruppe gli argini. Un fiume in piena di vini, ricette, locande e ristoranti, sino a quando ormai i camerieri sgombravano i tavoli.
All'improvviso si chinò verso Adele: “Mi fai impazzire. E' tutta la sera che ti penso nuda”. La pelle di lei fu percorsa da un'interminabile ondata di brividi. “Grazie della cena. Torno a casa da sola”.
Quando il cameriere le aprì la porta, Adele camminò a ritroso finché fu sicura di non essere seguita.



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Racconto scritto il 07/02/2020 - 11:32
Da Paolo Sermonti
Letta n.72 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


@ Anna Maria. Ormai non esiste rete televisiva che non abbia in palinsesto una trasmissione di cucina, con abbondanza di chef e presunti tali. Felice che il racconto ti abbia divertita, grazie per i complimenti.

Paolo Sermonti 07/02/2020 - 23:13

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Racconto spiritoso che mi ha molto divertito.Si’,ormai in Italia, la cucina è diventata la prima religione.Anche se io adoro mangiare, ma in stile trattoria.
Tu scrivi in modo eccellente!

Anna Maria Foglia 07/02/2020 - 16:17

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