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Barzellette in narrativa

Uno dei primi insegnamenti che ho avuto, tanti anni fa quindi, al punto che non ricordo chi me lo diede, così dice: “mai scrivere una barzelletta fingendo che sia un racconto”.
Sono d'accordo, e non l'ho mai fatto. Però, c'è un però. Se lo si dice nella premessa che quella è una barzelletta, e la si racconta in buon stile narrativo, a mo' di racconto, succedono due cose.
La prima che la barzelletta viene rovinata, specialmente quelle che devono essere raccontate “al volo”, la seconda che diventa un esercizio di scrittura molto buono. In sostanza, non ci si concentra più sul soggetto e sulla trama, a noi arcinota, ma solo su come scriverla meglio.
Ecco due esempi che, raccontati da chi ci sa fare, sono barzellette molto divertenti. Trasformate in racconto lo sono un po' meno.


Morta Marta


Un genovese, che abita a Milano da anni ma che non ha perso il suo bell'accento ligure, si presenta nell'ufficio di una agenzia di pompe funebri.
« Vorrei fare un annuncio mortuario », dice all'impiegato.
Costui, svogliatamente, si appresta a prendere i moduli necessari alla compilazione dell'annuncio, quando, insospettito dall'accento, nota che il signore, all'occhiello della giacca, ha un distintivo della squadra del Genoa.
Consegnato il modulo e la penna, rimane sorpreso nel constatare che l'interessato lo compila in un tempo che, più breve, non gli era mai capitato.
Lo legge, lo ripone sul bancone, e dice a bassa voce:
« Anch'io sono genovese »
Poi, guardandosi in giro per essere certo che non è controllato dal capo ufficio, aggiunge:
« Guardi che la tariffa va a parole, ma il prezzo minimo è fisso fino a cinque... lei ha scritto Morta Marta, può aggiungere tre parole gratis»
L'altro, sorpreso per la notizia, e quasi offeso, ribatte:
« E da cosa l'ha capito che sono genovese, dalla brevità dell'annuncio o dall'accento? »
« Ma no, si figuri, dal fatto che tifa Genoa. Anch'io tifo Genoa...fosse stato Sampdoriano, non le avrei dato la dritta »
L'uomo riprende il modulo che l'impiegato gli ha riconsegnato, rimane un po' a pensare, e scrive, da buon zeneise:
« Morta Marta. Vendo Panda blu »



Il tenero Giacomo e suo fratello


Giacomo era piccolo, poco più di dieci anni, ma già cominciava a sentire una speciale attrazione per le ragazzine, anche più grandi. Ma il tenero Giacomo era timido, e non sapeva come fare con le donne. Allora ebbe un'idea: doveva imparare dal fratello maggiore Angelo, noto femminaro, come direbbe Montalbano. Le sue terre di conquista si estendevano anche ai paesi più vicini, fino al lago di Garda, meta di turiste straniere, affamate dell'italico ardore.
Una sera Giacomo si nascose nel baule della macchina di Angelo e lo accompagnò in una delle sue avventure amorose.
Angelo caricò una bionda locale, che si atteggiava a strafiga tedesca, e se la portò in camporella.
Tempo di calare i ribaltabili della sua Flavia color carta da zucchero, e subito la prima richiesta, perentoria, immediata.
« Allora Gina, me la dai o no, insomma? »
« Ma che modi, non si fa così...un po' di gentilezza almeno »
Intanto il tenero Giacomo memorizzava tutto nel suo intimo sentire, nell'alcova del suo animo dolce e delicato.
« Ma che gentilezza e gentilezza, me la dai o no? » insisteva Angelo.
Gina, spazientita, esclama:
« No, mai a uno che non mi dice nemmeno che mi ama, o almeno che mi sussurra cose carine »
« Ti avviso, Gina...per l'ultima volta: me la dai? »
« No no, e ancora no... »
Giacomo ascolta con il cuore che batte forte...
« Ed allora », dice il fratello ricomponendosi, « scendi dalla macchina. Te ne torni a piedi »


Il giorno dopo, sul tardo pomeriggio, appena prima di cena, quando la luce del sole è ormai propensa a cedere alla luna il compito di far innamorare gli amanti, Giacomo invita Alice a fare un giretto sulla canna della sua bella bici rossa, nuova fiammante, avuta in dono per Santa Lucia.
Alice accetta entusiasta, innamorata segretamente di Giacomo dai tempi dell'asilo.
Giunti in fondo ad un campo coltivato a granturco, fra gli alberi di robinie, Giacomo appoggia la bici, si siede su un piccolo spiazzo d'erba facendo cenno a Alice di accomodarsi, ed inizia a corteggiarla.
« Quanto sei carina, Alice... quel vestitino ti dona »
« Grazie Giacomo, sei un amore »
Lui diventa rosso, ma capisce che quella è la strada dell'amore, non il modo brusco usato dal fratello.
« Vedi gioia, io quando ti guardo mi perdo nei tuoi occhi... »
« Anch'io... sento il cuore che gocciola »
Giacomo si sfrega le mani per la gioia.
E' fatta, pensa, dovrebbe andar tutto bene...
« Allora vorrei chiederti una cosa di te che mi piace molto... »
« Quel che vuoi... sono tua, e tu sei il ragazzo mio »
« Ecco, non so come dire...insomma, sì, me la dai? »
« Eccerto che te la do...sì, sì e ancora sì »
Il tenero Giacomo rimane un po' pensieroso, comincia a fare calcoli mentali e poi, in preda ad una comprensibile confusione, si alza ed esclama:
« Va bene, allora prendila tu la bici, che a casa a piedi ci vado io... »




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Racconto scritto il 08/02/2020 - 18:21
Da Giacomo C. Collins
Letta n.264 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Molto divertenti e la seconda fa una tenerezza infinita...evviva il "tenero Giacomo"!
Ciao Giacomo

Grazia Giuliani 10/02/2020 - 21:04

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Entrambe divertenti e scritte bene.

Ida Falconeri 10/02/2020 - 07:24

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Bello! Come sempre del resto.
La prima, ottima.
La seconda è un bel ritrovarla.
Ed è un bel ritrovare anche te!
Un saluto

Ps: Che nostalgia il "Tenero Giacomo"


Loris Marcato 09/02/2020 - 14:42

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GIACOMO...Come non ridere anche scritte mantengono lo stesso effetto merito anche tuo che sai scrivere bene.Ho visto la tua foto sei bello, spero ti siano rimasti i capelli cosi folti e riccioluti!? Sto postando meno in questo periodo, mi prendo una pausa ma quando mi capita un tuo scritto lo leggo sempre. Ciao poeta

mirella narducci 09/02/2020 - 13:19

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Io ho riso oer entrambe. Se si scrive bene come te, si fa centro! Bravo.

Teresa Peluso 09/02/2020 - 08:50

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Quando si ha voglia di scrivere si riesce bene anche con argomenti divertenti come le barzellette, il cui scopo è quello di far ridere, e ci sei riuscito. Non le conoscevo, ma la seconda mi ha fatto ridere di più. Ciao.

santa scardino 09/02/2020 - 00:31

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Spassosissima lettura e ottimo scritto.Bravo Giacomo.

Antonio Girardi 08/02/2020 - 20:56

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La prima non la conoscevo: fortissima!! La seconda l’ho riletta con piacere...
Top anche nel “narrare” barzellette!

Mimmi Due 08/02/2020 - 18:44

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