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Decisioni difficili - Nove

« Lo sguardo cerca punti di riferimento sul terreno. Non una strada, una pista, un sentiero, un fabbricato, una casa, tutto sembra vuoto: colline brulle, ondulazioni sinuose, corrugamenti appena accentuati, poi d’improvviso è un fiume scintillante, una strada dritta, un susseguirsi di edifici. È Ulan Bator la capitale »
(dal Grande libro dei viaggi)
Ulan Bator è la capitale e principale città della Mongolia, situata nella parte centro-settentrionale del paese. Il nome della città, attribuito dal 1924, significa "Eroe Rosso". Ci vivono più di un milione di persone.
Ulan Bator si trova a 1350 metri sul livello del mare, poco a est del centro della Mongolia sul fiume Tuul Gol, un sub-tributario della Selenga, in una valle ai piedi del monte Bogd Khan Uul.
A causa dell'altitudine, della latitudine e della distanza dal mare è la più fredda capitale nazionale del mondo con un clima subartico influenzato dai monsoni con brevi e tiepide estati con temperatura media di luglio: 18-20 gradi cui si contrappongono lunghi, secchi e freddissimi inverni, in gennaio la temperatura media si aggira intorno ai -25 gradi.
I terreni in quella zona di mondo, quando sono esposti al sole, scongelano solo in superficie a breve profondità il suolo è spesso comunque gelato e di per sé quindi molto stabile. Questo fatto rende più difficile e costosa la realizzazione di fabbricati di grandi dimensioni dato che intaccando il suolo in profondità con le fondazioni si rischia di trasferirvi calore modificandone in modo pericoloso le condizioni fisiche.
I residenti nella periferia vivono nelle tradizionali yurte che essendo molto leggere non necessitano di particolari fondazioni e quindi non impattano sul terreno.
Ulan Bator ha occupato diversi siti nella sua storia: fondata presso il lago Shirit Tsagaan nuur a 400 km dal sito attuale come sede di governo di Zanabazar, il primo Jebtsundamba, fu re-insediata in vari siti presso i fiumi Selenga, Orhon nella valle dove già fu Karakorum e Tuul fino a raggiungere alla fine del XVIII secolo la località odierna sulla via da Pechino da cui dista 1.100 km, al posto commerciale di Kyakhta, alla frontiera con la Russia.
Era la città santa dei Mongoli in quanto residenza del "Buddha vivente", il Khan Bogd, guida religiosa delle tribù Khalkha e terzo in ordine di venerazione tra il clero lamaista, che viveva in un palazzo a sud della città. Nel 1904, all'epoca della spedizione britannica in Tibet, Thubten Gyatso, 13° Dalai Lama lasciò la sua capitale Lhasa e si rifugiò a Ikh Khüreedove rimase fino al 1908 rifiutandosi di entrare in contatto con il Khan Bogd del tempo che era descritto come un "prodigo ubriacone".
Nel 1911 quando in Cina cadde la dinastia manciù e fu instaurata la repubblica, la Mongolia dichiarò l'indipendenza sotto il Bogd Khan il 29 dicembre e il nome della città fu modificato in Niislel Khüree.
Nel 1924 la città divenne la capitale della nuova Repubblica Popolare e il suo nome fu mutato in Ulaanbaatar in onore dell'eroe nazionale della Mongolia Damdin Süchbaatar, i cui soldati avevano liberato la Mongolia dall'occupazione cinese e dalle truppe del barone russo Roman von Ungern-Sternberg combattendo a fianco dell'Armata Rossa sovietica.
La sua statua si erge ancor oggi nella piazza principale della città.
In occidente la città divenne nota come Ulan Bator.
La capitale è governata da un consiglio comunale il Citizen's Representatives Hural con quaranta membri eletti ogni quattro anni che provvedono alla nomina del sindaco.
Ulan Bator è disciplinata come una suddivisione di primo livello, separata da Aimag Tov, la provincia che circonda Ulan Bator.
L'Aeroporto Internazionale Chinggis Khaan la collega con le maggiori località dell'Asia. Mosca, Berlino, Seul e Milano, è nodo della ferrovia Transmongolica, costruita per collegare Ulan-Ude, nella Mongolia Siberiana con Pechino.
Ulan Bator è connessa a gran parte delle principali città della Mongolia per mezzo di strade, per lo più non asfaltate e non segnalate, i governi nazionale e municipale regolano un ampio sistema di operatori privati di autobus, micro-bus e taxi.
Centro industriale per la produzione di tessili, cuoio, legname, cemento, farmaci, carne in scatola, è anche sede di università ed importante nodo di comunicazioni oltre che sede di governo.
Il fresco clima estivo sta portando molto turismo: diversi sono i siti da visitare, come monasteri e musei.
La città ha come via principale Enkh Taivny Orgoon Choloo dove si possono trovare negozi e prodotti occidentali. La città consiste di un centro edificato nello stile dell'architettura sovietica degli anni quaranta e cinquanta del XX secolo, punteggiato e circondato da torri residenziali in cemento a vista e infine da quartieri di yurte. In anni recenti, molti dei piani terra delle torri sono stati riconvertiti a negozi di vicinato ed è ripresa l'attività edilizia.
I siti principali di interesse sono in gran parte monasteri e musei.
Ogni luglio si tiene il festival Naadam ed il Memoriale Zaisan, su una collina panoramica a sud della città, dedicato ai soldati russi uccisi nella Seconda guerra mondiale, a ricordo di amicizia fra i due popoli.
Ovviamente non manca un Parco nazionale, che si chiama Gorkhi-Terelj, riserva naturale dell'ambiente mongolo, con servizi per i turisti e dista circa 70 km dalla città.
Poco prima di arrivare al Parco nazionale una stretta strada sterrata, se percorsa per tutta la sua lunghezza, porta ad una radura ove sorge strana costruzione, una specie di magazzino costruito con tronchi di legno con un grande portone d’ingresso e nessuna finestra.
Al centro del capannone un grande montacarichi capace di sopportare un peso superiore alle 5 tonnellate, permette di scendere nel sottosuolo per circa 200 metri.
In questo Bunker sotterraneo per decenni l’esercito russo ha avuto una base missilistica con i razzi puntati su Pechino.
Dopo la caduta della dittatura molte cose sono passate di mano, dallo stato sono prima arrivate alla Mafia e poi a ricchi Europei che hanno speso fior di quattrini per accaparrarsi siti come questo.
Ovviamente Serge Brasion era uno di questi e altri non era se non il solito Mel Breaker.
Aveva comperato il bunker per 2 milioni di dollari, era stato sicuramente un ottimo investimento, i mongoli per loro natura sono persone molto riservate, infatti Breaker non aveva mai visto nessuno aggirarsi da quelle parti semplicemente perché non ci si doveva andare.
Rimpiangeva i tempi in cui i confini ed i blocchi erano ben delineati, tutto era chiaro, c’erano i Russi e gli Americani, ci si faceva la guerra, i campi di battaglia erano in Africa o in Asia e gli Europei se ne stavano buoni a casa loro a fare gli snob, a parlare di libertà e democrazia ma in realtà non sapevano fare altro che copiare l’America, prova ne fosse il fatto che, visto che gli Americano avevano l’FBI, loro si erano inventati l’EBI, ma la CIA no, quella non l’avevano copiata, non erano in grado di farlo.
Braker aveva lavorato molto spesso per la CIA dopo il suo congedo, la cosa gli piaceva, lo faceva sentire Americano e gli dava la necessaria tranquillità operativa per poter eseguire l’altro suo lavoro.
Aveva una sua identità precisa, era il Maggiore Robert Mulligan, della CIA con tanto di distintivo e lasciapassare, poi, un giorno, un essere inutile ed insignificante arriva e profana la tomba dei suoi genitori e per lui iniziano i problemi, le difficoltà e le avversità.
Era stato molto chiaro Marcus Breesy, il suo contatto, Breaker non avrebbe più potuto lavorare per la CIA, ci sarebbe stato un mandato di cattura internazionale, non era prudente continuare la collaborazione.
La cosa lo aveva irritato ed indispettito. Secondo lui Breesy non aveva lavorato bene, non aveva dato il giusto supporto al suo lavoro e non era stato capace di convincere chi di dovere che mai e poi mai avrebbe creato dei problemi. Tre anni dopo aveva “suicidato” Breesy buttandolo giù dal quindicesimo piano del suo alloggio di New York, era stato giusto, lo aveva fatto anche perché quell’uomo era un pericolo per la CIA e per quelli che lavoravano con lui.
Le telecamere poste ai lati del capannone facevano buona guardia, Breaker aveva dotato il bunker di ogni confort, si sarebbe riposato qualche giorno prima di ricominciare con la sua missione.
Effettivamente era contrariato, uccidere Lara era stato un sacrificio necessario, anche se non era sua intenzione farlo, o meglio avrebbe voluto che Lara fosse l’apoteosi del suo lavoro di smantellamento psicologico di Vasco, quindi, dopo aver sterminato tutta la squadra ed aver lasciato passare magari anche un paio d’anni dove si sarebbe curato di seguire il degrado fisico e morale di quel verme di Vasco, gli avrebbe dato un ultimo colpo, quello di grazia.
Purtroppo si rese conto che quella donna era diventata troppo ingombrante, troppo presente, troppo assillante e il rischio che la cosa lo portasse fuori strada si stava manifestando palesemente, sentiva nella sua testa il campanello d’allarme che suonava esattamente come aveva suonato per Maria, quindi era stato costretto ad anticipare gli eventi.
Breaker era certo che Vasco avesse subito il colpo e che questo omicidio avesse compromesso il suo già instabile equilibrio, quello che sicuramente c’era di negativo era che le persone attorno a lui avrebbero alzato dei muri di protezione e che il livello di allerta sarebbe stato elevato al massimo possibile, ovvio che il massimo possibile per quella inutile copia dell’FBI creata in Europa, non era certo un problema insormontabile per un soldato esperto ed accorto come lui. Si diceva cha la cosa veniva resa un po’ più difficile ma con la pazienza e l’attenzione tutto si sarebbe risolto come da lui pianificato.
Infatti appena presa la decisione di ammazzare Lara e stabilito di aggiungere un bel carico, facendo ritrovare la testa di Palermo aveva immediatamente abbandonato l’idea di ammazzare Cardoso ad Alicante.
Anche in quel frangente, aveva notato la pochezza dell’EBI, se avessero ragionato avrebbero capito che Cardoso non correva nessun pericolo immediato.
Breaker dopo l’omicidio di Lara aveva la necessità di fermarsi per ponderare le mosse successive ma questo all’EBI non potevano saperlo, non erano in grado di analizzare la realtà dal giusto punto di vista. Che valore può avere una organizzazione comandata da un ridicolo omino esile che ha sotto di lui un vigliacco?
La risposta era ovvia, non erano nessuno.
Si versò un whisky, mise nel lettore un CD dei Concerti per violino pianoforte ed orchestra di Felix Mendelssohn e si accinse a leggere il libro dell’Apocalisse per l’ennesima volta, perché ogni volta era l’occasione di trarne nuovi spunti e nuove intuizioni.
Vasco decise di utilizzare la Villa-rifugio ove viveva la famiglia bi Bommer come quartier generale temporaneo della squadra.
Chiamò Loprand e gli espose il suo dubbio spiegando che il pensiero della presenza di una talpa di Breaker all’interno dell’EBI lo tormentava da parecchi anni e che aveva svolto anche delle indagini ma non era mai venuto a capo di nulla.
Non aveva mai avuto neanche un piccolo appiglio per poter dare il via ad un indagine che avesse un senso.
Loprand concordò con lui che la questione era delicata ma che, vista la situazione, avrebbe dato ordine alla Commissione Interna di indagare con accuratezza su tutte le persone che facevano parte dell’Agenzia.
Vasco sapeva che Risoire avrebbe scandagliato le vite di tutti i colleghi alla massima profondità possibile e che nulla gli sarebbe sfuggito. Se qualcuno aveva qualcosa da nascondere Risoire lo avrebbe sicuramente scoperto.
Passarono ben tre settimane e non successe nulla.
Vasco, Bommer e Cardoso decisero di tornare in ufficio, sempre sotto scorta, scelsero di ricominciare a lavorare, tutti e tre pensavano che morire fosse il naturale rischio del loro lavoro come un pilota di Aerei o un qualunque cittadino che ogni giorno prende l’auto per andare al lavoro.
Loprand capì che non poteva tenerli segregati nella villa per chissà quanto tempo.
Breaker era sparito nel nulla, il lavoro all’EBI non mancava e rivederli in ufficio per tutti avrebbe significato un difficile ma graduale ritorno alla normalità.
Tra le priorità di Vasco c’era sicuramente il riassetto delle Divisioni, era triste ma Scientifica, Medicina Legale e Omicidi erano senza Primo Sovraintendente, bisognava sostituire Lara, Tony ed Anne.
Per quel che riguardava Medicina Legale il problema non si poneva, Natalie Debreux avrebbe preso il posto di Lara e avrebbe provveduto lei stessa a ricostruire la gerarchia nell’ambito della divisione. Vasco si fidava ciecamente di Natalie Debreux semplicemente perché che anche Lara lo aveva sempre fatto.
Alla Scientifica la situazione era più complicata, il vice di Anne Giresse, Antonio Cruet a Vasco non andava proprio giù era arrogante, presuntuoso e maschilista, sapeva sicuramente fare il suo mestiere ma era molto teatrale e faceva sempre cadere le cose dall’alto. Anche i sottoposti di Cruet non lo potevano vedere e si era sparsa la voce che vivevano nel terrore che Vasco lo nominasse Primo Sovrintendente.
Cruet già si comportava come tale, lo si sentiva spesso urlare, trattare male i suoi collaboratori che lui chiamava sottoposti. E più di una volta lo avevano sentito dire che quando avrebbe diretto lui il reparto molte cose avrebbero finalmente funzionato a dovere.
Vasco era in ufficio da circa dieci minuti quando gli si presentò Cruet, entrò senza bussare ed attaccò a parlare “Vasco, capisco la situazione, non per essere brutale ma la vita continua e lavorare senza una guida sicura, specialmente nel nostro mestiere, porta sempre delle complicazioni. Senza contare che ci sono molte situazione che Anne …” quando sentì quel nome zittì Cruet
“Sentimi bene maledetto cretino, non ti permettere di dire una sola parola in più altrimenti giuro che ti sparo ma non ti ammazzo, ti sparo in un ginocchio così, visto che non sei in grado di provare dei sentimenti, almeno potrai provare del dolore fisico e adesso porta la tua faccia lontano dalla mia vista, non ho tempo da perdere con le tue stronzate, chiaro?” Cruet si alzò ed uscì urlando che se la gente che lavorava in certi contesti non era in grado di fare il proprio mestiere e di sopportare certe pressioni avrebbe fatto meglio a chiedere il congedo. Vasco si alzò di scatto dalla scrivania e si butto alla rincorsa di Cruet.
Bommer dall’alto dei suo metro e novanta per 90 kg fece una fatica immensa a tenerlo visto che era veramente una furia, fortunatamente dall’ufficio di fianco, aveva sentito le urla di Cruet mentre usciva e si era detto “Se conosco Emanuele, tempo 3 secondi e Cruet rischia di farsi molto male”. Si catapultò fuori dal suo ufficio, appena in tempo per bloccare il suo capo.
Ci volle un bel po’ prima che Vasco ritornasse in se.
“Hai sentito sto deficiente?”
“Entra nel mio ufficio, sputtana Anne senza nessun pudore e pensa di farla franca”, tremava dalla rabbia. “Sei il Primo Dirigente dell’EBI ed abbiamo bisogno di te, ci manca ancora che tu ti faccia sospendere perché prendi a pugni un collega, disgustoso fin che vuoi, ma pur sempre un collega”.
Aveva ragione, Vasco si calmò, si attacco al computer, aprì la cartella “Lettere Varie”, trovò il documento word con l’etichetta “Deferimento” ed iniziò a compilare il modulo.
Terminata la stesura inviò via posta elettronica la Lettera di Deferimento nei confronti di Cruet a Loprand, Risoire e per conoscenza allo stesso Cruet.
Dopo alcuni minuti suonò il telefono, era Risoire “Vasco, ciao, come sta?” non attese la risposta e continuò “Scusa lo so come stai, come stiamo tutti”, persino l’inquisitore era provato, la sua voce faceva trasparire la sua disperazione. “Convoco immediatamente Cruet, ascolto quello che ha da dirmi e faccio scattare l’indagine interna, devo ammettere che Cruet non mi è particolarmente simpatico ma voglio capire bene la situazione”, “Giusto” disse Vasco “Sono a tua disposizione, fammi sapere l’ora della convocazione”, pensava di terminare la conversazione ma Risoire continuò
“Ho delle informazioni per te, sai di cosa parlo”
Vasco sentì i sui muscoli irrigidirsi
“Hai qualcosa?”
“Si, e non ti piacerà”
Decisero di pranzare assieme al Ristorante dell’Europarlamento dandosi appuntamento per le 13.
Era seriamente preoccupato ed anche arrabbiato con se stesso, se avesse espresso subitamente il suo dubbio circa la presenza di una talpa magari i suoi colleghi sarebbero stati ancora in vita.
Chiamò Loprand, si parlarono per definire i contorni del richiamo a Cruet ed ovviamente dell’oggettiva necessità di dare un assetto alle due Divisioni scoperte.
Per la Scientifica decisero di prendere un elemento esterno, mentre per la omicidi prese corpo l’ipotesi di darne la responsabilità al secondi di Palermo, Igor Skofic, 40 anni, russo di San Pietroburgo, all’EBI da 5 anni voluto fortemente da Palermo.
Skofic il Russo si vedeva che proveniva dalla scuola militare dell’ex Repubblica Socialista, sin dal primo giorno si era rivelato prezioso, la sua forma mentis era militaresca ma anche acuta e perspicace, un ottimo investigatore.
Combattere con la delinquenza della megalopoli Russa nel periodo post comunista ne aveva completato l’esperienza.
Vasco stesso più di una volta aveva avuto modo di apprezzarne le indiscusse qualità.
Chiamò Skofic e lo convocò nel suo ufficio nel primo pomeriggio, oltre a dargli ufficialmente notizia della sua promozione voleva affidargli un incarico importante e delicato che sarebbe stato figlio della chiacchierata a pranzo.
Arrivò puntualissimo al ristorante alle tredici. Sapeva che Risoire ci teneva e detestava arrivare tardi ad un appuntamento. Si sedettero al tavolo che avevano prenotato.
Vasco scelse un secondo. La pasta lo allettava ma nonostante si raccomandasse sulla cottura breve, per lui era sempre troppo cotta e visto il periodo non aveva ne voglia ne tempo per disquisire di cucina.
Vennero subito al dunque.
“Dai controlli che hai chiesto è emerso un dato inquietante. “Appena fuori Bruxelles, sulla statale per Meise, intorno al km 5, si trova una grande villa circondata da un parco. Al suo interno, ogni fine settimana si incontrano parecchi personaggi per delle interminabili partite di poker”.
La villa appartiene al Conte De Geneis”, Vasco chiese se vi erano gli estremi per una irruzione e Risoire disse che a casa propria ognuno fa quello che vuole e chele partite in questione erano ufficialmente dei tornei con piccoli premi in palio segnalati all’autorità competente, quindi non si poteva fare granché.
Ovviamente il sospetto che si trattasse di una bisca clandestina era forte.
“Abbiamo fotografato un certo numero di partecipanti ed abbiamo focalizzato la nostra attenzione su di uno in particolare”, Vasco guardò la foto e capì immediatamente il ragionamento del collega.
La foto ritraeva Baseggio mentre si apprestava ad entrare nella villa.
Fece una smorfia, il suo disappunto era palese.
Vittorio Baseggio giocava a poker e come si notava dalle date sulla foto passava praticamente tutto il fine settimana nella villa.
“Cosa pensi?”
“Penso esattamente quello cha pensi tu”
“Oggi ci ragiono e vedo come poter fare”
I due colleghi convennero che era il caso di riflettere bene sul da farsi, anche se le fotografie erano materiale per sospensione a prescindere da qualunque scusa venisse portata da Baseggio.
Vasco ipotizzò che il loro collega, magari per una sua indagine, stesse prendendo parte a quelle partite per seguire qualcuno o per entrare in sintonia con qualche personaggio.
La cosa era perfettamente ipotizzabile ma, anche fosse stato così, perché ne Vasco ne Risoire erano al corrente della cosa? Era obbligatorio all’interno dell’EBI. Le indagini andavano condivise.
I Primi Sovraintendenti ed il Primo Dirigente nelle riunioni settimanali di avanzamento mettevano sul piatto la situazione operativa delle indagini in corso e pianificavano le strategie, anche perché vi potevano essere delle interconnessioni ed era assolutamente controproducente che si facesse in due la stessa cosa.
Per le operazioni sotto copertura era fondamentale che il responsabile della commissione interna sapesse chi, come e dove stesse operando. Poteva capitare che qualche poliziotto dell’EBI venisse arrestato dai poliziotti locali quindi ci si doveva muovere per informare le varie polizie delle operazioni in corso.
Baseggio non aveva informato nessuno. Finirono di pranzare in silenzio assorti nei loro pensieri.
Prima di accomiatarsi Risoire informò Vasco che nel pomeriggio avrebbe convocato Cruet per sentire la sua versione in merito al deferimento e gli anticipò che Cruet lo avrebbe denunciato per minacce.
Non nascose che stando alle dichiarazioni preliminari vi erano gli estremi per ipotizzare un abuso di potere visto che aveva detto di essere stato minacciato di morte.
Si fece scuro in volto, sapeva cosa gli aveva detto, effettivamente aveva minacciato di sparargli e sapeva per esperienza che quella minaccia si sarebbe ritorta contro di lui. Riportò a Risoire il contenuto del colloquio e la frase con cui aveva risposto alle richieste dello stesso.
Risoire rise e diede ragione a Vasco, gli disse di non preoccuparsi troppo, ci avrebbe pensato lui a cucinarsi Cruet, anche perché in mattinata aveva fatto 4 parole con alcuni elementi della scientifica che avevano apertamente manifestato irritazione e disapprovazione circa i comportamenti del loro attuale superiore.



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Racconto scritto il 10/02/2020 - 14:13
Da Pierfranco Bertello
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