Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

Il Fonte Pliniano (S...
Speriamo in estate...
L'orsetto (Alzheimer...
Ispirazione...
Colori e musica...
Autunno...
Mare a Caorle...
Uniti...
Mistero...
L'Ordinazione...
Sensazioni notturne...
L'emozione è la lacr...
coscienze orfane...
Gli occhi della mamm...
Endorfine o delle co...
Come nascono i bambi...
Rosa ribelle...
Ciliege rosse...
Frammenti...
Senza stagione...
Una candela spenta...
LA SOFFITTA DEI ...
Il ricamo...
La bellezza collater...
Ci si perda (la paro...
L'ORA DELLA CENA...
TRENI PERSI...
Tanka 4...
Il sole di Maggio...
In Rima...
Mi piacerebbe ti pre...
LA DITTATURA DELL’AP...
SognoAntropomorfo....
Bosco Verticale a Mi...
La Bugia...
Vivere la vita...
Davanti allo specchi...
Il vento...
Sposa fiorita...
L’illusione...
Natura...
La metempsicosi...
Accusata di non aver...
In alto mare...
Credo che nel mondo ...
Nome di donna...
Fucsia...
HAIKU B2...
Pianificare...
Fugacità...
E Ti Sogno Ancora...
Max Stirner...
Domani senza di te, ...
Vorrei volare come u...
L'ignoranza,che non ...
Tra le tue braccia, ...
VERSO L\' ETERNIT...
Milena e i doni dell...
Elisir...
Los Angeles notturno...
NATURA...
Desiderio...
IL NAUFRAGO...
È l'amore che conta...
Canzone triste...
Amaro...
Un biglietto, come u...
L'isola che non c'è...
Orme sulla sabbia...
TESTIMONIANZA DI FED...
PENSIERI...
Respirando l'aria...
Vorrei chiederti...
Shot down...
Dentini bianchi...
Sentiero interrotto...
Voglia di scrivere...
shhhh...
L'attrazione fisica ...
Vortice...
HAIKU A2...
Spiragli di luce...
Qualcosa è stato...
Sulle rive del nostr...
RIPARTENZA...
LUNA DEI FIORI 2020...
Ho dimenticato...
Bella Viola...
Chi rimane fanciullo...
Si fa giorno...
Haiku T1...
La storia delle decl...
IL TEMPO PER OG...
Ho bisogno di te...
Violetta...
Vicini vicini...lont...
I passerotti...
Caramelle...
Eco...
Un filo d'aurora...

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it lecasedeipoeti.blogspot.com

Decisioni difficili - Tredici.

Corinne attaccò discorso
“Venerdì parto per le Hawai, vado a vedere il sito per la costruzione del nuovo villaggio turistico, ne avrò per un paio di mesi, stiamo assieme questa settimana?”
Le sorrise e disse di si, anche se a Bruxelles c’erano i rischi conosciuti non era possibile impedire a Corinne di stare con lui e lui non voleva affatto stare lontano da quella donna, l’avrebbe fatta sorvegliare da chi già aveva tenuto sotto controllo la sorella.
“Certo, sfruttiamo questi giorni visto che poi, per due mesi sarai a migliaia di chilometri”,
“Sono la prima a dolermi della situazione ma come ben sai non posso fare diverso, o meglio potrei, ma vorrei pensarci un po’”
Le rispose che non era un problema, avevano superato l’adolescenza da un bel pezzo, avevano deciso consapevolmente di fare una scelta, avevano entrambi un lavoro impegnativo quindi avrebbero colto i momenti per stare assieme sulla base delle possibilità che gli venivano offerte.
“Perché io e te ci abbiamo messo così tanto tempo a capire una cosa che sapevano tutti ?”
“Perché doveva andare così”
Era la risposta più semplice del mondo ma era la verità.
Presero il volo per Bruxelles delle 8,45 da Nizza, alle 13,00 del martedì entrò in ufficio, aveva veramente tante cose da fare e alla sera lo attendeva una cena da Guido con un dopocena assolutamente tutto da gustare.
Tutti notarono che il Capo era diverso, sempre gentile, sempre deciso ed efficiente, sempre rapido nelle sue decisioni ma era diverso ed effettivamente ne aveva ben d’onde.
Chiamò Skofic
“Allora?”
“Forse ci siamo. Questa mattina ha acquistato un libro, Guerra e Pace, adesso è al parco e sta leggendo, al momento non ha ancora sottolineato nulla, magari STA PRENDENDO LA MIRA, vedremo se oggi nel suo ufficio inizierà a muoversi”
“Bene. Stategli addosso, appena fa un passo falso fatemi sapere”
Chiuse la comunicazione con Skofic e convocò nel suo ufficio Cruet, gli espose la situazione e lo mise al corrente dei rischi che poteva correre, predispose con lui un piano di sorveglianza.
Cruet aveva molti difetti ma era un ottimo poliziotto, capì benissimo che gli toccava la parte dell’esca e che avrebbe rischiato la vita e si disse onorato di poter collaborare a svolgere un poco l’intricata matassa di un caso che li stava angosciando.
Passavano i giorni ed anche le settimane, la situazione all’EBI era in stallo, la Talpa continuava ad essere sotto stretta sorveglianza, lavorava, comperava qualche libro, faceva la sua vita ma non faceva nulla che si potesse considerare sospetto.
Corinne era partita e gli mancava più di quanto avesse potuto ipotizzare, quei tre giorni passati assieme a Bruxelles erano stati molto belli, avevano forse solo giocato a fare il marito e la moglie ma il gioco era venuto proprio bene. Non passava giorno che non si telefonassero anche più di una volta.
La situazione era veramente piatta, si sentiva come in mezzo al mare su di una barca a vela sotto il sole cocente senza un briciolo di vento, perennemente in bonaccia.
Erano troppi giorni che nessuno dava segnali, era troppo tempo che Breaker non dava notizie di se.
Era conscio che non si dovesse abbassare la guardia, era certo che il Killer lo faceva di proposito così quando loro si fossero rilassati lui avrebbe potuto tornare e colpire.
La Squadra Omicidi stava lavorando al brutale assassinio di una cittadina francese arrivata a Bruxelles da Francoforte, trovata morta sgozzata in un hotel di lusso della capitale belga, si era rivelata figlia di un industriale Francese in giro per L’Europa per conto dell’azienda paterna di cui era direttrice marketing.
Il caso presentava difficoltà in quanto si era subito evinto che non si trattava di un omicidio per rapina, infatti chi lo aveva eseguito non aveva neanche provato a simulare un furto.
Da Parigi era arrivato con tutte le informazioni sulla persona uccisa un funzionario di polizia che avrebbe collaborato con la Polizia belga con la supervisione dell’EBI.
I Rapporti di Skofic erano tutti monotonamente uguali, nessuna novità sull’omicidio, nessuna novità sui movimenti della talpa, nessuna novità in generale.
Da Baseggio stessa musica, nessuna transazione sospetta.
Si sentiva un leone in gabbia, era agitato e non aveva sbocchi, sapeva di dover aspettare ma non sapeva cosa doversi aspettare.
A Mosca all’Hotel Baltschug Kempinski Moscow, uno dei più belli della città che vanta una meravigliosa ubicazione a soli 5 minuti a piedi dalla Cattedrale di San Basilio, dalla Piazza Rossa e dal Cremlino, aveva preso alloggio da due giorni un industriale americano arrivato nella capitale russa per affari di varia natura con i nuovi esponenti della business-class, personaggi cresciuti dopo la caduta del comunismo, persone che vivevano varcando spesso il confine dell’illegalità ma ben protetti dalla nuova classe dirigente
Il Kempinski Hotel Baltschug sembra un palazzo con esterni risalenti al 1898.
All'interno presenta caratteristiche sia classiche che moderne con incantevoli decorazioni e un servizio cordiale e disponibile, quando non si è in giro per affari o per godersi le attrazioni di Mosca si può approfittare dei suoi servizi fra cui la palestra, la sauna, il solarium, i massaggi e la piscina e si possono gustare piatti della cucina russa ed europea al Baltschug Restaurant, con viste sul fiume Moscova e sul Cremlino.
Lo Shogun Restaurant serve eccellente cibo giapponese mentre il Café Kranzler è in stile berlinese.
Arnold Jefferson si godeva tutto questo ed intanto controllava i movimenti del commissario Capo Nicolas Akunin, visto che doveva ucciderlo e, tra le altre cose aveva anche una certa fretta di sbrigare quel lavoretto facile facile che gli avrebbe fruttato un bel milione di Dollari.
Voleva tornare a dedicarsi ol prima possibile a cose ben più importanti.
I tempi erano maturi per ricominciare con lo smantellamento dell’EBI.
Aveva saputo che il vigliacco aveva rimpiazzato le pedine che lui si era mangiato con nuove pedine pronte per essere spazzate via ma solo dopo aver eliminato Cardoso, Bommer ed anche Baseggio.
Il suo uomo all’EBI sarebbe servito allo scopo, decise di dare seguito all’omicidio del russo già in quella settimana per poi di tornare in Belgio, eliminare la talpa in modo da creare un po’ di parapiglia e mentre tutti correvano avanti ed indietro per capire cosa capitava approfittarne per dare il colpo di grazia.
Erano le nove del mattino, il killer era appostato davanti alla sede della Polizia di Mosca, vide arrivare Akunin puntuale come tutte le mattine.
Aveva scoperto che Akunin usciva di casa verso le otto ed andava in ufficio a piedi, visto che ci metteva circa dieci minuti, mangiava qualcosa verso le tredici e se non aveva incombenze importanti faceva due passi per i dintorni del commissariato.
Solitamente rientrava a casa verso le 20,30.
Breaker decise di aspettarlo a casa sua il giorno dopo e di eliminarlo velocemente appena avesse chiuso la porta e si fosse apprestato alle faccende serali che un uomo solo esplica prima della cena e del riposo notturno.
Così fu,
Akuninrientrò a casa alle 20,25, aprì la porta, butto la giacca sulla poltrona e si diresse in bagno desideroso di fare una doccia.
Aprì l’acqua e si mise sotto il getto tiepido per togliersi di dosso tutta la stanchezza della giornata, ebbe appena il tempo di sentire un rumore sordo provenire da poco distante, cadde sulle ginocchia con gli occhi sbarrati, un secondo colpo gli trafisse la nuca.
Aprì la porta di casa Akunin, scendendo le scale non incontrò anima viva, uscì in strada, camminò per due isolati, chiamò un taxi e si fece portare al suo hotel.
Il giorno dopo avrebbe fatto il turista, avrebbe saldato il conto dell’hotel in contanti come sempre e sarebbe tornato a Samarcanda.
Una settimana di riposo controllando l’eco di quel lavoro sui principali quotidiani europei poi partenza per il Belgio.
Però nella vita, persino ad un personaggio come Breaker potevano capitare degli inconvenienti, infatti il suo arrivo in Belgio avrebbe dovuto essere spostato di parecchio tempo.
Il viaggio di ritorno a Samarcanda dovette essere fatto via terra, i Russi non avevano preso benissimo l’omicidio di uno dei loro migliori poliziotti ed i controlli si erano fatti troppo pressanti, fu meglio passare molto inosservati, fare un viaggio difficile ma esente da rischi legali.
La mancanza di rischi legali, comportava rischi diversi, infatti si fratturò due dita e dovette tenere le stecche per un mese, senza contare un altro mese per la rieducazione ed il completo recupero funzionale dell’arto.
Sarebbe tornato ad operare in Belgio non prima di novembre. Quando gli passò la rabbia per quel contrattempo si disse che poteva essere un vantaggio, i Belgi avrebbero mollato ancora di più il rigore magari pensandosi ormai al sicuro dalle sue ire.
Breaker poteva attendere e posticipare ma mai non terminare quello che si era prefisso di fare.
Decise che avrebbe fatto la sua comparsa finale in occasione del Natale Europeo, periodo di gioia, letizia e rilassamento generale.
Vasco accolse la notizia dell’esecuzione di Akunin con profondo sgomento, un altro caro amico nonché poliziotto esemplare era morto sul campo.
Parlandone con Skofic si erano detti che la nuova mafia russa con legami profondi in ogni dove era veramente difficile da contrastare oltre ad essere sempre più immorale e sfrontata tanto da arrivare al punto di eliminare un esponente della Polizia senza troppe remore.
I Russi fecero in fretta ad archiviare il caso come esecuzione mafiosa e caso irrisolto.
Akunin era stato ucciso, sarebbe stato rimpiazzato e tutto avrebbe continuato a funzionare come prima senza costrutto alcuno.
Era disgustato di fronte alla vulnerabilità di quelli che operavano per il bene della legge, d’altronde gli uomini di legge hanno codici e comportamenti consoni a ciò che difendono e rispettano mentre chi ne opera al di fuori ha margini di manovra praticamente illimitati, ansia e tristezza si impossessarono di lui, nulla procedeva e gli amici morivano sul campo, la sensazione di frustrazione ed impotenza cresceva nel Primo Dirigente e aumentava di giorno in giorno la voglia di mollare tutto.
Decise di mandare Skofic a Mosca per fare formalmente una indagine di routine, ma sapeva benissimo che Igor aveva contatti con persone che potevano aggiungere qualcosa a quella strana storia di omicidio.
E fu così che Igor Skofic partì per Mosca promettendo di non tornare a mani vuote.
Nei 15 giorni in cui durò la permanenza in patria di Skofic continuò la situazione di stallo all’EBI.
L’indagine sull’omicidio della donna francese non dava segni di avanzamento, altre indagini languivano, Baseggio era alle prese con un traffico internazionale di valuta e non cavava un ragno da un buco, gli altri enti si davano un gran da fare ma risolvevano poco, insomma tutti correvano molto ma correvano a vuoto.
Vasco portava avanti il suo tran tran quotidiano con una buona dose di apatia, l’idea delle dimissioni stava prendendo sempre più corpo, specialmente dopo quella specie di fidanzamento con Corinne con cui si sentiva quotidianamente ed era l’unico momento felice della giornata.
Sapeva perfettamente che avrebbe potuto mettersi a lavorare per Ferdinand come responsabile della sicurezza di qualcuno dei suoi hotel, tempo addietro Ferdinand gli aveva offerto di occuparsi della sicurezza a livello di holding per organizzare l’intero corpo di Security del gruppo.
Dopo ogni telefonata con Corinne restava parecchio tempo a pensare alla sua adorabile compagna con cui aveva avuto veramente troppo poco tempo per approfondire un rapporto che pareva pronto a decollare ed a diventare qualcosa di più di un semplice flirt.
La sua dolce compagna sarebbe tornata verso fine settembre e propose ad Emanuele di raggiungerlo alle Hawaii. Nel corso dell’ultima telefonata gli chiese se per le vacanze estive aveva voglia di raggiungerla dicendo che si aveva da lavorare ma che il tempo per stare assieme lo avrebbero trovato e sarebbe stato anche parecchio.
Decise che si sarebbe preso tutto il mese di agosto e l’avrebbe raggiunta, le diede la notizia nel corso dell’ultima telefonata e Corinne non fece nulla per nascondere la sua gioia.
Era il 27 luglio e sarebbe partito per le Hawaii il due di agosto.
Tornò Skofic e non tornò a mani vuote, le sue indagini molto discrete avevano dato dei frutti, aveva scoperto che un ricco americano aveva preso dimora in un lussuoso hotel di mosca circa una settimana prima dell’omicidio e se ne era andato 2 giorni dopo.
Non vi erano ne arrivi ne ripartenze via aeroporto al nome di Arnold Jefferson e poi quel nome sapeva tanto di fasullo, ricordava due famosissime serie TV americane, infatti il controllo dei documenti gli diede subito ragione, quell’uomo non esisteva ed i documenti appartenevano ad un certo Phil Masterton di Filadelfia che ne aveva denunciato la scomparsa parecchi mesi prima.
L’uomo aveva preso alloggio in Hotel ed aveva pagato in contanti, non era mai ne entrato ne uscito ufficialmente dalla Russia, era sicuramente il killer concluse Skofic e poteva benissimo essere Breaker ipotizzò Vasco.
Dunque il Killer era tornato, aveva colpito un poliziotto Russo. Diramò la notizia a tutte le polizie europee con annesso identikit derivato dalla descrizione delle persone che lo avevano visto alla reception, anche se sicuramente era l’ennesimo abile camuffamento di una persona di cui nessuno conosceva il vero volto.
“Bravissimo Igor. Non è molto ma è pur sempre qualcosa, sicuramente molto di più di quello che sapevamo fino a prima del tuo viaggio in Russia. Prendendo per buona la mia ipotesi che l’assassino di Akunin sia Breaker, sicuramente è entrato ed uscito clandestinamente e non ha lasciato tracce, niente da fare è molto attento e probabilmente molto ben coperto”.
Nonostante questa disquisizione finale era contento, finalmente si era mosso qualcosa e anche se si trattava di un filo d’erba in un campo di grano era pur sempre un piccolissimo passo che li avrebbe condotti chissà dove.
Ogni tanto il destino da segno di se, dopo quel piccolo alito di vento che aveva solo scosso le vele del grosso barcone dell’EBI ne arrivò un altro questa volta ben più grande.
Erano circa le 16,00 quando venne informato che la Talpa aveva iniziato a comporre qualcosa, il cuore di Vasco iniziò a battere più forte, la sua ipotesi che pareva campata in aria, figlia di una disperazione investigativa, pareva essere giusta.
Era chiaro che chiunque poteva leggere un libro e sottolinearne le frasi che maggiormente lo colpivano senza essere tacciato di spionaggio o di chissà quale altro crimine, bisognava quindi suffragare quelle ipotesi con qualcosa di ben più concreto.
Dopo aver saputo che l’uomo in questione si era recato al parco ed aveva dato inizio all’operazione di sottolineatura diede un ordine molto preciso
“Lasciatelo fare, seguitelo senza mai perderlo di vista un attimo, dobbiamo sapere se quel libro prenderà qualche via traversa per raggiungere chissà quale destinazione”.
Sperava vivamente che le sue supposizioni fossero esatte e venissero suffragate da uno straccio di prova su cui iniziare a lavorare.
L’uomo adesso lavorava alacremente, era tornato in ufficio ed aveva continuato l’operazione di sottolineatura. Verso le 17,30 era uscito ed era andato a piedi al Thaj Supermarket in Rue Sainte-Catherine 3, aveva ciondolato avanti ed indietro poi si era diretto verso i bagni e ne era uscito senza il libro.
Si precipitarono al Supermarket, entrarono e si catapultarono in bagno, ispezionarono con molta attenzione i vari gabinetti senza trovare nulla.
Quando erano quasi sul punto di mollare furono attratti da una porta dove probabilmente vi erano gli attrezzi di pulizia, certi di essere soli entrarono ed effettivamente si trovarono dentro ad un ripostiglio per le pulizie, iniziarono a cercare e trovarono dietro un mobiletto appeso alla parete quello che stavano cercando.
Il libro dentro ad un involucro di nailon era stato fissato con del nastro adesivo dietro al mobiletto.
Decisero di non toccare nulla e di controllare quel posto per vedere chi e quando sarebbe venuto a prenderlo.
L’unica soluzione era piazzare una microcamere nello sgabuzzino e bisognava fare molto in fretta, lasciarono un uomo di guardia raccomandandogli di farsi notare il meno possibile, Vasco chiamo subito la scientifica spiegando quello che bisognava fare e l’urgenza della questione poi andò al centro di sicurezza del supermercato rischiando molto perché non sapeva chi potesse essere in combutta con Breaker, ma non aveva scelta. Si qualificò spiegando con pochi dettagli quello che stavano facendo.
Ovviamente ottenne la massima collaborazione, scoprì che vi erano delle telecamere sino all’ingresso dei bagni, chiese di vedere le registrazioni della giornata, vide quello che gli interessava e se ne fece fare una copia.
Poco dopo arrivò un furgoncino di una ditta di specchi che si diresse ai bagni del supermercato e cambiò proprio lo specchio che puntava sulla porta dello sgabuzzino.
Ai quattro angoli di quello specchio vi erano quattro telecamere che trasmettevano le immagini ad un furgone di una ditta specializzata nella manutenzione della rete fognaria che proprio in quel momento iniziava ad operare fuori del supermercato.
Nel frattempo ed alla massima velocità un altro poliziotto della scientifica piazzava una microcamera nelle sgabuzzino per controllare chi avrebbe sollevato il mobiletto e preso il libro.
L’appostamento era pronto. Una squadra provvedeva all’eliminazioni delle microcamere dall’ufficio di Bernard Risoire, che da quel momento in poi era indagato ufficialmente come la talpa dell’EBI.
Non lessero il contenuto del messaggio nel libro per non toccare ed inavvertitamente dare un segnale a chi lo doveva recuperare di un eventuale manomissione. Il contenuto del messaggio se lo sarebbero fatti dire a tempo debito, adesso contava solo sapere chi lo prendeva e come e dove lo portava.
Arrivò a casa e chiamo Corinne, doveva dargli la notizia.
L’Architetto rispose quasi subito e dopo aver sentito quello che Emanuele gli doveva dire diede una risposta che proprio non si aspettava
“Amore mio so perfettamente che lavoro fai, ti rispetto molto anche per questo, io sono dovuta partire per lavoro e tu non hai fatto nessuna storia, ci sentiamo tutti i giorni ed ogni volta è un piacere farlo, capisco perfettamente, stai solo molto attento”
La sua risposta fu corta ma intensa “Quando torni ti sposo!”
Si salutarono dicendosi che se fosse riuscito a chiudere questo caso e lei fosse ancora stata alla Hawaii l’avrebbe raggiunta anche per stare assieme un solo quarto d’ora.
La notte passò lenta, non riusciva a prendere sonno, pensava e ripensava a quello che era successo, era furente nei confronti di Risoire ma era anche sgomento, non capiva per quale motivo un uomo come Breaker si doveva trasformare in una belva sanguinaria.
Ma forse nell’assurdità il killer seguiva un suo folle disegno, ma come poteva un funzionario come il responsabile della commissione interna associarsi a tale belva?
La domanda era lì e non vi era assolutamente una risposta.
Il mattino dopo arrivò in ufficio abbastanza presto, chiamo immediatamente il furgone spia, seppe che per il momento nessuno si era ancora interessato al libro anche se erano entrati tre inservienti nello sgabuzzino, tutto comunque era sotto controllo.
Si alzò, si disse che doveva mantenere la calma ed essere il più normale possibile ed andò nell’ufficio di Risoire.
“Buongiorno volevo sapere se avevi novità sui movimenti di Cruet”
“Buongiorno Lele, al momento il sospetto si muove con molta circospezione ed attenzione, ma sono certo che farà il passo falso. E’ solo questione di tempo ma lo inchioderemo di sicuro”.



Share |


Racconto scritto il 03/04/2020 - 17:09
Da Pierfranco Bertello
Letta n.69 volte.
Voto:
su 0 votanti


Commenti

Nessun commento è presente



Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?