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La via della carta

Si potrebbe scrivere sulla carta, non camminare sulla strada dorata, a che ti servono i buchi sulle suole se i sassi non ti toccano e si aprono ai tuoi passi mentre l'umanità spegne la fiamma di una candela sulla pelle degli altri?
Si potrebbe conoscere la carta. Non è tutta uguale.
Lo sapeva bene lei che a quindici anni aveva imparato a usarla. Ne preparava i pacchi stendendola sotto al banco di legno massello, con gli intarsi da spolverare bene e quella curva alla fine che accompagnava il passaggio verso il magazzino, nel retrobottega, avanti e indietro fino a consumare le scarpe. Lei. Ogni volta che la guardavo pensavo che Angie Dickinson non potesse avere gambe più belle delle sue, che gli occhiali un po' troppo spessi diluissero l'intensità del verde degli occhi. Dovevi andare oltre le lenti per capirne il guado.
La carta da zucchero, azzurra, con un effetto ottico correggeva il colore giallastro di un prodotto non sbiancato. Lei ne faceva pacchetti, a barca, arricciando la poppa e la prua con le dita svelte oppure a cono con una chiusura in alto che finiva in una sorta di beccuccio, pronto a lasciar cadere lo zucchero.
La carta paglia, che era stata inventata a Villa Basilica, vicino a Lucca, da un cartaio, che mischiando paglia calcina e acqua scoprì che a basso costo si poteva produrre una carta robusta, che proteggeva dall'umidità, adatta agli imballaggi. Lei v'incartava la pasta, sotto gli occhi del padrone, che controllava che non ne sprecasse un grammo. L'avrebbe rimandata alla tostatura del caffè, peggio ancora a quella del pepe.
E poi, c'era la carta oleata, pergamena, ne faceva un pacchetto steso, teneva l'olio delle acciughe o del tonno per i pochi che potevano permetterselo, altri ripiegavano sulle aringhe. Meglio affumicate.
Lo sapeva bene anche lei, che nella cartiera, un po' di anni prima, c'era nata.
Nello stenditoio ci lavoravano le donne, con le gonne lunghe annodate su un lato, tiravano su i fogli di carta da asciugare, come un bucato pesante li appendevano ai fili, senza fiori da rimirare, un foglio dopo l'altro e le ginocchia a pezzi.
Sua madre non ebbe tempo di correre a casa per partorirla e nacque lì, dove le donne aiutavano le donne e gli uomini spesso lo sapevano dopo, se il parto era riuscito. Nata in cartiera, crebbe nella casa addetta agli operai e quando aveva sedici anni il padrone le regalò un paio di calze di nylon perché il suo sorriso ballava nei locali angusti e umidi mentre il fiume muoveva la ruota alzando l'acqua. Quelle calze le portò a casa, nascoste dove i seni si avvicinavano, le fece vedere a sua madre e alle sorelle maggiori. Aspettarono che facesse buio. Il monte a ridosso della cartiera, mise in ombra la casa e la famiglia senza fare rumore, caricò il barroccio con le cose di loro proprietà.
Trovarono lavoro alla cartiera di sotto e un alloggio in una casa vecchia e grande, davanti un pozzo e un ciliegio, di lato un casottino come bagno, con una tavola di legno a paravento: un lusso.
Lo sapeva bene anche lui, che la carta vive. Quella di giornale se la faceva mettere dalle figlie, la più piccola saliva sulla sedia per stenderla bene tra una maglia e l'altra perché il vento non arrivasse ai bronchi andando in bicicletta, più avanti in motorino.
Lui, che consegnava la posta con le mani giunte, la faceva scivolare tra le dita delle madri, delle mogli e di quel mondo appena segreto degli amori clandestini che correva sulla carta più o meno pregiata. Lì forse siamo tutti uguali, l'amore parifica oppure ci prova.
Il postino si arrovellava a fare il suo dovere, mordendosi la lingua a volte e scrivendo nella notte le poesie su quaderni firmati sulla copertina, lui, che l'amore gli scorreva nelle tasche, tra la fodera e la mano.
La carta trattiene il profumo, asciuga in una lacrima e tu, al suo tatto sorridi.
Puoi scrivere ti amo anche sulla carta di uno scontrino, sapendo che in poco tempo, il prezzo si porterà via l'amore.


Nota:
La prima lei, era mia sorella
La seconda, mia madre assieme a mia nonna.
Il terzo, era mio padre.




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Racconto scritto il 23/06/2020 - 12:16
Da Grazia Giuliani
Letta n.213 volte.
Voto:
su 8 votanti


Commenti


Un racconto che mi è piaciuto. Una storia famigliare scritta bene e con sensibilità.
Grazie.

Moreno Maurutto 28/06/2020 - 11:33

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Un intreccio meraviglioso, per un racconto di tre persone importanti della tua vita. Sei una scrittrice di notevole levatura ed è interessante leggerti. Ciao.

santa scardino 25/06/2020 - 21:39

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Una bella storia familiare che scorre lungo più generazioni, in cui si ha quasi l'impressione di percepire il "profumo" della carta diventata, nel tempo, una fedele compagna di vita

Afrodite T 25/06/2020 - 10:37

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Veramente un racconto che lascia il segno... sulla carta, dove resta avvolto il cuore, anzi più di uno...segna il tempo e batte il ritmo incessante il tamburo del cuore su carta sottile, oserei dire pergamena per quanto è prezioso. Splendido se non di più!
Sono commossa

Margherita Pisano 24/06/2020 - 22:37

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Gentile Grazia, pensa alla parola più bella che possa esistere e attribuisci la parola stessa a te.
Ebbene, mi piacerebbe leggerti e scoprire che, usando il medesimo stile, tu riuscissi a trattare di sogni, di speranze per il futuro, di tutto ciò che guarda avanti come forma e come contenuto.
Scusami, ma si era detto di non scrivere solo bello, bellissimo e via altrove. Ma di dire ciò che realmente si è capito dalla lettura.


Ernesto D’Onise 23/06/2020 - 20:22

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Un bellissimo racconto egregiamente interpretato come al solito, sulle note familiari. Lodi infinite Grazia, ogni bene e buona serata.

Paolo Ciraolo 23/06/2020 - 19:07

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Bellissimo e scritto egregiamente!

Mimmi Due 23/06/2020 - 18:38

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Una bella storia,scritta...in maniera perfetta!! Che brava,Grazia

barbara tascone 23/06/2020 - 18:37

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Una storia avvincente, bella; una storia di altri tempi, carica di fatiche e di onore; un racconto capolavoro da tenere a mente sempre.....

Francesco Scolaro 23/06/2020 - 18:18

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Descrizionene in un racconto stupendo..
Complimenti Grazia..

Salvatore Rastelli 23/06/2020 - 16:10

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Questo racconto ha il sapore di un film, di quelli bellissimi che non se ne fanno più. Alcuni passaggi sembrano usciti da una di quelle matite a punta morbida che accarezzano appena la carta. E la frase finale...
"Anche quello che ricevi gratuitamente è già stato pagato da qualcuno"
(Sunday Adelaja)

Mirko D. Mastro(Poeta) 23/06/2020 - 15:47

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La storia di famiglia tra le pieghe di una carta pregiata scritta con somma bravura. Complimenti Grazia!

Anna Maria Foglia 23/06/2020 - 14:15

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Beh
Qualsiasi commento, sarebbe superfluo.
Desidero solo dedicarti due parole.... "la carta, attraverso te, respira... " anche quella oleata
Senza togliere nulla a nessuno, Grazia...,
Tu sfiori e accarezzi l'eccellenza

laisa azzurra 23/06/2020 - 13:37

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Il racconto di una vita, anzi si potrebbe dire (secondo la nota stessa) di ben tre generazioni all'opera di uno stesso lavoro. Interessante.

Maria Luisa Bandiera 23/06/2020 - 13:11

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