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In cerchio le foglie d’autunno- La settima stanza

Condivido le giornate oramai da degli anni con un’ernia cervicale che mi tarpa le ali, un dolore lancinante come se qualcosa si lacerasse tra il collo e la schiena. E la notte il cielo di ardesia e gesso sul soffitto si scarabocchia di una nuova idea delicata. Allora guardo l’orologio, col timore che possa essere uccisa da uno starnuto o da uno sbadiglio. Solitamente viene spaventata dal movimento del mio sopracciglio sinistro così, con garbo, nelle mani a conca la porto con me sullo scrittoio. “Non siamo ancora alla fine”. –Ssht, la farai scappare… così sei nato anche tu-.
“Quando i bucaneve alla finestra allungheranno i loro petali a conservare lo stato delle cose, la tua condizione ti sembrerà sprofondare nell’immobilismo, sul foglio bianco della prima neve nel giardino” Samael seduto all’angolo, sorseggiando il caffè che era diventato freddo “…è allora che scriverai quell’ultima frase”.
Nello studiolo niente altro che la capinera sul desktop che becca la cinciallegra. Nessuna mail di qualcosa di simile a una casa editrice.


Nell’enorme spiazzo di pietruzze accanto alla locanda, a pochi passi dal capanno un fazzoletto di terra. Non un albero, non un fiore, neanche un filo d’erba cresce all’interno nei limiti del cerchio. Solo appassimento e morte che dal centro si espandono fino ai suoi confini. Questa notte di solstizio d’inverno dal finestrino abbassato Samael osserva poco lontano. Quando si apre lo sportello della Volga nera “Non saresti dovuta venire”. <Non avresti dovuto permettermi di sentire i tuoi pensieri…>. “Benedetta, ascoltami bene. Porta via Adamantina, e il…”. <Sarà un bambino fortunato. Avrà due genitori che lo ameranno>. “Io non so amare, non più…”. <Fa ciò che va fatto, ma torna da loro. Imparerai di nuovo, col tempo>. Sentì il candore della neve nella carezza di lei. Ora era davvero solo. Un essere intonso camminando in circolo intorno all’anello <<Mi ecciterete da morti… Sentite di nuovo quel rumore, e indovinate… chi è morto?>>. I ratti del capanno a quella cantilena contavano le briciole di follia tra quelle di pane. <<Samael… non ti aspettavo. Hai fatto bene a venire. Sai che faremo!? Scompariremo proprio al centro del cerchio poco prima dell’alba. In questa notte di luna piena mi pregherai di portarti con me all’inferno>>.
Le foglie cadevano ai bordi del cerchio. Samael era inginocchiato, e ne era ricoperto fino al costato. “Reprobi angelus…”. <<Non dovevi venire solo… mi mancherai da morto>>.
“Non narro le cose. Narro solo le differenze tra le cose. E non sono solo…”.
Nella risata irridente di Lucifero c’era tutta la solitudine di Samael. “Adesso autore, scrivila adesso quella frase”.


-Se sei, come fai sempre quando non ci sono allo scrittoio, figliolo… alza la carta carbone. Non mi arrabbierò, e riscrivi con la tua innocenza quell’unica frase sottolineata-.
Leggeva senza comprendere, e senza comprendere con i suoi dieci anni obbedendo al padre scriveva…
Quel cilindro compatto e trasparente ingoiò Lucifero tra le foglie cadute. Nel palmo di Samael la
mano di Benedetta <Alzati angioletto…> sorridendo <…ora batterà come si deve>.


Se abbandonassimo tutti l’idea di credere nel diavolo, forse i cuori sulla soglia entrerebbero a rincorrersi con le anime felici, chiudendo la porta e restandoci per sempre.
(Reprobi Angelus, XIII cap. -Immobilismo)



- l’incipit nasce leggendo un pensiero di Charles H. Brower
la cantilena di Lucifero è un backmasking dei Beatles
le parole di Samael a Lucifero sono ispirate in parte a una citazione di Henri Matisse



Non mi assolverà “avere qualcosa di interessante da dire dal non tentare di cercare di raccontare quel qualcosa nel miglior modo possibile”. Se si ha l’intenzione “di scrivere per avere successo e denaro c’è solo un modo per iniziare, ed è quello di cominciare; e bisogna farlo con pazienza e tanto duro lavoro, preparandosi per tutte le delusioni”. Le stesse di Mirko D. Mastro, che sono le mie poche esperienze del mondo della scrittura perché le ho semplicemente date come difesa al mio personaggio partorito dopo aver letto queste parole di Jack London.
Forse “Reprobi Angelus” avrà un seguito… ma assecondando il morbo della scrittura, e se continuerò a guardare nell’abisso del genio di Poe, “anche l’abisso vorrà guardare in me”.



-Quando ancora c’era papà… mi diceva “Sai, GRAZIE è una parola magica. Quando la dici, chi la riceve… sorride”. Così voglio usare la stessa parola, questa volta angelica, con voi che mi avete letto. GRAZIE
Un ringraziamento speciale va a Benedetta che mi ha seguito e consigliato per l’intera stesura.



…ai miei figli, i miei tesori


Mirko D. Mastro




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Racconto scritto il 15/07/2020 - 18:27
Da Mirko D. Mastro(Poeta)
Letta n.172 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Il tutto è alla fine con cura e tanta passione per la narrazione...con tanta sensibilità che ti cammina dentro hai reso questo racconto colmo di magia, poesia e arte.
Non posso che dirti, come ti avevo già detto di pubblicarlo per davvero, la tua scrittura è piena di avventura e introspezione e Samael lo sa sa... come lo sa la tua anima di scrittore.
Ti ringrazio Mirko per avermi datto possibilità di leggerti.
Sei bravissimo complimenti...
- Grazie è una parola meravigliosa!!!

Margherita Pisano 26/07/2020 - 11:02

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Mirko continua a scrivere con questo entusiasmo e questa creatività...Sei bravissimo

barbara tascone 16/07/2020 - 22:32

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Siamo giunti al termine di questo interessante lavoro condotto con molta tua bravura di cui non abbiamo dubbi.

Ernesto D’Onise 16/07/2020 - 21:32

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Al termine di questa maratona, mi voglio complimentare con te per l'originalità e l'estro non comuni che hai dimostrato in tutte le varie stanze.

Afrodite T 16/07/2020 - 21:28

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Ti leggo apre con piacere.Sei una fonte inesauribile di idee e sei bravo ad esporle.

Teresa Peluso 15/07/2020 - 22:20

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