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Foglia unica

È un sabato d'autunno e con scarso entusiasmo inizio a raccogliere le foglie cadute dal mio tiglio, un albero che sembrava avesse il demonio, per quanto fosse esuberante.
Ho aspettato che cadessero tutte, o almeno era quello che stessi pensando, guardando tutti quei rami nudi. Invece non era così, ce n'era ancora una e verde. Beh, cadrà a breve, pensai, continuando a raccogliere quella montagna secca.
Così, ogni volta che passavo davanti al tiglio alzavo lo sguardo al cielo, tra i rami, sempre nello stesso punto, ed era sempre lì.
Oramai era diventato un appuntamento fisso. Passavo, mi fermavo, guardavo, mi sorprendevo. 
Iniziai pure a parlarle, sottovoce perché mi sentivo ridicolo, ma allo stesso tempo per non fare una cosa ancora più scema, salire fino lassù e strapparla con le mie mani.
“Sei contro natura!", fui perentorio e detto a una foglia speravo avesse un valore più vitale...più significante, invece mi parve di vederla, prima ondeggiare timidamente e poi inarcarsi esibendo un sorriso beffardo. Insistetti:" Ma è autunno e in autunno cadono le foglie,  tutte le altre foglie di quest'albero sono cadute...è così,  da sempre!", rendendomi conto, immediatamente, quanto non credessi a quello che stessi dicendo. In realtà ne ero affascinato. Stava affrontando una sfida impensabile. La sua unica vita era unica.
Iniziò a piovere, ma quelle gocce erano sorprese di trovarla ancora lì e a quel contatto inaspettato si rifiutavano di rimanerci a lungo, scorrendone via, rispettose. Insomma, era già Natale e non demordeva.
Soffiava la bora e sembrava crogiolarsi a quelle folate gelide, sbattendo sui rami, girandosi su se stessa, vibrando di curiosità.
Cominciavo a provare invidia.
A mezzanotte del 31 uscii in giardino per brindare tra botti e fuochi d'artificio e sono sicuro di averla vista curvarsi per ammirare quelle piogge colorate e improvvise. Cosa dire della neve? Anche quei fiocchi si depositarono delicatamente, ad accarezzare quell'audacia e quando l'inverno stava sfinendo, notai che Adele,  beh, eravamo diventati complici, anche se non riuscivo a staccarmi dal palo, era vibrante e soddisfatta, credo per la linfa più rigogliosa che la stava nutrendo, adesso che si appisolava in quei pomeriggi più lunghi e tiepidi.
Così, appena ne avessi occasione, mi sedevo sotto l'albero a parlarle, anche adesso che non era più sola. La primavera era, come si suo dire, sbocciata e adesso sul tiglio brulicavano nuove e tante altre foglie.
Oramai faticavo a distinguerla tra quel verde, ma Adele riuscì a sorprendermi ancora. Si lasciò staccare dal ramo e con una lenta caduta ondulatoria, cullandosi,  lentamente scese fino a posarsi sul libro che stavo leggendo, serenamente.
Anche per lei era giunto il momento.
Non lo so se Adele fosse quello che vedevo, ma sembrava felice, senza rimorsi.



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Racconto scritto il 30/07/2020 - 17:57
Da Moreno Maurutto
Letta n.209 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Mizzica Giuseppe ti sei scatenato! Grazie tante, le tue disamine sono sempre interessanti, utili e costruttive.
È un racconto strano per me, questo. Come se nel tempo mi sfilasse via.
Grazie ancora.

Moreno Maurutto 07/11/2020 - 11:02

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In proposito riscontro la capacità di usare una riuscita dilatazione dei tempi, una trama (se mi é permesso il termine) che vuole toccare il sentimentalismo dell'uomo, magari con lo scopo di accettare la morte e quindi... il "distacco"
Quest'opera lascia davvero moltissimo e ringrazio tantissimo Moreno per averla pubblicata.

Giuseppe Scilipoti 07/11/2020 - 01:51

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Nelle battute finali mi sono commosso, lo posso giurare.
E pensare che facevo il tifo assieme all'io narrante affinché l'impavida foglia si decidesse ad arrendersi e a cadere. E quando ciò avviene mi sono sentito in colpa seppur consapevole che la foglia come ogni cosa o vivente ha un inizio e una fine.
(segue)

Giuseppe Scilipoti 07/11/2020 - 01:50

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Un testo notevole, un Moreno Maurutto per certi versi inedito realizza uno scritto destinato a consensi positivi. Sfido a chi afferma il contrario.
In "La foglia unica“ la doppia lettura è stata necessaria in quanto desideroso di cogliere ogni singola sfumatura. In sostanza l'autore ha creato un capolavoro, un racconto che si orienta sulla tenacia e sulla "caducità" procedendo per vie che rasentano la poesia.

Giuseppe Scilipoti 07/11/2020 - 01:49

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Scusatemi Anna Maria e Maria Luisa...ho fatto confusione con i nomi...

Moreno Maurutto 31/07/2020 - 10:27

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Già. Un non lasciarsi e un lasciarsi andare liberamente, senza convenzioni, con serenità, godendo del presente.
Grazie tante Maria Luisa!

Moreno Maurutto 31/07/2020 - 10:23

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Io l’ho interpretato come metafora dell’esistenza di una persona particolarmente fuori del comune e eccezionalmente resiliente alle avversità della vita e anche, quella foglia, come una essenza compagna dell’anima, qui intesa non in senso non religioso. Testo scritto molto bene che si legge fluidamente.

Anna Maria Foglia 31/07/2020 - 10:07

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Wow,grazie tante Mirko!

Moreno Maurutto 31/07/2020 - 09:42

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Questo tuo testo, che ho letto tutto d'un fiato, è magico...c'è dentro un pizzico di mistero che accompagna il lettore fino alla chiusa, nella dolcezza di quel sereno posarsi sul libro. Complimenti

Mirko D. Mastro(Poeta) 31/07/2020 - 05:42

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Grazie tante Maria Luisa!

Moreno Maurutto 30/07/2020 - 22:05

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Simpaticissimo racconto, che incuriosisce durante la lettura, semplice e particolare tra dolci emozioni. Complimenti!

Maria Luisa Bandiera 30/07/2020 - 20:55

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