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Ieri

Non se lo ricordava come fossero arrivati a quel punto. Non lo capiva proprio. Sembrava che lei, invece, lo sapesse bene e glielo stesse spiegando.
Sprezzante e così vicina da sentire l'acre odore del suo sudore e l'alito impastato di fumo.
Invece si distraeva sui disegni buffi che formava con gli angoli della bocca rossa e ammirava quella vena blu pulsante che le attraversava il collo.
Si distraeva anche con il suono della sua voce, con gli acuti striduli e l’eco di una marea di parole, le pause e il suo nome scandito. Un intercalare scurrile. Come fosse un punto. Un grosso punto pesante e ingombrante.
Restava immobile e muto. Stordito e affascinato.
In certi momenti si sentiva anche orgoglioso per quelle attenzioni, in altre avrebbe voluto stringerle le mani al collo e affondare le dita nella cartilagine.
Poi, come il pupazzo nella palla di vetro, immerso in quel liquido brulicante di corpuscoli bianchi, aspettava trepidante di essere rovesciato per ammirare la neve cadere.
"È finita".
Glielo disse tante di quelle volte da distoglierlo dai calzini bucati e costringerlo a notarla, mentre andava via, sbattendo la porta.



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Racconto scritto il 04/10/2020 - 13:01
Da Moreno Maurutto
Letta n.125 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


... ovverosia l'inefficacia del loro rapporto tra l'altro andato irreversibilmente in franutmi. E difatti, il soprammobile, metaforicamente alla fine viene distrutto in mille pezzi. Finale che comunque conserva una singolare ironia.
Mi è piaciuto, un racconto breve ma con delle funzionanti trovate.
Cinque stelline!
PS. Mi farebbe piacere un tuo intervento sul mio brevissimo componimento intitolato "Concetto di infinito"

Giuseppe Scilipoti 17/10/2020 - 13:31

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Ciao Moreno, un racconto essenziale nella forma e con un elemento accostativo che ho trovato originale ovverosia il pupazzo dentro la palla di vetro. Il susseguirsi si "agita" come lo si potrebbe fare con l'oggetto in questione, la prospettiva del "lasciato" si basa su una introspezione che intelligentemente biforca, tra il focalizzarsi visivamente e interiormente. Un voler stringere tra le mani poi non il citato soprammobile ma quella lei che mette l'uomo dinanzi al fatto compiuto...
(segue)

Giuseppe Scilipoti 17/10/2020 - 13:30

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Grazie tante Barbara!

Moreno Maurutto 05/10/2020 - 08:25

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Molto aderente alla realtà questa descrizione sul distacco...concordo con Mirko, l'attenzione si focalizza su particolari apparentemente inutili..proprio per non soffrire ulteriormente!bravissimo

barbara tascone 04/10/2020 - 20:15

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Grazie tante Maria Luisa, Mirko e Anna Maria!...Mirko, mi hai lasciato senza parole.

Moreno Maurutto 04/10/2020 - 18:00

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Testo molto originale e ben scritto, che esprime con estrema efficacia il momento dell’addio.

Anna Maria Foglia 04/10/2020 - 15:17

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Non posso che ribadire ciò che penso del tuo modo di scrivere: affascinante. E questa volta lo fai con pochi righi. Un momento, in fondo abbastanza breve, in cui l'interesse oramai spento per l'altra persona cade su particolari. Suoni, colori.
O forse è solo un modo per non soffrire troppo.
Grandioso

Mirko D. Mastro(Poeta) 04/10/2020 - 15:12

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Molto breve questo racconto ma pieno di emozioni strane e addirittura in alcuni passaggi, perverse! Molto apprezzato, grazie.

Maria Luisa Bandiera 04/10/2020 - 14:11

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