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Chi c'è? Capitolo 6

6-Chi c'è?
Dopo una simile giornata, una doccia e dei vestiti puliti bastavano per farmi sentire rigenerato, finalmente potevo incanalare i miei pensieri concentrandomi su quale sarebbe stato il mio prossimo passo ma il fatto di non sapere da dove iniziare non faceva altro che aumentare il mio stato di angoscia.
Scrollai la testa come per liberarmi da un incantesimo, decisi di fare un giro per il centro commerciale, magari mi avrebbe aiutato a trovare qualche idea. Scesi le scale mobili, attraversai la galleria passando affianco al negozio di ferramenta, tentennai un momento davanti alla vetrina pensando che qualcosa da li dentro mi sarebbe stata utile. Ad un tratto rimasi impietrito, un rumore metallico proveniente dal suo interno riecheggiò tutt’attorno, mi dovetti scrollare letteralmente la paura di dosso, e affacciandomi all'ingresso con un filo di voce sussurrai "chi c'è?"
"Siamo qui"
Sentii contemporaneamente due voci rispondere. Corsi verso di loro con il cuore che mi batteva a mille, dietro ad uno scaffale c'erano due ragazzi con l’espressione sbalordita quanto la mia, gli fiondai letteralmente al collo e anche se non li conoscevo gli abbracciai come si abbraccia un caro amico che non vedi da tantissimo tempo. Non potevo crederci l'incubo era finito, anche se fino a quel momento non avevo mai dubitato di questo, ora avevo la certezza di non essere rimasto solo, tutte le angosce e le paure svanirono in quell'istante.
"Chi siete , da dove arrivate, c'è qualcun altro con voi?"
Li subissai di domande.
"Io sono Rod e lui e Jason"
E tu chi sei.
"Io sono Criss sono arrivato poche ore fa in città, a Riverdale da dove vengo sono spariti tutti, ma ero quasi sicuro che qui ad Atlanta avrei trovato qualcuno".
Non potevo crederci ora cambiava tutto non ero più solo ad affrontare quest’incubo. Ci sedemmo e iniziamo a raccontare quello che c'era successo fino a quel momento. Rod veniva da fuori città, aveva visto Jason che camminava lungo la strada a pochi km da qui e anche se di solito non dava passaggi agli sconosciuti, in quella circostanza non ci pensò due volte.
Ora eravamo almeno in tre ed era passato appena un giorno, questo lasciava presagire che c'erano sicuramente tanti altri sopravvissuti, era arrivato il momento di capire cosa fosse successo. Parlammo per ore raccontandoci quello che avevamo passato e come ci sentivamo dopo aver perso tutto. Ci addormentammo sfiniti nell'esposizione di materassi, pieni di dubbi e di paure ma sicuri che domani, almeno per noi sarebbe stato un nuovo giorno.



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Racconto scritto il 10/10/2020 - 15:42
Da Cristiano Pili
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