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Sire (cugino August e gli aforismi)!

"Sire, sire!" irruppe l’assistente del re nella sala dell’arte.
"Cosa succede adesso!", rispose il reale cercando di restare immobile, mentre il pittore lo stava ritraendo su tela.
"Suo cugino, sire".
"Quale cugino?", già infastidito dall’invadenza.
"Suo cugino il boia, sire".
"Beh, sta lavorando mi pare…".
"Si è così in effetti ma…".
"Cosa? Non lo vedi che sono impegnato?".
"Non mi sarei mai permesso se non fosse stata una cosa importante…August non riesce a tagliare la testa del condannato!".
"Come non riesce a tagliargli la testa! Ha superato brillantemente l’esame con Schmidt il boia di Norimberga e l'ho visto com'è meticoloso nel preparare l’arma…e così elegante nell’abbigliamento".
"Sembra che non riesca ad alzare abbastanza l’ascia e così i colpi sono un po'…inefficaci", aggiungendo: "Siamo arrivati già a sette tentativi, colpendolo a caso, ma senza tagliargli la testa, né ucciderlo in qualche maniera".
Il re rimase imperturbabile, forse infastidito.
L’assistente insistette: "Il condannato è molto vivo e lo sta offendendo in continuazione... non posso riferire con quali parole lo stia apostrofando ... ".
A questo punto il re fece un cenno al pittore e indispettito si rivolse all’assistente: "Allora dovremo andare al patibolo, ma prima scendi in biblioteca e nello scaffale vicino alla finestra prendi il volume con la lettera emme…mi raccomando, emme".
L’assistente si precipitò per quella stretta scala a chiocciola e raggiunse la piccola stanza buia e proprio in fondo, rischiarato dalla luce tenue che proveniva dalla finestra, individuò su quello scaffale, il librone con impressa una grossa lettera emme sul dorso.
Sollevato, di corsa risalì dal re.
Raggiunsero trafelati la scena del patibolo mentre August, seduto su una panca, stava bevendo cervogia da una bottiglia oramai quasi vuota, mentre dal ceppo, il condannato, nonostante la spalla sinistra fracassata continuava a inveire.
"August, cugino mio" disse il re affettuosamente.
"Sire" rispose ossequioso il cugino August.
"Sembra che tu ti stia divertendo oggi!".
Il re l’aveva presa un po’ alla larga, in fondo si trattava sempre di un consanguineo.
"Beh, in effetti non più di tanto. Non vuole morire e non la smette di urlarmi quanto sia incapace" e il condannato accortosi di questa ulteriore attenzione iniziò a urlare ancora più forte apostrofandolo con una lunga serie di epiteti.
"Forse è il caso di dimostrargli quanto si sbaglia, concentrati su un colpo, uno soltanto e staccagli quella benedetta testa, così la smette di essere volgare e irrispettoso".
August si sentì spronato a sufficienza. Si avvicinò al condannato, si mise in posizione, gambe leggermente divaricate, schiena dritta, il collo all’altezza dello slancio, mentre questi, imperterrito, gli sputava sangue su quei bei mocassini intrecciati. Sfoderò l’orgoglio più becero che avesse e alzò l’ascia più in alto possibile. Uno sforzo immane. L'arma ondeggiava, le braccia tremavano.
Il re in quell'istante si volse da un'altra parte, più per scaramanzia che altro, richiamando l’attenzione dell’assistente: "Apri il volume alla parola motivazionale!".
"Moti…?".
"Vazionale, sbrigati. In fondo, vai in fondo".
Affannosamente l’assistente sfogliò pagina su pagina fino alla 96. "Ecco" disse orgoglioso.
Quando sentirono il tonfo della lama sul ceppo si girarono.
La testa era ancora lì, ma c'era andato vicino troncandogli il naso che sanguinava copiosamente.
"Si è mosso, si è mosso" inveiva August saltellando e gesticolando forsennatamente.
Il re sbirciò pagina 96 e con enfasi si rivolse ad August:
"Non credo nel pessimismo. Se qualcosa non va come vorresti, devi insistere. Se pensi che stia per piovere, pioverà".
August interruppe quella danza goffa e prestò attenzione.
Il re proseguì: "Le probabilità di fallimento non dovrebbero mai distoglierci dal sostenere una causa in cui crediamo".
August, nonostante fosse esausto, si diresse alla panca, raccolse la bottiglia e finì quanto era rimasto della cervogia, poi si avvicinò al ceppo, recuperò l’ascia, diede uno sguardo di sfida al condannato che nel frattempo aveva ripreso ad inveire, anche se adesso il suono che usciva dalla sua bocca era buffo e forse ancora più irriverente, alzò l’ascia al cielo, facendola scendere repentinamente. Un gesto rapido e frettoloso.
Un colpo sordo, che non era beneaugurante. Niente, mancato di nuovo.
"Sono scivolato, sono scivolato…" si giustificava indicando il sangue ai suoi piedi.
Il re non si perse d'animo, insistendo:
"Se sei determinato, lavori duro e hai un obiettivo, puoi arrivare ovunque".
"Un risultato si ottiene al 10% grazie all'aspirazione e al 90% grazie al sudore della fronte".
August, paonazzo e madido di sudore, si sputò sulle mani, riprese l’ascia per un altro tentativo e…niente. Lo colpì ancora sulla spalla. Il condannato, con il braccio oramai inanimato e a penzoloni, continuava a urlare apostrofandolo con fantasia, ancora più colorita, sempre più forte.
"La motivazione è ciò che ti spinge a fare qualcosa. L'abitudine è ciò che ti fa continuare ad andare avanti a farla".
"La migliore preparazione per domani è fare del tuo meglio oggi".
August era in estasi, non si sarebbe più arreso.
"Sire, sire!" Balbettò l'assistente al reale che osservava la scena rassegnato.
"È un completo disastro" disse il re, immediatamente, anticipandolo.
"Sospendiamo le condanne a morte, almeno per il momento?" Bisbigliò timoroso l'assistente.
Il re lo guardò severo e solenne: "August è mio cugino, figlio di mia sorella, nipote di mio padre, discendente della quattordicesima dinastia regnante su queste terre…, è la sua missione".
Aggiungendo lapidario: "Il boia che si innamora della propria ascia non coglie il bersaglio". Si girò e si precipitò spedito verso il castello.
L'assistente prese nota e lo seguì immediatamente.
Mentre August perseverava.
Quando una persona si accorge che qualcosa non funziona, lo fa ancora più accanitamente!



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Racconto scritto il 19/10/2020 - 15:38
Da Moreno Maurutto
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