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Lettera a un gattino subito amato e già partito

Eri piccolo, piccolo e fragile, di colore rosso come tramonto a prima sera, negli occhi meraviglia e stupore. Ti annunciavano baffi lunghi e affilati, ti faceva luce un grembiulino bianco e macchia bianca sul muso.
Nella pensione La Casa dei Gatti eri il micino più indifeso, sempre in fuga.
Fu subito voglia di averti con noi. Appena giunti a casa ti nascondesti sotto il letto. Eri di nuovo un gattino in fuga.
Ti conquistai con un pugno di croccantini contenuti nel cavo della mano, che ti offrii allungandomi verso di te. Non fu subito “si” ma le mie offerte seriali determinarono un dolce e scambievole condizionamento d’amore.
Eri il mio risveglio mattutino, la mia “aurora di bianco vestita”. Mi svegliavi con delicate pressioni sul viso, aggiungevi il “naso su naso” versione del bacio nelle famiglie feline. Eri paziente, aspettavi che fossi pronto ad iniziare insieme la nuova giornata. I solleciti erano più vigorosi ma sempre dolci ed alternati. Mai ho temuto un incidente di percorso per i tuoi dentini o piccole unghie.
All’ora di pranzo, come principino in fiore, sceglievi il pasto più gustoso tra le varie batterie di cibo a disposizione. Due donne al tuo servizio, una tipo Regina Madre l’altra tipo Lady Poppins. Le carezze durante il pasto rinnovavano il rito dello scambievole condizionamento d’amore. Ricambiavi zappando con le zampette.
Di sera ti rilassavi stendendoti sulle mie gambe, allungate sulla sedia per farti stare più comodo. Eri contento, le zampette si allargavano e si stringevano comunicandoci felicità. Eri anche giusto e comprensivo quando ti stendevi tra me e mia moglie sui braccioli delle poltrone per condividere con entrambi momenti di dolce relax.
Sei andato via una sera all’improvviso. C’era preavviso che abbiamo istintivamente ignorato soffocandolo nel subconscio. Non correvi più, non saltavi più, non riuscivi nemmeno a ritrovare la tua lettiera. Ma lo sguardo era tranquillo ancora rispondente con noi. Forse, ci dicevamo, era tutta colpa dello stress del ricovero in clinica con trasfusione di sangue e relativi accertamenti.
Il sollievo più salvifico è che ti abbiamo fatto compagnia fino all’ultimo respiro e tu certamente hai avvertito la nostra presenza. Fortunatamente eravamo ancora svegli grazie ad un avvenimento in Tv trasmesso in tarda sera.
Ora è bello pensare che ci sia un giardino in fiore in qualche posto lontano lassù dove trovano posto i gatti d’amore. Chissà in quelle dimensioni è anche possibile andare a farvi visita come quaggiù si fa per un amico o un parente.
I sogni non hanno confini e non hanno catene. Si alzano in volo, vincono sulla materia.



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Racconto scritto il 13/07/2021 - 21:44
Da GIOVANNI PIGNALOSA
Letta n.48 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Anch'io avevo una gattina che ora corre sui verdi pascoli del cielo.
Simpatico racconto.

Maria Luisa Bandiera 14/07/2021 - 10:23

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