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Un insolito regalo di Natale.

Siamo nell'anno 1956, mio nipote Fausto ha otto anni, vale a dire che è nato il 13 Agosto 1948, in pratica il ragazzo lo abbiamo tirato su io e mia moglie Linda. Mio figlio Augusto lavora nel settore chimico, ha un ruolo di grande responsabilità in un'azienda che produce fibre sintetiche come il Nylon; mia nuora è maestra e insegna in una scuola elementare che dista una quindicina di chilometri dal paese dove viviamo. Linda, mia moglie fin che ha potuto ha lavorato come commessa in un negozio di abbigliamento per bambini, poi date le circostanze avverse della vita ha dovuto licenziarsi e trasferirsi nel paese dove tuttora viviamo. Non si è mai risparmiata, è andata a servizio da famiglie riuscendo a implementare il mio stipendio di operaio. Mio nipote è un bambino che non ha mai preteso nulla, snello e allo stesso tempo fragile, sempre loquace e curioso, ha voglia di imparare e apprende senza sforzo. Con mia moglie lo portiamo ai giardini, al campetto, lo accompagniamo a scuola, fa con la nonna una parte di compiti che gli sono stati assegnati. I nostri finiscono quando mia nuora ritorna dal lavoro. Con Linda ci accorgiamo che il carattere di nostro nipote è cambiato. È sempre stato un bambino esuberante, senza nessuna paura, ora cammina per strada guardandosi spesso intorno con timore, quegli occhi sempre vivaci che annunciano il sorriso ora li vedo impauriti, spenti. Nel pomeriggio, gli chiedo se andiamo a fare un giro in bicicletta. - No nonno, ho da fare i compiti! Di solito ti ci metti più tardi, una parte la fai con la nonna e l'altra a casa con la mamma. Che cosa è successo? Perché sei così triste? - Ho scoperto che sotto l'albero di Natale i doni li mettete voi grandi, non c'è nessun Babbo Natale, nessun Gesù bambino. Non vale! "Hai ragione piccolo mio, non vale, ma tu pensa come sarebbero stati i tuoi Natali se ti avessimo svelato la verità, sarebbe stato un giorno come tutti gli altri e questo non è giusto. Tutti gli anni festeggiamo il tuo compleanno che è ad Agosto, il 25 Dicembre festeggiamo il compleanno di Gesù, non importa se hai scoperto la verità e ne sei rimasto deluso, ti deve importare dell'amore che ricevi dagli altri e accettare il fatto che i doni che trovi sotto l'albero sono stati fatti con il cuore. Ora dimmi, che cosa vorresti trovare sotto l'albero il giorno di Natale?" - La neve nonno. La semplicità di questa richiesta mi fa capire che Fausto ha compreso quello che poco prima gli ho detto. “Perché la neve?” - Perché Gesù è nato al freddo e al gelo. In un momento di tenerezza ho avuto la sconsideratezza di prometterla al mio nipotino per il giorno di Natale. - Davvero nonno! Grazie. Che bel regalo, il più bello che abbia mai ricevuto.
Siamo nel mese di Novembre, il tempo continua a essere bello, e pure la temperatura non scende mai sotto gli otto gradi, e questo diventa per me un grande problema. Fausto ha una cieca fiducia in me e io penso che lo deluderò proprio il giorno di Natale. Tutte le sere accendo la radio, ascolto le previsioni del tempo, nessuna novità, regna un'alta pressione, le temperature variano dai tre gradi della notte, a dodici, il giorno. La neve è una chimera in un paese di mare. Mi domando, che cavolo di tradizione è quella della neve nel giorno di Natale? Il Vangelo stesso non narra che il giorno di Natale a Betlemme venisse giù la neve. Perché queste riflessioni non le ho fatte prima di promettere? Se avessi riflettuto che a causa del gelo, nel mondo, molte persone vivono di stenti. Desiderare il gelo è egoistico.
E’ l’antivigilia di Natale, la temperatura è scesa di botto, il vento di terra è pungente, il mare lievemente increspato. Le luminarie sono accese, il campanile della chiesa illuminato. La sera Fausto è con noi, mio figlio e mia nuora si sono ritrovati con gli amici a cena. Fausto e Linda sono in sala impegnati a costruire con i Lego un’astronave, io alla finestra. Non può essere vero! Sofficissimi puntini bianchi sospesi in aria che ben presto prendono la forma di fiocchi. “Fausto! Fausto! Vieni a vedere!” - Linda: non gridare così forte, alza il sedere e veni in sala. “No! Non posso! Venite a vedere! Arrivano. - Linda:- cosa c'è da vedere di così importante? “Vieni Fausto, guarda fuori.” La neve! Eccola. Evviva! Grazie nonno! Perché non si ferma a terra? “Devi avere pazienza, ogni cosa a suo tempo. Per fermarsi deve scendere la temperatura, domani mattina è tutto bianco. Ora vai a cambiarti, resto io di guardia.” In pigiama e pantofole mi raggiunge in cucina. Nonno, non vado a letto, resto qua con te. “Facciamo così, ancora una mezzora e poi fili a letto sennò chi la sente la nonna.” In quella mezzora, Fausto vede la neve fermarsi a terra. Esulta come se avesse segnato un goal. “Ora a letto, domani mattina quando ti svegli ti attende un spettacolo.” E’ il mattino della vigilia di Natale, nella notte è scesa un’abbondante nevicata. Fausto è al caldo sotto le coperte, Linda arriva in cucina e rimane attaccata alla finestra a guardare il manto di neve che nasconde l’asfalto e i marciapiedi. “Come facevi a sapere che nevicava?” Mi stampa un bacio sulla guancia. “Preparo la colazione” Ritorna ed esclama: “nevica! Che fiocchi vengono giù, vado a svegliare Fausto, non voglio che si perda questa nevicata.” Entrano in cucina e sono subito davanti ai vetri.
Nonno nevica! Sembrano farfalle questi fiocchi di neve. A furia di esclamare il suo stupore e la sua contentezza, il fiato appanna i vetri.
Siamo tutti e tre al tavolo a fare colazione, Fausto con la bocca piena: nonni, non ho mai camminato sopra la neve. “Cosa ne dici se andiamo a calpestarla un poco?” Si nonno! Come sono contento! Dai, andiamo. Lidia:- ma che andiamo e andiamo; a prendere un accidente andate voi due! Tu preparati.
Mi vesto per uscire con mio nipote, lei la vedo andare in dispensa, tira fuori un paio di scarponcini, non so da dove siano saltati fuori; li fa calzare a mio nipote. - Sono della tua misura. Lo aiuta a vestirsi. Mi sono imbardato per bene, Fausto indossa il cappottino e si sistema il cappellino sulla testa. “Fausto, usciamo che è l’ora giusta.” - Fermatevi! Tu sei più piccolo di lui. Dalle sue mani come per magia escono due manopole, sono di pelle di pecora e all’interno rivestite interamente di pelo. - Tieni Fausto e tira tanta neve a tuo nonno. Mi raccomando, vieni a casa un po prima del solito perché alle due tuo figlio e tua nuora vengono a prenderlo. Usciamo di casa, Nonno, sembra di camminare sullo zucchero! Guarda nonno, le nostre orme. Raggiungiamo la spiaggia, non l’avevo mai vista così. Le barche sono coperte di quella coltre bianca. Poco più avanti un gruppetto di ragazzini, sono amici di mio nipote. Nonno, io vado. “Vai e divertiti, io sono nei paraggi.” Lo osservo che si allontana e si butta nella mischia. Si tirano l’un l’altro palle di neve. Sono spensierati, felici. Il silenzio è interrotto dalle urla dei ragazzi, il mare è piatto, lo sciabordio assente. Arrivano altri nonni e alcuni genitori con i quali c’è un buon rapporto di amicizia, si comincia a parlare di questo evento inusuale dalle nostre parti e il tempo scorre veloce. Sono già le undici, chiamo mio nipote che subito mi raggiunge, “è l’ora, noi dobbiamo andare.” Ancora cinque minuti, nonno, ti prego! “Li conosco bene i tuoi cinque minuti. Lo sai birbante che poi la colpa è mia.” Mi spiace doverlo far abbandonare la compagnia in questo giorno speciale, “che siano solo cinque i minuti”, grazie nonno. I minuti son diventati quindici e contando i dieci minuti e oltre di strada per tornare a casa, sono in ritardo di una mezzora e so a cosa vado incontro. Non è come pensavo, Lidia chiede subito al nipote se si è divertito, a me non rivolge parola. La vedo che con lo sguardo guarda spesso in direzione dell’orologio appeso alla parete, poi, - è l’ora di un bel bagno, è da stamattina che ho acceso il boiler, acqua calda per tutti e due, prima vai tu Fausto, se hai bisogno chiama la nonna! Fausto ha finito di farsi il bagno e Linda lo avvolge nell’asciugamano. Ora è il mio turno. Non ho il tempo di entrare in bagno che mio nipote lancia due starnuti di fila e mia moglie con il suo “io lo sapevo” mi fa sentire maledettamente in colpa. A pranzo non sono di buon umore, non era mia intenzione far prendere il raffreddore a mio nipote, spilucco a malapena qualcosa mentre Fausto si rimpinza dei gnocchi al pesto che ha preparato Linda. Nessun starnuto, nessuna goccia al naso, solo il movimento delle mascelle, intervallato dalle sue continue domande, non a tutte so dare la corretta risposta, me la cavo con quello che mi costa più difficile ammettere: “non lo so”. Il malumore lascia ben presto spazio al buon umore nel vedere mio nipote felice e senza conseguenze dal mattino passato al gelo sulla spiaggia. Nel primo pomeriggio mio figlio e mia nuora arrivano a prenderlo, trascorre il pomeriggio della vigilia con i suoi genitori.
Poco dopo che sono usciti, mi sdraio sul divano per la pennichella pomeridiana. Dopo un’ora mi sveglio, Linda è in cucina alle prese con i fornelli per il pranzo di Natale. Scosto le tende della cucina e vedo le nuvole cariche di neve che dai monti si spostano verso il mare. “Linda, esco, vado al bar a fare due chiacchiere, quando ritorno ti racconto le novità. E’ sollevata, quando cucina meno mi ha tra i piedi meglio è. Mio nipote è stato adottato all’età sei mesi, il fatto in paese è stato fonte di tante chiacchiere. Linda, pativa quella situazione e l chi e persone che giudicavano non erano poche. Nonostante gli anni passati ancora oggi c’è chi vuole infierire. E pure in questo giorno di attesa. Lo sento distintamente, quando entro nel bar, “lo chiama nipote ma non è mica il suo, e l’importanza che si dà quando sono assieme, manco gli somiglia.” Osservo chi cerca di fargli interrompere la sua filippica sentendosi in imbarazzo, lo leggo dal linguaggio del corpo. Quando il tizio si accorge della mia presenza è tardi, fa come se niente fosse, cambia argomento, nonostante che, oramai nessuno lo ascolti. Vado al banco e osservo molte persone in imbarazzo per essere state colte ad ascoltare lo sproloquio del tizio. Si avvicina un amico al banco, “hai cambiato colore non farci caso è cattivo”, - non è pericoloso è un imbecille patentato. Vuole sempre avere ragione su tutto e rompe i coglioni parlando a vanvera di tutti quelli che non la pensano come lui a cominciare dai Rumeni che lavorano in cantiere all’ambulante negro che arriva nell’estate. Forse in questo paese c’è bisogno veramente di più persone cattive che imbecilli. Nel sentirmi parlare in quella maniera si avvicina un altro amico che frequenta assiduamente la parrocchia, “cerca di non dire scemenze pure tu, manca la bontà cristiana.” - Lascia perdere che quello è un pezzo del problema, non è certo la soluzione. Quando si va a confessare, l’idiota, riceve sempre l’assoluzione e si sente in diritto di manifestare apertamente la sua tracotanza. - Andiamo a fare una partita a carte, che è meglio, e spero che non venga d’intorno a commentare il gioco.
Ci mettiamo al tavolino per giocare a carte. Con soddisfazione mi accorgo che il tizio ha preso l’uscita. Mi esce un sospiro e mi godo la pace ritrovata. Dura poco. Saranno passati dieci minuti ed eccolo entrare, si posiziona nel circolo di persone che osservano la partita. Fino a un attimo prima io e il mio compagno stavamo conducendo alla grande. Mi ribolle il sangue a sentire le sue esternazioni, ho perso la concentrazione e non riesco a giocare, il punteggio si capovolge a favore dei nostri avversari. La partita è persa, nell’ultima mano commetto una serie di errori che nemmeno un principiante li fa. Quando sento esclamare, “è più bravo quando gioca con il nipote sbagliato” - mi alzo di scatto dalla sedia e gli rifilo uno schiaffo violento in viso con il rovescio della mano, ha la bocca sanguinante. Le persone d’intorno si dividono in due gruppi e a stento ci portano fuori dal bar per evitare spiacevoli e gravi conseguenze. Gli urlo in faccia che non deve nominare mio nipote, la sua risposta è un sonoro: “vai a farti fottere, hai fatto un figlio senza coglioni.” D’istinto senza pensarci gli tiro un pugno senza guardare dove poteva arrivare, vedo il tizio che si affloscia sul marciapiede, non riesco a fermarmi, lo tiro su tirandogli i capelli, lo incollo al muro, “se ti sento ancora una volta parlare di mio nipote ti cambio i connotati e finisci all’ospedale, capito?” Non ha la forza di rispondere. Lo lascio lì e mi avvio verso casa. Mai avrei pensato di reagire in quel modo. Nel corso degli anni ho imparato a tenere sotto controllo la rabbia, ma quella sera della vigilia ho perso il senno. Sono a metà strada, mi viene incontro a passo svelto Linda, - mi ha raccontato tutto la moglie di Marcello, l’hai messo al suo posto quel farabutto d’una malalingua. “Non sai quanto mi dispiace aver reagito in quella maniera, domani sono sulla bocca di tutti e se lo viene a sapere Fausto dai suoi compagni di classe, mio figlio e mia nuora non me lo perdoneranno mai.” - Andiamo a casa, stai tranquillo hai fatto la cosa giusta. Arriviamo, tolgo il giaccone e mi allungo sulla poltrona senza togliermi gli scarponi, incomincio a tremare e mi scendono le lacrime dagli occhi, “dovevo lasciar perdere, lo sanno tutti che razza di personaggio è.” – Proprio per questa ragione non devi star male, a tutto c’è un limite e quando questo lo si sorpassa, non si sa mai quali sono le conseguenze. L’albero di Natale e il presepio che mia moglie ha fatto sono lì davanti ai miei occhi, le luci intermittenti e la composizione del lavoro fatto da Linda mi distraggono dai pensieri. La notte non riesco a dormire, quelle parole che il cretino ha pronunciato ora mi fanno più male della reazione che ho avuto d’istinto. Mi rigiro in continuazione, pure Linda non riesce a prendere sonno. - Ascolta mio caro, noi siamo una famiglia e questa parola ha senso solo se la si riempie di contenuti positivi e noi lo abbiamo sempre fatto, tra noi due, con nostro figlio, con sua moglie e con Fausto. Come puoi pensare e crucciarti sul fatto che tuo figlio non capisca la reazione che hai avuto nei confronti di chi ti ha toccato uno degli affetti più cari che hai. Cerca di riposare, domani è una giornata speciale e c’è ancora la neve. Le parole di Linda hanno l’effetto di un toccasana, non chiudo occhio ma mi sento come se mi avessero tolto un peso di dosso.
Il mattino di Natale.
Ci alziamo dal letto e Linda, puntualmente mette su il caffè, scruta fuori dalla finestra, “è ancora tutto bianco”. Mi sento diverso dalla sera prima, quello che mia moglie mi ha detto mi ha dato nuova energia per affrontare nel miglior modo possibile questa giornata di festa. E’ tutto pronto, Lidia la vigilia si è data un gran da fare per preparare il pranzo natalizio mentre io, lasciamo perdere. Rimango in casa, non ho assolutamente voglia di incrociare gli sguardi di chi pure oggi è pronto a giudicare. Alle undici e trenta, il trillo del campanello, vado al citofono ad aprire il portone. Eccoli salire scale, conduce il gruppo Fausto seguito da mia nuora e a ruota mio figlio. Appena entra in casa mi abbraccia e corre da sua nonna, non si toglie la roba di dosso, le parole gli escono a valanga nel descrivere quello che ha trovato sotto l’albero. Mia nuora mi abbraccia affettuosamente e mio figlio come entra mi dà una pacca sulla spalla, “non si parla della natività questa mattina in paese, il protagonista sei tu, l’altro non è che un comprimario messo per una buona volta al suo posto.” - Sono dispiaciuto, mi sento uno schifo, non so che cosa mi è preso. Ho solo fatto un gran pasticcio e mi auguro non abbia conseguenze per mio nipote. Mia nuora si avvicina, mi prende sotto braccio e mi accompagna alla poltrona, lei si siede affianco, “non essere dispiaciuto, hai fatto quello che avrebbero fatto tanti altri nonni.” - Ma, se Fausto viene a sapere dagli altri…, non mi lascia terminare la frase, “non ce né bisogno, sa che è stato adottato, e da un po di tempo, con l’aiuto di un psicologo siamo riusciti a spiegargli che l’unica differenza sta in una parola, biologico, l’altra quella più importante è che lui è nostro figlio. - Perché non ci avete detto niente? “Per una sola ragione, quella di evitare di parlarne ancora con lui, quando vorrà noi gli daremo tutte le notizie in nostro possesso, per ora deve vivere la vita senza assilli e sentirsi amato per quel che in realtà è, un figlio per noi, un nipote per voi. E’ stata la più bella sorpresa che mai nella mia vita abbia ricevuto. Sono felice che mio figlio e mia nuora abbiano raggiunto questo grado di maturità nell’affrontare i problemi della vita.
Fausto è in cucina con Linda e mio figlio, lo sento che reclama l’apertura dei pacchi che sono sotto l’albero, “quando apriamo i regali?”
- Gli urlo, quando vuoi! Si precipita in sala seguito da Linda e suo padre che non vogliono perdersi l’apertura dei pacchi. “Qual’è il mio, nonno? - Il pacchetto più piccolo che c’è. Non batte ciglio, prende tra le mani il pacchetto ben confezionato da Linda, lo apre, un biglietto con su scritto: corri in solaio. “Vieni papà, andiamo a vedere cosa c’è. Salgono le scale, aprono la porticina del solaio. “Evviva la bici nuova, grandi i miei nonni!” Mi sporgo dal vano scala, - peccato che non puoi usarla ora, volevi la neve, sei stato accontentato, appena si scioglie, prova subito la bicicletta e quando vuoi farti una pedalata io sono qui. La bici quando rientrate portatela con voi, a beneficio di mia nuora che ne avrebbe fatto a meno, - in solaio occupa spazio. Quando Linda e mia nuora ci chiamano, andiamo a tavola. E’ per noi sempre un momento particolare quando pranziamo assieme, lo viviamo sempre con la stessa intensità, condividiamo un sorriso, raccontiamo quel che di bello ci è capitato durante la settimana e lasciamo alle cose storte il loro tempo per farsi da parte. Non un cenno di quel che è successo nella vigilia. Fausto, con la bocca piena è continuamente a chiedere quando la neve si scioglierà, in questa giornata non posso rispondergli, non lo so, poco prima alla radio ho ascoltato le previsioni del tempo e in tutta la Liguria da domani torna a splendere il sole. “Ragazzo mio preparati, domani c’è il sole che fa sparire la neve.” - Ne sei sicuro nonno? “Sicurissimo” – Come fai a saperlo? “Segreto nipote mio.” Linda, - nessun segreto Fausto, tuo nonno ha sentito le previsioni alla radio.” - Allora non sei stato tu a regalarmi la neve. “Vero, io e la nonna ti abbiamo regalato la bici, ormai quella che avevi ti stava stretta, la neve che hai chiesto è il corso della natura che regola il tempo che l’ha mandata. Nessun prodigio, in questo caso diciamolo pure: una bella patta di culo. Ride come un matto e contagia tutti noi che come allocchi gli andiamo dietro. Nel tardo pomeriggio, fanno ritorno alla loro casa, io e Linda ne approfittiamo per fare una passeggiata in paese. Linda mi si raccomanda che non devo far caso agli sguardi, - facciamo sì che questa giornata si concluda come è iniziata, promesso? “ Stanne certa, prometto.” Incontriamo poche persone in giro a quell’ora, e tutti quelli che salutiamo si fermano senza secondi fini a parlare, si percepisce dal tono della voce, dalla disponibilità di ascoltare, altri ci invitano a prendere un caffè con loro, ne ho voglia e pure Linda di passare un poco di tempo in compagnia ma l’idea stessa di entrare nel bar dove il giorno prima mi sono azzuffato mi ripugna. E’ linda a rompere gli indugi, “prendi il toro per le corna ed entriamo.” - Va bene, andiamo a prenderci questo caffè in buona compagnia.
La sera a casa seduti in cucina spilucchiamo gli avanzi del pranzo, mentre parliamo il volto di Linda s’illumina quando l’argomento è quello del nostro nipote, “un bambino brillante, cresciuto bene, e poi già sapeva che è stato adottato e si è sempre comportato come se niente fosse, è sempre affettuoso e pronto a giocare con noi, è proprio vero che lassù c’è qualcuno che pensa a mettere le cose a posto.” - Le cose a posto le hanno messe i suoi genitori, parlandogli e cosa ancora più importante essersi confrontati con chi sa come affrontare i problemi. Vedi, i miei “non lo so”, quando mi pongono domande alle quali non ho risposta sono sempre occasioni per imparare qualcosa di nuovo, non mi sento in imbarazzo ad ammettere che ignoro molte cose, l’importanza del comprendere avviene sempre dopo, mai prima. Chi si crede di essere nato imparato e ha la soluzione pronta per ogni problema è una persona della quale occorre diffidare. Mia cara, una bella giornata ma faticosa, io vado a letto, domani mi alzo presto, vado a sistemare i palamiti, almeno sono concentrato su qualcosa di utile. In sogno mi ritrovo in mezzo al mare con il mio gozzo, d’intorno una vastità di pesci bianchi, non ne avevo mai visto, mi parlavano in un linguaggio che non riesco a capire, poi una luce intensa mi abbaglia, è il faro di una pilotina della guardia costiera, si accostano e un marinaio sale sul mio gozzo, - tutto a posto? Cosa ci fa nel mezzo del mare a quest’ora, guardi sulla riva c’è sua moglie preoccupata che l’aspetta. Mi desto dal sogno, mia moglie è lì vicino a me, dorme tranquilla, mi alzo, vado in cucina a bere un bicchiere d’acqua e ritorno a letto tentando inutilmente di addormentarmi. Erano successe in una settimana una quantità tale di avvenimenti che a volte non succedono nel corso di un anno. La promessa, la neve, la scazzottata, l’adozione, devo trovare il modo di mettere fine a questi pensieri e ritornare al razionale della mia quotidianità. Non so se ci riuscirò. Attendo l’ora in cui mia nuora accompagna in chiesa mio nipote, era da tempo che non ci mettevo piede. Mi siedo nella panca vicino a Fausto, ho solo voglia che mi vedano vicino a mio nipote, come quando siamo fuori, uniti, complici, contenti.



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Racconto scritto il 26/03/2024 - 20:33
Da Francesco Rossi
Letta n.73 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Splendido, solita grande scrittura.
Complimenti

Mirko D. Mastro 28/03/2024 - 06:54

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