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Feste in maschera e piatti di lenticchie

Eravamo in tanti e in poco spazio, eppure c’era posto per tutti. Nel palazzo ci conoscevamo per nome di nascita e soprannome.
Giù a pianterreno abitava Donna Carmela, sempre pronta a mandarci via con un secchio pieno d’acqua quando giocavamo a pallone con palle di pezza o ci fronteggiavamo con archi, freccette e pistole con capsule scoppiettanti.
Subito dopo l’aggressione, verbale e senza lanci d’acqua, lei stessa ci diceva con un sorriso che potevamo continuare a giocare ma senza gridare.
Al primo piano abitava l’infermiera di tutti, pronta a farci l’iniezione per un po’ di influenza o il solito mal di gola.
Al secondo piano c’era la signora della merceria di fronte, sempre pronta a venderci a prezzo scontato l’armonica a bocca, ciondoli portafortuna, cappellini alla moda.
Al terzo piano abitavano i miei zii e i loro parenti con un pieno di cugini e cuginette.
A fine anno ci davamo appuntamento sulla terrazza del terzo piano. Si raccontavano e si ascoltavano le storie degli anni passati.
Per magnificare il presente e l’anno in arrivo le persone di maggiore età del gruppo ci descrivevano gli anni delle grandi guerre. Fame, stenti e sacrifici. Delle fave mangiavano solo le scorze, il frutto era riservato ai figli. Nel buio dei ricoveri, durante i bombardamenti, si tenevano per mano, si abbracciavano per farsi coraggio, qualcuno pregava a bassa voce. Grida di gioia si levavano quando non si udiva più il rombo di motore degli aerei. Erano sprazzi di felicità che vivevano e condividevano con parenti, amici e sconosciuti incontrati per caso.
Un giorno, forse, sarò io a raccontare a tutti le nostre storie
Dirò anche io: eravamo in tanti, sempre vicini, ci scambiavamo saluti ed abbracci, Tra i grandi l’abitudine di stringerci la mano, con figli e nipoti scambio di tenerezze. Si giocava a carte, si programmavano vacanze insieme, avevamo in comune anche serate di ballo e tifo sportivo per le squadre di calcio.
Le cose belle, però, subiscono a volte busche interruzioni . L’anno 2020 fu invaso da Covid 19, acronimo di malattia da virus , 2019 l’anno di identificazione.
Quando in famiglia o tra amici qualcuno tossiva o si sentiva accaldato subito gli veniva chiesto se aveva fatto il tampone, nel suo interesse e nell’interesse di tutti. L’incontro per strada era evitato. Si fingeva di non riconoscere, per alibi la mascherina che nascondeva profili ed espressioni. Il telefono era muto, non c’erano incontri da concordare. Solo casa e visite a parenti con il rispetto delle regole stabilite nei decreti ministeriali. Degli amici stavamo dimenticando anche i nomi, a volte ricordavamo solo quello di un coniuge, l’altro era genericamente “il marito” o ”la moglie”. Il whatsapp era utilizzato solo per l’invio di immagini e frasi seriali che sono di tutti e di nessuno.
Nelle guerre di trincea i soldati scavavano buche collegate tra di loro e alzavano barriere per non fare avvicinare il nemico, noi indossavamo la mascherina e rispettavamo la distanza di un metro o forse più per tenere lontano gli altri corpi dai nostri corpi. L’amore era sostenuto solo dagli sguardi. Vietato anche il bacio piccolissimo.
Però potrò anche raccontare che nelle ricorrenze natalizie ci furono comunque pranzi in famiglia nel numero consentito ospiti compresi. Il 31 dicembre serata in in maschera secondo il rito e la finzione carnevalesca: la mascherina poggiata sul volto per gioco e non per prescrizione sanitaria.
La prima portata era una zuppa di lenticchie beneauguranti . L’economia di ognuno, Stato compreso, ne aveva bisogno.
A tutti , chissà, potrò forse anche dire che tutto si risolse nel gennaio del 2021 o poco più in là . Coronavirus ebbe la sua Waterloo grazie al vaccino distribuito sfuso e a pacchetti. Tutti eravamo ritornati a vivere felici e contenti , baci e abbracci come prima, più di prima.
IL mondo dopo la pioggia sembra sempre più bello, dopo Covid 19 ci sembrò ancora più bello.



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Scrittura creativa scritta il 20/01/2021 - 09:21
Da GIOVANNI PIGNALOSA
Letta n.91 volte.
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Commenti


Grazia Anna Maria, ho cercato di rappresentare il piacere della condivisione degli anni passati paragonato alla tristezza degli odierni rapporti regolati dal covid 19

GIOVANNI PIGNALOSA 21/01/2021 - 15:10

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Scritto molto bene, confronta un mondo passato con l’attuale che non è ancora uscito dall’emergenza del COVID. Non sarà certo a gennaio, ma nel giro di qualche mese speriamo di esserne fuori e sarà gioia grande, sarà come una liberazione!

Anna Maria Foglia 20/01/2021 - 11:16

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