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LA BELLEZZA DELLA NATURA

Le istruzioni sono:

Scrivi un racconto che abbia come tema la bellezza della natura tenendo come riferimento un aforisma di Gary Snyder che dice: La natura non è un posto da visitare. È casa nostra.


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La salita al monte Losetta

“Domenica prossima il C.A.I propone la salita al monte Losetta. Anna Maria, ti interessa? vengono anche Mariuccia e Rita.”
“Paola, ho letto nel programma che c’è un forte dislivello, non so se sono in grado di affrontare questa escursione.”
“Io l’ho già fatta alcune volte, secondo me ce la puoi fare perché, essendo molto lunga, il dislivello è ben distribuito.”
Mi lasciai convincere e quella domenica di agosto, alle otto del mattino cominciammo la salita. Avevo uno zaino ergonomico, abbigliamento tecnico adeguato, scarponi e racchette. Da alcuni anni ero iscritta al C.A.I, ma non avevo mai fatto una salita di quel tipo che raggiungeva i tremila metri.
La prima parte fu agevole e, mentre procedevo, mi godevo l’aria frizzante, la bellezza verdeggiante della vallata, il fischio delle marmotte che sembrava ci accompagnassero. Chiacchieravamo anche fra di noi. Poi il sentiero si strinse, diventò sassoso e più erto. Cominciai a perdere posizioni e a preoccuparmi. “Chissà se ce la farò?” pensavo, mentre mi aumentava il fiatone.
Paola, che invece non aveva mai problemi di questo tipo, si accorse che ero rimasta indietro e mi aspettò. Arrivò anche un responsabile del CAI che mi disse: ”Dammi lo zaino, te lo porto io, vedrai che andrai meglio”. Egli riprese il cammino con due zaini in spalla e lo vidi allontanarsi agile e stabile come un camoscio. Lo guardavo ammirata.
“Come va?” mi chiese Paola dopo un po’. “Tutta un’altra cosa, ora non ho più problemi” risposi sollevata.
Ad una svolta, fummo colti da una sorpresa: la neve; era nevicato nella notte ed il sentiero era tutto ricoperto da un leggero strato. Le guide si raccomandarono di procedere con prudenza e di usare le racchette.
Dopo tre ore di cammino arrivammo alla cima del monte Losetta dove ci aspettava uno spettacolo grandioso: di fronte apparve in tutta la sua maestosità la parete nascosta del Monviso, chiamata Dado, proprio per la forma che presenta. Il Monviso con tutta la sua bellezza si erge a forma di piramide e non si vede mai questa parete, se non salendo nelle escursioni dalla parte opposta.
Per la prima volta nella mia vita avevo raggiunto i tremila: ero al settimo cielo.
Mi guardai attorno e quasi mi colse la sindrome di Stendhal: ero circondata da una corona di innumerevoli vette con sopra un cielo terso azzurrissimo, mi sembrava di essere immersa in un paesaggio metafisico e fantascientifico. Non avevo mai visto nulla di simile!
Ci fermammo, ma non potevamo sederci sui massi per la neve, quindi mangiammo i nostri panini e la nostra frutta da in piedi. Uno dei membri del C.A.I passò a raccogliere i rifiuti di tutti e li mise nel suo capiente zaino, a valle li avrebbe smaltiti nelle isole ecologiche.
Cominciammo la discesa da un altro versante, per cui si pararono di fronte a noi nuovi suggestivi paesaggi. Io, trattandosi appunto di discesa, indossavo il mio zaino senza problemi.
All’improvviso sentii un’esclamazione e una parte del gruppo si arrestò. Avevano tutti gli occhi a terra e vidi anch’io: erano sparse qua e là delle meravigliose stelle alpine. Nessuno si sognò di raccoglierle, non solo perché vietato da una legge che le protegge essendo esse in via di estinzione, ma anche perché chi fa parte di questo gruppo ha una spiccata sensibilità nei confronti della natura.
Facemmo, piuttosto, molte fotografie con i cellulari.
Ripreso il cammino, dopo qualche tempo, scoppiò un temporale. Indossai il kway e tirai sulla testa il cappuccio. La pioggia cominciò a venire giù ed era mista a grandine.
Io scendevo sferzata da un vento che mi bagnava la faccia, respiravo a pieni polmoni quell’aria elettrizzata, sembravano aprirsi tutti i pori della mia anima e mi sentivo piena di energia. Il chiacchiericcio si azzerò perché ciascuno badava a non scivolare sul percorso bagnato tutto costituito da scalini e salti, pietre di varia grandezza e ghiaia.
Che meraviglia! Sentivo solo più le voci della natura: lo scroscio del torrente che bordeggiava, il veemente fruscio delle fronde, la grandine che ticchettava sui sassi, sugli impermeabili e sui pensieri. Io mi sentivo vieppiù un tutt’uno con la natura che mi abbracciava in modo un po’ rude, ma che riusciva a trasportarmi nel suo magico mondo. Mi sentivo libera, leggera, forte e felice.
Arrivammo al pullman senza problemi per nessuno. Appena il mezzo si mosse, caddi in un sonno profondo. Quando mi risvegliai, riconobbi le vie e le case della mia città.
“Paola, quand’è la prossima escursione e qual è la meta?”
“Fra quindici giorni si va sull’Appennino Ligure: una facile camminata in cresta, da cui si vede quasi sempre il mare. “
“Oh! che bello! Segnami già tra gli iscritti.”



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Scrittura creativa scritta il 04/06/2021 - 18:46
Da Anna Maria Foglia
Letta n.96 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Ringrazio Giacomo e Mirko per i loro commenti, chi ha letto e chi ha messo le stelline.
Ringrazio anche chi mi ha dato UNA SOLA STELLINA. Graficamente una sola stellina sembra negativa, in realtà è meglio di nessuna stellina.
I miei occhiali hanno le lenti rosa

Anna Maria Foglia 05/06/2021 - 16:05

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Bella scrittura, davvero. Molto piaciuti l'uomo- camoscio e "la natura che mi abbracciava in modo un po' rude".

Mirko D. Mastro(Poeta) 05/06/2021 - 05:39

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Bel racconto, mi sembrava di essere lì con voi. Molto vive le immagini, e ben espressi i pensieri. Mi è piaciuta molto la grandine che ticchettava sui sassi, sugli impermeabili e sui pensieri. una frase da copiare...tanto è bella. Ciaociao, e brava.

Giacomo C. Collins 04/06/2021 - 21:00

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