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CLXIII

Quando ai miei occhi il molo si para
tutte cose, tosto, cervell connette
e ognuna al posto giusto rimette
e quel di prima e quel di poi separa.


Di dosso si scrolla residua tara,
mentre occhio contempla,mente riflette
e d’ottobre mi porta a quella notte
e a nonno steso in quella fredda bara.


La tormenta annienta uomini,
animali, alberi, case e cose
e son lutti miseria e sofferenza.


Ma Carità che non tiene confini
Pietosa, il manto della sua clemenza
Sul nostro capo, per pietate, pose.




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Poesia scritta il 18/12/2011 - 13:04
Da nello maruca
Letta n.1601 volte.
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