Collezionisti di echi
era d'inchiostro e le conchiglie,
smarriti avevano i sogni.
Le stelle marine cadevano
a frotte dal cielo e i molluschi
erano solo eremiti.
-E cosa vedesti solo più in là
in quel totale blocco scandito dal lento
scorrere di un’altra tristezza…-
Sulla sabbia due ombre,
nuvole in miniatura o
stormi migratori aspiravano
a un verbo mentre tutto taceva.
Collezionisti forse di echi, di respiri
mentre il tempo tratteneva il fiato
e aspettava.
La rena era stanca, immobile
il vento scordato.
-…e immagino fosse attonita la eco
della mia silicea dal vetro.
E trovasti da dove giungeva quel flebile
fiato tra il quarzo?-
Mentre sospesa tra rami di pino,
cortecce superstiti ai roghi di vita,
sentì improvvisa la brezza mossa
da ali, vibrava a tempo con l'onda.
-Poi che cosa cambiò nell’ultimo
mio fluire quasi del tutto
ricoperto di resina?!
Quando nel vibrato delle conchiglie
accordai il vento che tornò
a produrre le note giuste?-
Affidai a lei la mano che
portasse alle ombre un brivido
antico per schiarire il mare
e voci di sogni a chi li aveva
sperduti.
-Ora sii gentile e voltami, cosicché io
non giaccia per troppo inclinato
dalla parte sbagliata della clessidra.
Intrappolato nel silenzio
di una situazione statica che non
mi si addice, perché tutto
riprenda a muoversi.
Che il tempo non può restare immobile-
(da Proseria, M.D. Mastro a quattro mani con l’autrice A. Cenni)
Poesia scritta il 26/07/2026 - 02:02Voto: | su 0 votanti |
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