Odo un urlo di voce che s'alza,
la mia consanguinea riapre
il sipario su ieri, strilli
di allora a farmi da specchio
al terrore.
Strepiti scagliati, boati
su l'innocenza, sconquassi
nel petto.
Un fardello che porto da
tempo ma non posso scrollarlo
di dosso, vorrei, ho tentato
di allontanarmi, ma poi
mi ha ghermito alla prima
caduta, rovinò così la mia vita.
E ora che cerca il potere
di schiacciarmi di nuovo,
devo tentare di aggrapparmi
alla luna ma non sempre la
vedo, si cela, timore che
il mio sgomento le abbassi
la luce.
Così mi chiudo a feto sul
letto di ortiche e aspetto
che passi, che possa placarmi
e mi ricomponga ritrovando
la forma.
Da allora io gli urli rifuggo.
Lei, ultima arpia.
la mia consanguinea riapre
il sipario su ieri, strilli
di allora a farmi da specchio
al terrore.
Strepiti scagliati, boati
su l'innocenza, sconquassi
nel petto.
Un fardello che porto da
tempo ma non posso scrollarlo
di dosso, vorrei, ho tentato
di allontanarmi, ma poi
mi ha ghermito alla prima
caduta, rovinò così la mia vita.
E ora che cerca il potere
di schiacciarmi di nuovo,
devo tentare di aggrapparmi
alla luna ma non sempre la
vedo, si cela, timore che
il mio sgomento le abbassi
la luce.
Così mi chiudo a feto sul
letto di ortiche e aspetto
che passi, che possa placarmi
e mi ricomponga ritrovando
la forma.
Da allora io gli urli rifuggo.
Lei, ultima arpia.
Poesia scritta il 21/07/2026 - 16:38Da Etincelle .
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