Invettive,
Eloquenti nell'esposizione. Erano
Ruvide, di un pathos profetico, le
Parole dirette alla classe politica e
A quella omologazione delle coscienze. Fu
Oltremodo scomodo in vita. Usò una
Lingua antica, il friulano, con piglio
Originale per difendere la cultura contadina.
Posò gli occhi sugli ultimi:
Avidi di vita, ma
Solitarie presenze ai margini.
Oggi la sua voce si fa testamento:
Libertà di coscienza, verità sulle stragi
Insabbiate. Sua la frase: "Io so. Ma
Non ho le prove".
Italia, nel tuo nome:verità atrocemente incompiute.
Acrostico (componimento mnemonico).
Piccola nota: Omaggio a Pier Paolo Pasolini. Nato a Bologna, ma fin dall'infanzia legato al Friuli e in particolare a Casarsa, terra d'origine della madre. Qui, nel 1942, pubblica la sua prima opera, Poesie a Casarsa: un capolavoro che eleva il dialetto locale a dignità letteraria. Si tratta di quattordici liriche scritte in friulano con traduzione in italiano, dove il Friuli viene identificato come una piccola patria storico-linguistica di cui Pasolini si sentiva, ogni giorno di più, figlio devoto. Emerge già in queste liriche quel mito a lui così caro: l'esistenza di un mondo arcaico, incontaminato e innocente, ancora profondamente abitato dalla dimensione del sacro; un universo in cui il dialetto si fa lingua dei contadini, rifugio intimo della poesia e codice comunicativo puro.
Attraverso la lingua, egli rivendicava l'autonomia del Friuli: parlare friulano significava, per lui, parlare latino. Soleva dire: "Verrà bene il giorno in cui il Friuli sarà cosciente di avere una storia, un passato, una tradizione!". E osava stimolare la sua gente: "Nessuno, è vero, lo ha mai adoperato per scrivere, per esprimersi, per cantare; ma non possiamo pensare, per questo, che debba sempre rimanere sotterrato nei vostri focolari, nei vostri campi, nei vostri stomaci".
Nel 1945 fonda l'Academiuta di lenga furlana, un cenacolo artistico nato per promuovere la letteratura in lingua friulana. In quel medesimo periodo si distingue anche nella pittura, ritraendo paesaggi e scorci della campagna circostante.
Memorabili gli scritti corsari, pubblicati nel 1975, raccolta di articoli e saggi apparsi sul Corriere della Sera. Con quegli scritti denunciava l'omologazione totale creata dal consumismo e la distruzione delle culture: contadina ed operaia, uniformando le coscienze degli italiani. Celebre l'articolo dedicato alla scomparsa delle lucciole, metafora poetica per indicare la scomparsa della vecchia Italia popolare e contadina.
Lo ricordo nelle trasmissioni televisive di approfondimento, alle quali non mancava mai se invitato: visionario, lucido, appassionato e coerente. Le sue erano vere e proprie lezioni di anticonformismo. Non spetta a noi esprimere un giudizio morale; nel suo intimo si agitava tutto il tormento di una passionalità travolgente. Lontano da facili schemi e convenzioni, Pasolini è rimasto da sempre orientato verso una ricerca radicale della verità e del sacro.
Racconto scritto il 31/07/2026 - 17:20Voto: | su 0 votanti |
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