Lui č lė ogni giorno.
Sul legno che il tempo consuma,
i piatti si poggiano.
Le sedie accolgono vite.
Stesso tavolo,
stesso muro,
stesso filo della corrente,
paesaggi distanti.
Sul legno che il tempo consuma,
i piatti si poggiano.
Le sedie accolgono vite.
Stesso tavolo,
stesso muro,
stesso filo della corrente,
paesaggi distanti.
Ogni vita č come intonaco,
non la guardi mentre cammini.
Ma tiene su il soffitto, ferma il vento.
Poi una fenditura.
La vernice si stacca.
Mostra la calce,
il ferro sotto la pietra.
Non servono parole.
La carne si ammala, si spacca.
Restiamo a mani nude
a toccare lo spessore del presente.
C'eravamo sempre intorno a quel tavolo,
ognuno nel proprio paesaggio.
Ora la terra trema,
rimane rimpianto
della vita che non abbiamo attraversato.
Poesia scritta il 01/08/2026 - 13:04Letta n.6 volte.
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