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Raduni serali
di poetesse innamorate
sento lontano il canto delle Muse
che piano rimbomba
tra le pareti lacerate
di una casa di campagna
dispersa in mezzo ai rovi.
Laggiù il mare sussulta
sembra un amante in preda all'ultimo fremito
del piacere
ancora aspetta il tuo ritorno
ancora fissa attonito la tua ombra
e ci crede più di me
crede ancora all'alba dei sensi
crede all'amore dei maschi
che lento scivola tra le cime ondose
e si fa attendere.
Tesa verso un illimitato piacere
la mia anima non ha pace
schiava del corpo
soggiogata dal desiderio
essa esulta tra le albe marine
libera la potenza dell'essere rinchiuso
vessato
incatenato
plagiato
dalla quotidianità di un domani che non vedo
da un oggi piatto e sempre uguale.
Ma chi siamo?
Chi sei tu?
Tanto turbi la mia anima e le mie viscere
che ti ucciderei d'amore,
Venere prese tutto il bello
e alle donne solo l'ansia rimase
l'ansia di un giorno che sfugge
e di un domani che già tramonta
e ancora il mare in tempesta
e ancora la tu presenza
che non mi dà pace
ma l'erba cresce sopra le fosse
di chi c'era
e non c'è più.



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Poesia scritta il 09/01/2017 - 22:48
Da greta urti
Letta n.1388 volte.
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