Viviana corre per strada
che quasi non ce la faccio a starle dietro,
corre e ride che pare un film,
una commedia romantica americana.
Poi si ferma a parlare con un cane,
un cane qualsiasi che l’ascolta
e le fa gli occhi dolci.
Lei lo accarezza fino al cuore,
parlano la stessa lingua,
quella che io non riesco a imparare.
Viviana ride, ma più spesso piange,
di notte riempie tutti i cuscini,
poi al mattino si guarda allo specchio
e si chiama per nome,
un nome che non è mai il suo.
Nel suo corpo di donna c’è la bambina
che abbraccia il suo orso di pezza
e gli chiede quando la porterà via,
poi fa bolle di sapone con l’acqua della bottiglia
e le rincorre chiamandole farfalle.
Viviana ha sempre una chiave in tasca,
quella del Paradiso, dice
e quando sarà grande aprirà la sua porta,
quella porta che solo lei conosce.
Viviana è pazza,
pazza come una poesia da riscrivere ogni giorno,
pazza come le ore rubate al sonno,
o forse sono io il pazzo e lei non esiste,
o forse io non esisto e lei mi chiama pazzo,
o forse siamo entrambi pazzi,
dei fantasmi impazziti
dalla gioia di non esistere,
forse…

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"Lei lo accarezza fino al cuore,
parlano la stessa lingua...
poi al mattino si guarda allo specchio
e si chiama per nome,
un nome che non è mai il suo.
...poi fa bolle di sapone con l’acqua della bottiglia
e le rincorre chiamandole farfalle.
...pazza come una poesia da riscrivere ogni giorno"
Questi versi a mio parere sono poesia nella poesia




