RACCONTI |
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In questa sezione potete consultare tutte le poesie pubblicate per argomento. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista delle poesie anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento. |
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Lista Racconti |
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GIADA- Prima Parte. Era una mattina, come tante, un noioso lunedì di gennaio, le vacanze erano terminate, e la scuola era ricominciata come sempre.
Il professor Sertini, entrò in classe, con la sua solita andatura, ma non sorrideva affatto, tanto la sua mente era oberata di pensieri. Era un uomo di bell'aspetto, giovanile, e a volte anche gioviale, anche se i suoi studenti, di solito lo trovavano severo. Era un uomo, alto, dai capelli neri, pettinati all'indietro, aveva un fisico atletico, portava gli occhiali, e intorno agli occhi, azzurri, piccole rughe segnavano il suo volto, eppure alcune ragazze lo trovavano attraente. Se ne rendeva conto, dalle risatine e dagli sguardi delle sue allieve, ma non ci faceva mai caso, anzi, cercava sempre di sopprimere sul nascere, certe imbarazzanti situazioni, eppure...due grandi occhi neri, gli si pararono alla mente, come un lampo. Ma non poteva, pensarci in quel momento. Non era opportuno. Aveva una lezione, da portare avanti. Si schiarì la voce, sedendosi diet... (continua) Marirosa Tomaselli 15/01/2018 - 10:24 commenti 1 - Numero letture:1306
GIADA- Seconda Parte Giada era in piedi, dietro la porta, una mano, tesa verso il campanello che non osava suonare. L'altra stringeva il quaderno e il libro di italiano. Era una sciocca. Cosa diamine stava facendo? Si sarebbe resa ridicola...eppure, voleva sperare che non sarebbe stato così. Era passata una settimana, da quando aveva parlato col suo vicino, e ora...ora, stava...facendo cosa? Non lo sapeva di preciso. Voleva suonare, ma il coraggio le mancava. In quella settimana, si era sforzata di riprendere, la sua routine, era tornata a scuola, si era buttata sui libri, immergendosi a capofitto nello studio, ma nulla era come prima, e sempre più spesso si era rintanata in casa, ora con una scusa, ora con un'altra, semplicemente, perché non riusciva a fingere che non fosse accaduto niente, e frequentare i soliti amici, soprattutto le dava fastidio, vedere la felicità delle altre coppie. Era una sciocca, a maggior ragione, che stava cominciando a pensare, che era stata ferita più nell'orgoglio, che nel cu... (continua)
Marirosa Tomaselli 20/01/2018 - 19:38 commenti 1 - Numero letture:1381
Gintonic Eccoci qui, che andiamo a questa fantomatica festa. La macchina schizza come una boccia sulla strada nera. Questa festa a cui ci porta il Seba. Ad una stazione Total mi sono fumato una sigaretta, ora sto col capo all'indietro mentre lui guida come un pazzo, perchè suo padre è una specie di pilota e allora lui deve guidare come una freccia. Rompe tutte le macchine, gli spacca il motore. Vabè. Mi abbandono alla forza centrifuga mentre gli altri sparano varie stronzate. Eccoci arrivati. Entriamo nel vivo della festa, tra gente che balla e si dimena, risa e schiamazzi, tante belle facce e bei profumi. Io con la solita sensazione di non c'entrarci un cazzo. Però divertirmi mi riesce, oh se mi riesce. Non stiate in ansia.
Lascio gli altri a fare le loro cose, salgo le scale per infilarmi sul balcone, a fumare un'altra maledetta. Quivi incontro Vera, una gentil pulzella di graziosa figura e di bel fare. Una cagna allarmante invero, un misto di confusione mentale, stravanità e incapacità, una... (continua) Piero Geddes 17/03/2016 - 10:16 commenti 1 - Numero letture:1377
Giovanni e Manuela Narratore:
Questa è una storia d'amore semplice. Un momento della vita di due persone che vi racconto in poche frasi. Nel racconto non è stato calcolato il valore della battaglia che le due persone hanno sostenuto per raggiungere lo scopo di vivere accanto fino in fondo. Non sono stati menzionati i momenti di debolezza, neanche le mille tentazioni che invitavano a uscire dai binari della convivenza. Neanche le cose belle o le delusioni. Tutto il sottinteso viene dato per scontato, perchè quello che conta è il risultato. Vivere insieme, legati da un rapporto cordiale di reciproco rispetto. Indubbiamente l'essenziale. Racconto: Rochi Pinto 11/01/2017 - 00:25 commenti 2 - Numero letture:1461
Gli occhi che non sorrisero Mi fu affidata dopo la morte dei propri genitori, lontani miei cugini, una ragazzina appena dodici anni. Il suo nome era Liù. Io, vedovo di quaranta anni, senza figli, contadino, abitavo fuori paese nel mio casolare. Tutti i giorni portavo Liù a scuola in paese, frequentava le elementare, quinta classe, ogni mattina dalle ore otto alle dodici. La riportavo indietro, la accudivo come mia figlia, ero tanto affezionato a lei e orgoglioso. Con il passare del tempo, nelle ore libere, insegnavo a Liù la semina ed altro. Era sempre gioiosa, malgrado gli occhi suoi mostravano una tristezza penosa. La sera dopo cena io facevo i miei mestieri di casa, mentre Liù guardava la televisione. Spesso udivo le sue risate, anche a squarciagola ed io mi rallegravo, ma gli occhi suoi non mutavano, sempre pieni di tristezza, quasi languide.
Passarono alcuni anni, Liù frequentava il Liceo, andava e veniva in bici. La mia auto era una 128 Fiat e un po' la sera insegnavo a Liù la guida della auto. Lei, molto ... (continua) Salvatore Rastelli 12/05/2017 - 20:11 commenti 7 - Numero letture:1740
Gli occhiali Erano i cosiddetti ‘ favolosi anni sessanta’ ed io, ero e sono una sessantottina, anche un po’ sorcina.
Erano gli anni in cui la vita era tutta un ideale e la gioventù uno strumento per realizzarli. Non avevo ancora saputo l’esito dell’esame di maturità che mio padre, con premura e sicurezza nelle mie capacità scolastiche, mi trovò un lavoro come impiegata presso un ufficio di assicurazioni. Ed io…….; che dopo le fatiche dello studio, pensavo di godermi una meritata vacanza, magari al mare….ma mio padre, saggiamente , mi disse che certe occasioni vanno prese al volo, e probabilmente aveva ragione. Come prima esperienza, il lavoro mi piaceva ed era anche gratificante, aveva un solo difetto, la sera non uscivo mai in orario, se tutto andava bene, una mezz’ora dopo l’ora prevista. La cosa non mi pesava molto, ma diventava un problema quando veniva in licenza il mio fidanzato, cosa che capitava tre volte l’anno: a Natale , a Pasqua e durante le ferie di Agosto. L’episodio che segue a... (continua) santa scardino 20/10/2019 - 18:45 commenti 12 - Numero letture:1151
Gli sgoccioli della vita Opera non ancora approvata!
Francesco Andrea Maiello 24/12/2024 - 07:29 commenti 0 - Numero letture:101
Opera non ancora approvata!
01/01/1970 - 01:00 commenti - Numero letture:
Guardarsi Sempre il solito bar. Tutte le sere. Non passava neanche da casa. Si era stufato di sentire tutte le maledette volte le stesse parole:”Hai una famiglia, dove sei stato, con chi te la fai , vergognati”
Ci rientrava tardi, molto tardi. E al bar mica beveva alcolici. Rimaneva seduto per 2 o 3 ore a non far nulla. Certo, anime perse come lui ne aveva incontrate parecchie. La maggior parte tutti alcolizzati o quasi. Erano appena in grado di abbozzare una specie di discorso ma poi, sfasciati dall’alcol, i partner occasionali si afflosciavano e cominciavano a delirare. Non aveva nessuno. Ne per parlare ne per tradire la moglie. Si era costruito questa seconda non vita priva di significato e,quindi, vuota. Ma perché? Se lo domandava tutte le sere. Era successo tutto così lentamente, che neanche riesce ad individuare quale possa essere stato il fatto, la parola, lo sbaglio. Nulla di preciso che possa ricondurlo a ricostruire la deriva nel nulla in cui si sta avviando. Ed in cui sta facendo sci... (continua) gabriele marcon 08/07/2015 - 13:10 commenti 3 - Numero letture:1359
Ho sempre avuto mani sbagliate su di me. Mi sono fatta toccare dalle dita sbagliate, baciare da labbra di cui avrei dimenticato subito il sapore. Ho fatto l'amore solo una volta, le altre forse ho fatto in modo di convincere me stessa che fosse amore e non sesso. Ho tremato dell'insicurezza e pianto dopo dal pentimento. Mi chiedevo spesso perché la dolcezza che mettevo nei gesti, alla fine si trasformasse in amarezza. Tra le lenzuola i soliti pensieri. "Cos'ho fatto?" Non riuscivo mai a capire in che situazione mi trovavo, avevo lo sguardo perso, respiri esagerati, e il resto intorno a me che funzionava a modo suo e faceva le sue cose. Faceva me. A volte ho avuto anche paura di farmi toccare da mani il cui tatto e il cui sguardo fossero duri e freddi. Temevo che con me non facessero l'amore, che i loro sentimenti, non fossi poi tanto brava a scatenarli. Mi é successo di guardare un punto fisso mentre uno di loro era dentro di me, non provavo nulla. Sembrava andare tutto a rallentatore, perdere senso. Sembrava avess... (continua)
Chiara Spada 18/05/2016 - 00:23 commenti 3 - Numero letture:1242
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