RACCONTI |
In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati da ogni singolo autore. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento. |
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Autore |
LA ROTELLA “E questo cos’è? Perché ha la rotella?” chiese la bambina troppo pulita per i nostri gusti, dentro un abitino rosa fatto di volants che sembrava una bomboniera, con scarpette e calzini immacolati come noi non riuscimmo a tenere neanche nel giorno della Prima Comunione e con i capelli biondi come il grano e lucidi come la seta raccolti in una ordinata coda, stretta da un inamidato fiocco di nastro violetto.
La bambina, ci dissero i grandi, era una parente venuta da lontano, da Trieste, una città che essendo noi in seconda elementare, non avevamo ancora individuato su una cartina geografica. A noi tutte le località sembravano lontane, se poi si parlava del Continente erano proprio fuori dal mondo. La nostra parente ci guardava in attesa di una risposta alla sua curiosa domanda. Io, mio fratello ed i miei cugini pigramente sdraiati sul muretto della porcilaia, luridi come i suoi... (continua) ![]() ![]() ![]()
LETTERA A BABBO NATALE Caro Babbo Natale, lo so che forse ti sto scrivendo un po’ in anticipo ma è perché così hai tutto il tempo per organizzarti ed almeno non rischi di perdere questa lettera, come è successo l’anno scorso e soprattutto per ricordarti che quest’anno sono stata brava. Sai, stavo pensando che la mia macchina è ormai un po’ vecchia e mi piacerebbe tanto guidare una bella decapottabile e respirare il sole con i capelli al vento. Poi sai quanto mi piaccia viaggiare, ed ogni volta che penso ad una nuova mèta arriva puntuale la postina e la telefonata del commercialista a ricordarmi che le priorità sono altre. ... (continua)
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IL PREZZO DEL PANE Era il 3 Febbraio del 1955, festa della candelora e mentre le campane suonavano allegre, mio nonno vestito con gli abiti della festa, camicia bianca, giacca e pantaloni alla cavallerizza di velluto nero e gambali lucidi, usciva dalla messa cui ogni tanto si recava.
Quel giorno era emozionato per via di quell’appuntamento importante che lo attendeva. Con il compare si diressero verso i locali della parrocchia dov’era fissato l’appuntamento con i funzionari dell’ente. Era emozionato, incredulo, speranzoso come ogni buon credente ed impaurito come ogni normale essere umano, con famiglia a carico da sfamare. Era la giornata in cui, per effetto della riforma agraria i funzionari dell’Etfas - Ente per la Trasformazione Fondiaria ed Agraria in Sardegna - avrebbero venduto le terre da coltivare agli assegnatari ed alle loro famiglie, persone dalla grande volontà, o forse incoscienza, pari alla loro disperata fame. A mio nonno venne dato il podere numero 25 a Capo Comino e a ricordarlo c’è... (continua) ![]() ![]() ![]()
SU MENZUS MEDIU Pac’ora bi cheret a su solenne azoviu
pro jumpare dae su etzu a su novu a chie chin allegria arantzu illempiandhe B’est chie est solu e chentze prus corazu B’est chie est gherrandhe chin carchi male B’est chie tenet disisperu mannu Jeo l’ isco chi jà esistin sos meraculos ma isco chi tocat puru de s’inzeniare in custu mundhu guastu e prenu ‘e mescra A tie, a mie e a tottus custas animas De custa notte sas galanas illampizatas e comente unu sole perenne e caente chin amistade chin tottus trattare ca sa vita est sa... (continua) ![]() ![]() ![]()
VENDETTA SALATA “Stai tranquilla. Questa la pagherà cara.”
Era giugno, un giugno di quarant’anni fa, e le scuole con nostra grande gioia erano finite e mentre mia madre, mia zia e mia nonna facevano il pane io, mio fratello ed i miei cugini riprendevamo fiato dopo aver combinato qualcosa di poco nobile in lungo ed in largo per la borgata, seduti all’ombra sui gradini della cucina della grande casa colonica. L’aria era calda e portava ovunque il profumo del lentisco bruciato, con cui mio nonno faceva delle scope per pulire la camera del forno prima di riporre i pani che si sarebbero gonfiati come palloni ed il battere ritmico dei mattarelli sul legno dei tavoli ci faceva capire che le donne avrebbero avuto ancora tanto da lavorare. Stavamo confabulando sul da fare con le nuove fionde che avevamo preparato quando ci passò davanti la Fiat 500 celeste di mia zia, anzi a dire il vero mia prozia, la sorella più piccola di mia nonna, che faceva la maestra elementare e quindi anche lei già in vacanza. Con ... (continua) ![]() ![]() ![]()
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