RACCONTI |
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Autore |
Un raggio di sole Talvolta alzo gli occhi al cielo anch'io , io che , con quel cielo un po' ce l'avevo.
Così tante volte fui irascibile e scostante con quell'immenso tetto di cui riuscivo a vedere crepature e fenditure. Non riuscivo a vedere l'onnipotenza,l'eternità di colui che avrebbe dovuto proteggermi. Ho visto invecchiare il cielo sotto cui cammino giorno dopo giorno,così come l'asfalto sotto ai miei piedi non è mai sembrato così vecchio così saggio da sapermi indicare strade e farmi evitare sentieri poco sicuri. Ho visto invecchiare la vita e , questo significa , guardare in faccia la morte. Ho iniziato a vedere sempre più capelli bianchi sul capo di mio padre e qualche ruga in più sul volto di mia madre. Era semplicemente il riflesso della mia crescita, la carta d'identità un po'stropicciata di questo mio strano viaggio tra le strade del mondo. Non è vero che noi giovani siamo distratti; Siamo così concentrati sulle cose sbagliate che a tratti , da quelle stesse fenditure del cielo,potre... (continua) ![]() ![]() ![]()
L'insostenibile pesantezza dell'essere. Vorrei poterti urlare,O mio dolore, a cui io proprio non riesco a dare un nome.
Vorrei saperti cantare una canzone Leggerti una poesia Cullarti dolcemente,adagio,come una ninna nanna,piano,culla il suo fanciullo. Per poterti alleggerire,mio dolore,che pesante ti abbandoni a me,con l'ingenua spontaneità di chi può essere sorretto. Ed io,mio dolore,vorrei poterti dare un nome. ES'io potessi ti chiamerei giullare,per il riso compiaciuto di chi,dice di te come di innocente e scorrevole sofferenza. Lieve,fluida,che lenta scorre nei meandri più riposti di quest'anima mia,quest'anima beffarda che gelosa,ti custodisce. E tu dimmi,O innominato,quanto calda è quest'anima mia? Ch'io giù di quí,da questi miei disordinati capelli alla punta dei piedi che di questo mondo mi fan vagabonda,non avverto che freddo E cerco freddo,instancabilmente attratta sall'aridità che mi circonda. Ch'io non dica mai che m'appartiene,questo mondo;possano maledirmi! Ch'io non mi dica mai figlia di questa t... (continua) ![]() ![]() ![]()
Il peso d'un fiore Quanto pesa,signorina,un fiore?
Forse poco,mi dirà lei tenendo fra le dita una rosa,con l'ingenuità di chi,ammirandola diviene non curante del dolore che quelle spine potrebbero recarle,se lei,pervasa dall'intenso rosso carminio che avvolge questa creatura,s'accingesse,peccando fin superbia,a stringere con mamma ferma l'impalcatura sua. E vede,su di una piccola formica il peso di quel fiore avrebbe lo stesso di una casa,ma che dico,d'un castello! Perché vede principessa,essa non riesce a nascondere la propria paura dietro l'ingenuità,la superbia,la giovanile distrazione. E a quel piccolo essere quel peduncolo parve una spada,e le spine le parvero l'ornamento suo più bello. E quelle radici signorina mia? Quelle povere dal cui grembo lei ha strappato un figlio,non pensa alla loro sofferenza? Però vede,quella formica su quelle spine s'è adagio,e non con poca cautela,arrampicata. E non se lo poteva immaginare prima,quanto potesse esser bella la vista,dà laggiù. Ed ora,mi chiede l... (continua) ![]() ![]() ![]()
L'ultimo richiamo Insofferenza,qualche goccia di caffè bollente mi attraversa la gola e d'improvviso ribolle in me quel magma che s'era detto esser divenuto lava e invece brucia
brucia ancora. Sentirsi figli del mondo,pensai , comporta l'assenso nel trovarsi ad avere una madre un po'distratta verso i suoi figli,che mai s'azzarda a chiamar " propri". E'Sera. Tu,terra mia terra di madri,terra di padri terra di uomini senza una patria terra di morti viventi e di vivi,dormienti. Dove sei ora che ti cerco il mio spirito ti brama e tu sfuggente accresci in me la solitudine ed io ti vedo vivere nei fiori che timidamente,sbocciano ti vedo morire nelle foglie che cadono nell'ultimo sole che trafigge,spavaldo,le mie carni nell'urlo del cielo che si fa onnipotente e poi la calma e sboccia un fiore. Terra mia,ti chiamo tale e tu Tu perdonami se davanti a te io mi disgrego piano,lentamente e io ti perdono da quando di queste mie ceneri ne hai fatto il tuo nutrimento. e m'inchin... (continua) ![]() ![]() ![]()
Una sera l'amore Ero lì mentre e cercavo di godermi gli ultimi tiri di quell’ultima sigaretta che con sé portava gli affanni di una lunga giornata.
Feci un lungo sospiro,per cambiare quell’aria che da ore ristagnava in me. Uscì dagli automatismi che di me fanno Ludovica,che di me fanno giovane donna dall’aria affabile,che vedete Mi riducono a definizione. Amo emulare la muta dei serpenti quando,col calar del sole,m’accascio a terra con l’illusione di poter cambiare,di potermi rinnovare. Di poter spegnere la luce per fare spazio ad un buio che con i suoi mille fori trafigge di luci una città,che non è mai quasi bella quando è sveglia,mentre tutti già dormono. E’sera,e tra un sospiro e l’altro guardando la premura con la quale il sole lascia il proprio spazio alla luna senza esserne padrone,mi chiesi cosa fosse in realtà l’amore. Non è l’epoca delle associazioni libere,dunque mi figurai due innamorati al tramonto,il sorriso di un bambino,il dare sé all’altro e d’improvviso,in media res, senza ch’i... (continua) ![]() ![]() ![]()
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