Il serto sotto terra
«Il serto sotto terra indicava occluso il passo verso una tomba di calce senza nome e pini mediterranei guardavano i mari dimentichi dell’essenza dell’acqua» L’ultimo dei Messapi ordinò al grecale di colpire ed esso fece quello che doveva e dei violatori di templi nulla più si seppe. Pochi illustri stracci coprirono a memoria perduta le lapidi dei futuri defunti, quelli che non avrebbero mai voluto esserlo, eppur lo sarebbero divenuti loro malgrado. E mentre in terra sciamani, venuti dall’al di là del mare, spargevano a quattro mani i resti recalcitranti di società ancestrali negli angoli oscuri della foresta paleolitica gruppi di volpi gareggiavano con uomini allupati nel furto di chicchi d’uva bianca. Dalle profonde viscere delle terre spuntarono poi feroci vermi dai denti aguzzi che distrussero le ragioni degli stolti, lasciando loro solo teschi adorni di pochi denti. Orde di uomini con pellicce visionarie praticarono sacrifici disumani sui dolmen, freddi e solitari si... (continua)
Jean Charles G. 31/05/2022 - 14:14
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Gotica
Penna e calamaio ti possano esautorare da te stesso nel maestro e dal libro giusto con quel nastro che cinge il tuo teschio. Un osso esce dal tornio e cesella colle naturali negli sgorbi di ferro tra le mura di Notre Dame. Macilento l’aspetto nel dentro e nel parlare cerchi lingue umettate da pigiare sul foglio, un lucore sulle gote appare e tavole appese sulle cattedrali degli imbecilli traballano dai chiodi. Zampilli di vin novello dalle sudice orecchie e fumi... e spiriti evanescenti son esantematiche evidenze che pari a pustole nascono dall’anamnesi del tuo cervello e sulla facciata gotica che ti porti dietro si incastonano come lesene. Finte, inutili non reggono e non portano lì stanno per maschere piacenti che beneplacito danno e gracidano al tempio di Athena. Nel tuo neoclassicismo ti deturpi l’effige e pulpito ti senti dal quale sproloquio vitupera sui fedeli lanciando strali e sideree luci a cui nessuno volge il guardare. E allora sei tu ... (continua)
Jean Charles G. 29/06/2022 - 10:04
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Hydruntum
(antica storia d'Otranto) «Dall'alta roccia l'orizzonte sul confine del mare attenta scruta. Sta così, torre e vedetta a difendere genti dai pericoli d’un Oriente bellicoso. Il suo nome è Otranto, luce d'antica terra che da essa il nome prendeva. Ancor oggi la vista prende, a chi fra le sue stradine s'inerpica». Il vento D’Oriente Fra codeste mura dello castello volgo lo sguardo verso dove levasi lo sole et ora che in vecchio tempo mi trovo, m'accingo a ricordare la historia d'un luogo che ricca fortuna ebbe nella salentina peninsula e della quale io in prima persona vivetti li terribili fatti in esso accaduti nell'anno dello Signore 1480. In illo tempo lo periglio venia dalle acque et io, giovine et inesperto, me trovava allo servigio dello vescovo della cittade, essendo secondogenito di nobil famiglia. Nell'antica terra fra due mari posta, v'era ricca et opulenta città che nomine avea de Hydruntum. Quali atrocità l'omo è capace de fare ch'io simil non ricor... (continua)
Jean Charles G. 07/06/2022 - 09:22
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Acaya
Acaya «Bufera di vento e tempestosa pare Acaya del Salento… Una sagoma di gesso posta con un cannocchiale sulla cinta muraria guarda lontano, verso l’adriatico. Dal torrione don Rodrigo scruta ancora l'orizzonte in attesa della bella Imelda...» Don Rodrigo e Imelda
Sferza il vento sui bastioni del castello di Acaya, un caldo surreale accompagna il silenzio mentre passi incerti s'odono da lontano. Scruta l'orizzonte in attesa dell'Ottomano periglio l'inesistente vedetta. Da remoti anfratti fissa nel suo nero colore, ancor guarda lontano, forse domani sarà battaglia, forse la notte porterà il canto dei grilli a coprire quello dell’anima. Un tempo nel tempo assurdo, dove non esiste consistenza si muove l'esistenza. «Son qui per proteggerti mia Signora, nessuno potrà farti del male, dall'alto veglierò per l'eternità i tuoi occhi di smeraldo. Possa questa tempesta lacerarmi e il cielo maledirmi se io non farò quello che devo e che io sia dannato se non ottempererò a qu... (continua)
Jean Charles G. 09/06/2022 - 09:49
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Antonio da Padova
Antonio da Padova Verrà tempo in cui io sarò spada di paglia ed elsa di fango. Verrà e topi berranno dalla mia coppa di legno e falsità e inganno saranno giudicati invece di dar giudizio. «Allora io sarò, venendo a te in vesti spoglio. Poscia ch'ebbi ucciso orgoglio, che niuna cosa possedetti mai in reale, se non mia bieca voluttà, se non mia cecità, se non mio errato agire». Io sarò, tempo di fine. Se fine me prenderà nel giusto e se giusto verrà. Allora inizio e fine saranno inizio senza fine. Io sarò, povero in ricco loco, chiedendo il poco, regalando il tutto. Io sarò invero, pane dello spirto, nel paniere della concordia, ricca del non possedere. Io sarò pulviscolo in brulla terra. Io sarò magro donare, contra avarizia e lussuria in domo domini perpetrata, in opulenti e voti palazzi. Io sarò bastone su cui appoggiarsi nel cammino della parola. Sarò la Lingua nel proferire il Verbo. Sarò Verbo non mio ma degli umili, parola d'amore che scalfirà forma p... (continua)
Jean Charles G. 11/06/2022 - 14:10
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