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Il caffè del sabato.

Alzò il bavaro del cappotto; il vento della mattina presto era ancora pungente e gli sfrezzava il viso, ma presto il clima sarebbe migliorato. Era ancora inverno, ma già uno scorcio di primavera era visibile. Camminava rapido, come ogni sabato, deciso ad arrivare al suo solito bar. Già immaginava la scena: il barista che lo salutava, le solite battute sul lavoro e il tempo, e il suo solito caffè.
Pregustava già il momento quando, svoltato l'angolo, la serranda abbassata lo colpì come un pugno in pieno viso. La città intorno era la solita, ancora sonnecchiosa, con i negozi che ancora dovevano aprire e i passanti che si muovevano rapidi, incuranti del suo piccolo dramma mattutino. Scosse il capo e tirò avanti: restare a guardare la serranda non aveva molto senso. Sarebbe andato al bar vicino al suo ufficio; non era quello che voleva, ma era meglio di niente.
Camminava veloce, scocciato per quella deviazione imprevista, quando un piccolo locale attrasse il suo sguardo: non lo aveva mai notato prima. Spinto da curiosità, vi entrò.
L'interno era piccolo, solo tre tavolini, ma il bancone era pieno di brioches dai gusti particolari e dall'aspetto invitante, e ai tavolini non c'erano sedie, ma divanetti in pelle.
Accanto al bancone c'era una ragazza, cappotto lungo, capelli sciolti ma raccolti su di un lato, sguardo dolce. Non era da lui mettersi ad osservare gli sconosciuti, ma quella sconosciuta lo incuriosiva. Lei dovette accorgersi del suo sguardo.
«È la prima volta che viene qui?»
L'uomo annuì.
«Allora deve prendere assolutamente il cornetto arancia e zenzero e il cappuccino!»
«Davvero?» — lui di solito prendeva un caffè, al massimo un americano quando si sentiva trasgressivo — «lei lo prende spesso?»
«È la mia colazione preferita!» — ammise lei a sguardo basso.
«Ha già ordinato?»
Lei scosse la testa.
«Due cornetti arancia e zenzero e due cappuccini» ordinò al barista.
La ragazza sembrò un po' a disagio. Lui sorrise.
«Bè, mi ha consigliato qualcosa di così insolito per me, che il minimo è farmi compagnia!»
«Va bene!»
Sedettero a un tavolino. All'inizio si guardavano, ma la conversazione faceva fatica a ingranare, soprattutto perché erano anni che non fermava una ragazza in un bar, e in realtà non ricordava di averlo mai fatto. Ma poi la colazione arrivò e cominciarono a parlare del cibo, e poi, dal cibo, la conversazione si spostó su altri argomenti, fluendo dolcemente.
Lì, in un luogo che non conosceva, aveva trovato una piccola felicità inaspettata; tra le parole e le risate, piccoli gesti suggerivano un'intimità che stava nascendo in una pigra mattina di un sabato normale.



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Racconto scritto il 01/02/2026 - 10:47
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.362 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Simpatico e breve racconto a lieto fine.

Maria Luisa Bandiera 01/02/2026 - 18:21

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