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INDACO E MERCURIO

E s'adornano
di silenzi
gli ululati
del dannato,
estasi armonica
prima luna
poi il cristallo
cingono le spine
della selva
all'imbrunire.


Cosa ne sa il fuoco
delle lacrime
di un braciere
quando ingordo
d'avarizia
brama l'altare
il suo sacrificio.


Indaco silente
dagli occhi
di bambino
gioca l'innocenza
occultandone
il sorriso.
Carne ed anima
benedetta dal sospiro,
speme e coraggio
d'un vagare
mai concepito.
Or al mare
chiede curioso
sul compiangersi
delle onde,
sulla spuma
che il chiaro
increspa,
sulle coste
che n'attendono
l'arrivo.


Tacque Mercurio
e per lui
fu cosa nuova,
quando il vento
non respira,
non sospira
poi l'aurora.


Indaco innocente
giocò il silenzio
e, qual saggio,
mise un fermo.
<<Di questa selva
ne sono guardiano,
non combatto
poiché ascolto,
ciò che osservo
a lei io dono.
Sue son le spine
e l'alcova
del mio riposo,
ed il sangue
ivi versato
lento purifica
il divenire.
L'alba s'appresta
ed io sono stanco,
non offrirmi risposta
che il mio tempo
ha già compreso>>


S'accosta sopito
il Monte dei Sopsiri.
Tacque Mercurio.
Solo il vento
ne ricorda il passo.


25/03/2015


Paolo Muccio © 2015 All rights reserved




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Opera scritta il 15/04/2015 - 08:51
Da Paolo Muccio
Letta n.1672 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Molte grazie Chiara B. Perdona la tardanza. Lieto che sia piaciuta :)

Paolo Muccio 28/04/2015 - 11:44

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Intensa, mi è piaciuta tanto!! Buona serata,

Chiara B. 17/04/2015 - 18:23

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