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il folle ricordo di un padre

La porta si aprì.Lei entrò.L'abito nero del lutto conferiva alla sua figura un'ancor maggiore bellezza. Nessuna lacrima però perforava quel viso e il silenzio ristagnava nel suo cuore.La luce della lanterna , che teneva in mano, risplendeva fiera sulle pareti della stanza. Lei fece tre passi , prese la sedia e si sedette. La guardai con viso dolce ma capii che lei era assente e che la sua mente era lontana. Lontana da quel mondo che glielo strappò dalle mani. Mi avvicinai con estrema lentezza, cercando di non distoglierla da ciò che vedeva fuori dalla finestra.Notai solo da vicino che i suoi occhi erano di un color nero che metteva i brividi.Come a rispecchiare il buio che vedeva attorno a sé in quel momento.I suoi capelli invece, risaltavano il colorito chiaro delle spighe di grano e scendevano come onde che si infrangono da quel viso.
Le presi le sue mani. Fredde come il ghiaccio. E lei finalmente, mi guardò.Iniziai a parlarle dolcemente e lei fingeva di capirmi. Non potevo credere che una tale perdita la segnò per il resto della vita. Suo padre l'aveva picchiata e aveva abusato di lei sin dalla tenera età.Non era facile per lei parlare con lui. A sedici anni lei scappò di casa e fece ritorno quando era già maritata da un pezzo.Lui la riconobbe subito.Volle abbracciarla, ma lei non glielo permise.Lui era cambiato.Lei invece, non lo credeva possibile.E così per anni e anni, non gli degnò di un solo sguardo.Lui perso in quel silenzio, lentamente morì.



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Opera scritta il 06/03/2012 - 10:55
Da Patrick Pelle
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