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05

Sarà che tu non ci sei,
ma questa querula stanza
par vuota come la mia anima.
Oh, disteso supino, con la nuca
che preme sul soffice guanciale
di pietra antica, penso al tempo
e parlo con le pareti biancastre
della mia timida stanza.
Osservo il mio anelo petto
innalzarsi lievemente, empirsi
di ricordi fuggevoli, e poi l'osservo
sputarli via in soffio sognante
e silente, un soffio quasi felice.
T'ho amato tanto, e tanto t'amerò,
ma non posso dire d'amarti adesso:
hai reciso i fiori del mio presente
andando via innocente e inconsapevole.
E passa il tempo, ed il guanciale
è spaccato in due dal gelo della
timida solitudine, e dal tiepido calore
della mia pallida nuca.



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Opera scritta il 27/12/2015 - 14:22
Da Antonio Rossi
Letta n.1236 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Il guanciale di pietra spaccato dal freddo e dal caldo è un'invenzione miracolosa, che fa di questo superbo cantare un gioiello divino. Altre ne arriveranno a rinfrescare la nuca.

salvo bonafè 01/01/2016 - 15:32

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PROFONDO QUANTO TOCCANTE DECANTO... E' IL CUORE A CHIEDERE... LIETA SETTIMANA ANTONIO.
*****

Rocco Michele LETTINI 28/12/2015 - 17:40

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