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Cenere

miei atomi a terra sparti.


Nei miei occhi 
ho visto occhi non miei.
Il limite del desiderio 
incorniciato: inchiodato tre volte
nel muro.


La battigia e poco più in là
il blu confuso e convulso:
sono sempre più distanti:
come le pareti bianche 
della mia anima. 
Dormivo nell'urna di creta antica,
di creta convulsa e confusa.
Dormo sonnambulo a terra sparto.
Una mano robusta, morsa dal maestrale
e dall'incendio del Sole,


oh Dio! Fai che una mano robusta,
contadina, m'afferri impoetica 
e mi sparga 
nel mondo
prima che queste mura
bianche, bianche, bianche
cadano su quest'ammasso,
cadano ricoprendomi del loro
bianco, bianco, bianco splendore apassito.




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Opera scritta il 08/01/2017 - 03:26
Da Antonio Rossi
Letta n.1336 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Un oculato decanto firmato con maestria.
Lieta serata, Antonio.
*****

Rocco Michele LETTINI 09/01/2017 - 17:36

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Colgo un gran desiderio di evadere da un contesto che concede poco alle emozioni a fronte di un'anima inquieta che ama l'avventura. Complimenti, bellissima.

Francesco Scolaro 08/01/2017 - 11:48

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