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un nostalgico tramonto

Mi svegliai, con il suo profumo ad avvolgermi, mi rigirai continuamente nel letto , sperando di trovarla, sperando che possa essere un sogno, talmente vero da poter essere confuso con la realtà, i sogni ritraggono il mondo che più vogliamo, che più si addice ai nostri desideri, ma la realtà è diversa, dobbiamo convivere con ciò che il destino, o chi per lui, ci pone davanti.
E come previsto, non la trovai, cercai di scorgerla tra la poca luce opaca della stanza che traspare dagli scuri chiusi , ma vidi solo un letto vuoto, erano passate due settimane, da quel giorno, da quando me l’hanno strappata via, la mia metà , il vuoto immenso che mi ha provocato vederla inerme, arrendersi alla propria morte, come un fiore che attende l’autunno, come il sole, che scivola nell’oblio, al momento del tramonto.
Il tramonto, l’ultimo vivido ricordo che ho di lei, entrambi consapevoli che quello sarebbe stato il nostro ultimo calar del sole insieme, il suo sorriso trasmetteva impeti di rabbia , e volontà di vincere, contro le avversità, ma per vincere, era troppo tardi, ci godemmo quella sera insieme, non come fosse l’ultima, ma come fosse la prima, pensando che , un domani, avremo potuto rivedere un tramonto insieme, magari dall’alto, ridendo su ciò che stupidamente per un po di anni ci divise, beffeggiando l’illusione che la morte possa separarci.
questo mare di pensieri ridonda nella mia testa, mentre io, guardando il soffitto , restai inerme, una lacrima scese sul mio viso, ma guardai l’ora, quella giornata stava per iniziare, non potevo assolutamente lasciarmi tormentare dal dolore, era un lunedì come tutti gli altri, mi alzai e mi vestii con fretta, e ogni cosa facessi mi ricordava lei, perfino preparare la colazione, per una settimana preparai la colazione anche per lei, sperando che ciò potesse aiutarmi, a vederla ancora seduta li al mio fianco.
Anche quel lunedì mattina preparai due colazioni, ma non lo feci apposta, immerso nelle mie riflessioni , inconsciamente, preparai il suo, ma non lo mangiai, lo tenni li, sperando di trovare un piatto vuoto al mio ritorno.
La giornata passò in fretta , non era un giorno particolarmente impegnativo, lavorai meno del solito, per mia fortuna, considerata la ridotta lucidità di quel nuvoloso lunedì, l’ufficio mi stressò particolarmente , mi chiesero in molti cosa fosse successo, non avevo detto a nessuno della mia perdita, mi limitai a inventare delle bugie, che potessero mascherare il vuoto immenso che provavo dentro di me.
erano le 18.30 , il sole stava tramontando, solitamente sarei andato a casa a preparare la cena, ma non quel giorno, il cielo mi stava parlando, mi fermai in un posto, lo stesso posto dove guardammo il cielo un’ultima volta, la volta celeste, che ora è la sua nuova casa.
mi stesi sul prato, dietro una collinetta, vicino ad un ruscello, l’erba era ancora umida, probabilmente aveva piovuto, ma non ci feci caso, il sole sprofondava all’orizzonte, in quello strano momento fui percorso da un brivido, come se mi stessero osservando, mi girai un attimo in ogni direzione, ma non vidi niente , solo il vento freddo che irrigidiva gli esili corpi dei salici.
“ è solo la stanchezza” pensai tra me e me, mentre il sole scompariva del tutto , facendosi avvolgere dall’oscurità, due settimane fa, in questo esatto momento, lei mi baciò, e mi disse “in qualsiasi posto tu andrai, io ci sarò sempre” , scoppiò in lacrime, scoppiai in lacrime, ripensando a quella frase , ma fu in quell’esatto momento che capii, mi girai di scatto e lei era li, mi sorrise e mi tese la mano, non se n’era mai andata.
Mi guardò e mi bacio, e prima di andarsene nuovamente mi disse “ stamattina, sul lato destro del letto, ero li con te, come la mattina prima, come tutte le mattine, guarda con il cuore, non con gli occhi” mi sorrise e se ne andò, senza darmi il tempo di dirle ciao , per un’ultima volta.
Tornai a casa e mi stesi sul letto, pensando a tutto quello che era successo, poteva essere stato un sogno ad occhi aperti? un’illusione? Il mio cuore lo nega, decisi di dormire, tesi la mano verso l’altro lato del letto, senti una brezza, era lei, ci addormentammo insieme , e finalmente riscoprii la felicità, la mente ci ha divisi, il cuore no, ci ha sempre tenuti vicini, basta solo chiudere gli occhi.



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Opera scritta il 03/09/2017 - 15:48
Da Carlo Comerlati
Letta n.1543 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Benvenuto nel sito... ho trovato il contenuto di questo brano molto bello con spunti anche poetici. Purtroppo la forma no, parecchi errori e refusi, e la punteggiatura da sistemare. Se trovi uno stile narrativo più preciso puoi scrivere buone cose...almeno credo. Ciaociao.

Spartaco Messina 04/09/2017 - 07:05

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