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Primavera rossa d'ottobre.

Fiori recisi che grondano nero,
sopra, la calma, che piatta rifrange.
Voce che urla, niente è più vero.


Di rosso sparse tracce di colore,
segni ed idiomi di nuova falange.
Si placano le menti soffre il cuore.


Eremita si fa quel desiderio,
di nutrire parole che crescono.
Tempo di verità e di adulterio.


Scompare la rabbia, si alza il perdono,
Implode, ora il pianto, vano e sincero.
L’intelligenza, candela e suono,
Imprime tenacia, è messaggero.



Torna bianco intorno, l’anima piange.
tra colature di antico valore,
solo aloni, testimonianza d’amore,
di primavera che rosso non tinge.


Urla e resiste, tra egoismo e sbarre,
l’antica bandiera, e si fa sera.




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Opera scritta il 09/10/2017 - 18:55
Da paolo signorini
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