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Francesco Forgione

Da umile terra,di piccola casa
Di gente che la campagna piega,e nella membra han la polvere
Di zolle in pietra,
per il borgo ove nacque ,non conobbe l ‘argento,ma lo spirito d’Estia.
Va il pargoletto tra viti e fossi,a scroprir la sua meta,
sa che è servo della grande miseria.
Tu uomo dalle carni lacerate,dalla fronte bassa
E calzari ,fai del tuo corpo la copia del grande
Agnello che in noi ,per noi si immola.
Piagato,piangente,devoto e pur irriverente
Questo visse ,onde far novello patto sulla croce.
Ne porti il segno nelle pietose mani
Nelle bende di sangue matide,nel costato dilaniato.
Ubbidiente il bon frate, alla voce del Padre
Di ricordar quanto dolore nei calici si versa
Per noia e falsa fede.
Fulminato dalla volonta del primo sole
Mosse i pie ,ma ,fai ammenda non son tutti
Dei suoi disii riverenti,ma fieri!
Miglior pianta del suo giardino
Percosso dal mal ,dal dolor inardito,
radice d’amor in te si infonde
rifletti ,la luce ,il biancor
delle sacre porte.
Non si volse a negar il disegno,
uomo casto e probo,
dell’alto stupor si fece pegno
Piu’ volte le terga gli volse il soglio di Pietro
Chierici e chiercuti,odiavan lo straniero
Qual follia ,diniegar velluto e seta oro
E cibo,letto e fuoco,
e mangiar sulla nuda pietra patir il gelo,
piedi sul lurido fango?


L’orrendo cane che sempre latra per
La spelonca nera,
manda retro,gia si mostro’ amico,
e gustava il suo successo.
Tienilo a guinzaglio che non morda e per invidia
Porti il pellegrin perduto nella tana.
Via maledetta bestia
Rodi della tua rabbia?
No ,vana speranza tu aduni,non saran
Le colonne del porticato,dimora dei moribondi.
Deh ,or sai quanto è amaro questo vino,
quando inver lo si vuol di miele!
L’occhi oltre questo petto oltre
Il vociar,scruta e indaga di questa selva umana.
Han dimenticato gli antichi detti,
di lesinar e non odiare
di amar e perdonare,
ove sono i giusti ?
Guarda come si è fatta compagna la figlia di cristo
Tra il gozzovigliar e l’abbondanza
Al soldo e l’ozio.
Francesco,dolce fratello,Pio !
Noi siamo poca cosa,non conosciam le alte vette
L’eterna loggia.
Sussurra e ammaestra,mostra la ferita,
e il sangue di Iesu,e’ vita.
Or siedi tra gli eletti,d’gni tempo
Santi ,martiri ,
che lo spirito reser integerrimo
Un canto d’amor per noi intonate ,umili penitenti,
dal mondo frastornati,
e come i dolci venti di primavera
rallegrano i nidi e carezzano i bocciuoli in fior
date un sorso d’acqua e di celeste pane
che il peso sia men pressante!
Tu tra questo mondo e il
Paradiso,sei ad un passo
Tra qui e l’infinito.



Corrado cioci




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Opera scritta il 09/12/2017 - 09:02
Da corrado cioci
Letta n.1441 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


molto bella Francesco e la sua storia

GIANCARLO POETA DELL'AMORE 09/12/2017 - 17:52

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Bellissima!

Rosi Rosi 09/12/2017 - 15:02

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