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CANCELLI STRIDENTI

Sento un uscio che si chiude
tra le mie solite strade,
nell'oscurità emblematica,
luccicante luce enfatica.


Tanti occhi sul mio petto,
esaminanti il Tintoretto;
guardo dietro, cosa c'è
che importuna ancora me?


Sembra X - Files, ma non lo è,
è realta che vedo e
importuna la mia gotta
tanto da lasciarla rotta.


Odo stridere un cancello,
automatico non è,
sembra la famiglia Adams,
nella luna o a mezzodì.


Qual è il fato mio or qui?
Io attendo, aspettami,
mal che vada mi vedrai
volar nei cieli, ai Propilei.


Sento un fuoco sotto me:
tutto rosso, ma cos'è?
La paura forte prende
il più falso degli istinti.


Vorrei te in questa notte
ad allietarmi ogni paura,
nell'amplesso del mattino
ci può nascere un bambino.


Tante voci nella strada
mentre il cielo si colora,
quei cancelli ora si chiudon
sfrigolando altra materia.


Ma perchè vedo dall'alto
ciò che prima mi era innanzi?
O cancelli, che è avvenuto
perchè io trascenda ora?


Qui è giunto ormai il mattino
e alla terra non son vicino;
cancelli stridenti non è più ora
di mieter altre vittime ancora.




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Opera scritta il 30/11/2010 - 18:01
Da Manuel Miranda
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