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Il fumo fa male

Il fumo fa male


«In questo pomeriggio estivo senza ansia, una sigaretta a metà, col tempo che non mette bene… penso a lui…»
«Stop! Stop! Stop!» si sente urlare dalle prime file della platea.
L’attrice, dal palcoscenico lancia un’occhiata tagliente all’uomo che, alzandosi, l’ha interrotta; butta il copione a terra e si mette a urlare, stridula: «Insomma, Giorgio, non ce la faccio più! Sono due ore che stiamo qui a provare la mia parte, e ancora non siamo riusciti ad andare oltre le prime battute. Una non va per un verso. L’altra dici che fa ridere, e questo, concordo con la tua analisi, sarebbe un vero dramma, per una commedia drammatica! Ma in quest’altra, cosa c’hai trovato da ridire?»
Giorgio, il regista, lascia la platea e si dirige a lunghi passi sul palcoscenico. L’attrice e gli assistenti attendono in silenzio.
Quando raggiunge il palco, indica la sigaretta che l’attrice stringe fra le dita. «Posso?»
L’attrice gliela porge. Lui la mostra all’autore seduto in platea. «Questa… non va proprio!» sentenzia.
«Perché, di grazia?» domanda in tono ironico l’autore del dramma. «Non ti piace la marca, o cosa?»
«O cosa!» risponde il regista.
«O cosa… cosa?!» sbotta l’autore, mettendosi le mani nei, pochi, capelli. «Forse la sigaretta a metà non riesce a far percepire al pubblico l’abbandono, il distacco dall’ansia incombente della protagonista? Dovrebbe essere intera? O un mozzicone? Non lo so, dimmelo tu!»
Il regista butta a terra la sigaretta, ci mette sopra il piede e la strizza per bene. «Non ci deve proprio stare!» risponde calmo alla fine.
«Cosa?!» fa l’autore.
«Come?» fa l’attrice.
«E perché?» scappa detto alla truccatrice che, approfittando dell’insperata pausa, si è messa a tergere il sudore dalla fronte dell’attrice.
«Perché il fumo fa male», è la spiazzante risposta del regista.
«Sì, beh, e allora?» fa l’autore.
«E che te frega, mica la devi fumare tu!» si lagna l’attrice.
«Sarebbe bene che smettesse anche lei, se non vuole che pelle le se rovini del tutto», osserva la truccatrice.
L’attrice la fulmina con uno sguardo che è tutto un programma.
«Mi scusi», mormora lei contrita, prima di allontanarsi in buon ordine.
L’autore trae di tasca un pacchetto di sigarette, ne accende una, si avvicina al palco e, porgendola all’attrice, dice: «Tieni, vediamo di continuare!»
«Non prenderla!» ordina imperioso il regista.
«Cosa c’è ancora?» sbuffa lei, ritraendo la mano.
«Già! Cos’altro c’è, adesso!» sbotta l’autore, buttando a terra la sigaretta e spegnendola con la punta della suola.
«Non è un esempio edificante, per il pubblico.»
«E chi se ne frega!» urla l’autore paonazzo, tornando ad accomodarsi.
Il regista si mette a girare con fare meditabondo attorno all’attrice; la quale, immobile come una cariatide, cerca di tenere a freno l’ira affondando le unghie nel costume di scena.
«Dobbiamo trovare qualcos’altro, che esprima rilassamento, abbandono… ma che non sia una sigaretta», giunge a concludere il regista.
«Che ne dici di un bel sigaro cubano?» butta lì ironicamente l’autore.
Il regista scrolla la testa. «Potrebbe ingenerare nel pubblico, interpretazioni sessualmente ardite», risponde serio.
L’autore rovescia la testa all’indietro. «Era una battuta, Cristo!» sibila a denti stretti.
Il regista non coglie e prosegue nella sua ricerca di un valido sostituto… della mezza sigaretta. «Tu, che ne pensi?» chiede all’attrice.
«Boh!» fa lei, stringendosi nelle spalle. «Sei tu il regista… quello che decidi tu, mi va benissimo.»
Il regista riprende a girare attorno alla sua musa. Poi si arresta davanti a lei ed esclama: «Un ventaglio!»
«Un ventaglio?!» sbotta l’autore, balzando in piedi. «No! No! E poi, no!» urla picchiando i pugni sul palcoscenico. «Dev’essere qualcosa da mettere in bocca, da offrire all’amato quando entrerà in scena… cosà fa, ciurla il ventaglio e poi lo offre all’amante e gli dice se vuol favorire una boccata?»
«E’ no, non funziona», realizza il regista, e riprende a girare intorno all’attrice.
Attrice che nel frattempo, complice la tensione, ha iniziato a sudare copiosamente. Allora chiama a sé la truccatrice; che da dietro le quinte accorre.
Mentre viene verso di loro, il regista nota che stringe un bastoncino tra le labbra. «Cos’hai in bocca?» le domanda quando li raggiunge. «Un Chupa-Chups…» risponde pacifica, mostrandoglielo. «Ne prende uno incartato dalla tasca del grembiule. «Vuole favorire?» chiede, porgendoglielo.
Il regista lo prende, rigirandolo tra le dita lo osserva da ogni angolazione. «Perfetto!» esclama, sgranando gli occhi. Lo mostra all’attrice: «Perfetto!» ripete. Si volge, lo mostra all’autore. «Ecco, questo… coso, è perfetto!»
L’autore emette un mostruoso: «NOOO!» Corre sul palco, salta al collo del regista e lo abbatte, spalle a terra. «Tu sei un coglione. In una commedia drammatica, ambientata durante la prima guerra mondiale, l’attrice per mostrare al pubblico il momento di abbandono dall’ansia del tempo, dovrebbe mostrarsi al pubblico ciurlando quel coso… come diavolo si chiama?» chiede mentre gli stringe la gola.
L’attrice, vedendo il volto atterrito farsi bluastro, cerca di tirar via l’autore da sopra il regista, urlando stridula: «Fermati! Lo stai ammazzando!»
«Come si chiama quel coso?» continua a berciare lui, senza staccare le mani dal collo del regista.
«Chupa-Chups», risponde la truccatrice, traendolo dal grembiule. «Vuole?»
L’autore la guarda stranito. «Vuole? Lo prenda?» insiste lei senza alzare il tono, allungando la mano.
L’autore stacca una mano dal collo del regista, afferra il bastoncino, stacca anche l’altra mano per poterlo scartare; ora lo mette in bocca. «Uhm», fa di gusto. Si alza da sopra il regista e, ciurlando il Chupa- Chups, se ne va, dicendo: «Buono».
«Dove va?» domanda l’attrice sconvolta. «E le prove? La commedia?»
L’autore non risponde e, ciurlando felice il suo Chupa-Chups, lascia il teatro.


FINE




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Opera scritta il 12/04/2019 - 23:16
Da vecchio scarpone
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