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Le reticenze


Le domande delle motivazioni del Foschi diventarono subito pressanti e dovevano essere risolte. I fili pendenti dovevano annodarsi per cucire una storia che avesse un senso.
Come aveva fatto il Foschi a maturare quell'insano gesto che gli avrebbe tolto la vita lui che si era premurato soprattutto di non farsi coinvolgere negli eventi, di scansare da sé i pericoli, protetto dalla famiglia? Perchè questo repentino dietrofront non confortato da fatti credibili se non fare ricorso ad una folgorazione sulla via di Damasco?
Un altro particolare uscito fuori erano le ferite alla testa che sembra ci fossero sul Foschi e che erano state attribuite ad uno spregio fatto dai tedeschi post mortem e niente più, ma non è che si fosse stati ad indagare più di tanto, di morti ce ne erano stati abbastanza da sorvolare su uno in più o in meno e poi la versione subito dopo la guerra andava bene a tutti, non c'era alcuna voglia di scavare oltre così anche dopo, nonostante la frazione contasse ancora suoi parenti, non si parlava volentieri dell'eroico gesto, come dire quel che è stato è stato ma basta, non pensiamoci più, che quanto fatto rimanga sepolto con lui. Così sia di Foscardo. Anche chi era tornato dalla guerra negli anni successivi non sapeva che la versione ufficiale, descritta con le stesse parole da quasi tutti come un mantra sudamericano.
Poirot avrebbe detto “reticenze!”, ma perchè? Solitamente nei racconti si tende ad imbellettare, ad aggiungere particolari, non a toglierne.
In fondo anche a me non è che importasse molto, si, è vero, in quei luoghi avevo passato le vacanze estive degli anni sessanta ma non è che avessi tutta questa voglia di andare a smuovere acque che forse erano torbide, ma che erano state accettate da tutti così.
Quando ormai mi apprestavo a concludere la raccolta di notizie mi fu recapitato un biglietto anonimo nel quale mi si indirizzava verso una casa, sostenendo che la vera storia, forse, l'avrei potuta incontrare lì.
In quella casa non ci ero andato perchè ci abitava una strana famiglia con genitori anzianissimi, pur in gamba, così mi avevano detto, ed un figlio con le rotelle poco a posto. Cosa potevano raccontarmi a distanza di quaranta anni dagli avvenimenti?
Pensavo di trovare una certa ostilità in loro specie perchè non essendo neanche parenti non c'era ragione di sentirli, oltretutto spinto da un breve biglietto anonimo.
Sarebbe stato l'ultimo incontro con i testimoni, comunque, prima di chiudere il faldone. Quasi speravo in una loro sbrigatività comportamentale per finire in fretta ed invece...




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Opera scritta il 07/09/2020 - 07:33
Da Glauco Ballantini
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Voto:
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Commenti


Di reticenze, per comodità, per il quieto vivere è piena la vita di molti; come il non prendere posizione politica per tenere i piedi in due scarpe come hai scritto nella prima parte di questo racconto. Scritto molto bene, aspetto con curiosità l’ultima parte.

Anna Maria Foglia 07/09/2020 - 17:44

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