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LA VENDETTA DELL'ANGELO

Quello che sto per raccontare non è frutto della mia fantasia, ma è una storia vera che ho vissuto in
prima persona.
Non so se questo fatto, che mi è accaduto, sia da addebitare ad una mera coincidenza oppure se ci abbia messo lo zampino qualcosa di sovrannaturale. Sta di fatto che questa storia mi ha lasciato basito facendomi riflettere e modificando radicalmente alcune mie convinzioni.
Come molti ormai sanno uno dei miei passatempi preferiti è quello di scrivere poesie.
Le scrivo nei ritagli di tempo libero per dare sfogo alle mie emozioni. Lo sento come una necessità interiore e rendere partecipi i lettori di questi sentimenti è una cosa che mi appaga molto.
Ed anche quel giorno, di fine agosto, preso dall’ispirazione, mi apprestai a scrivere l’ennesima poesia.
Il titolo”Angeli” era molto ammiccante ed i versi che avevo scritto volevano mettere in evidenza l’esistenza solo degli angeli terreni abiurando quella degli angeli del cielo ed in special modo quella dell’angelo custode. La poesia parlava di persone che chiunque poteva incontrare nel corso della vita: esseri normali votati all’altruismo che ti aiutavano nei momenti di difficoltà oppure che ti donavano un sorriso quando eri afflitto dalla sofferenza o solo semplicemente che ti aiutavano, se avevi problemi, nei piccoli gesti come, ad esempio, attraversare la strada.
Persone assolutamente in carne ed ossa, non dotate del misticismo degli angeli celesti ai quali sinceramente non credevo, ritenendole delle creature inventate dai preti e dal clero in generale.
La poesia la scrissi di getto, come è mia abitudine, quindi la pubblicai su di un sito letterario al quale ormai da tempo collaboravo per condividere, con altri autori, la passione per la scrittura.
Il tempo per un breve riposo ,prima di uscire, sollecitato anche da mia moglie, per un lavoro che avevo lasciato in sospeso riguardante delle piantine di fiori che dovevo finire di interrare.
Per fare questa operazione dovevo servirmi di una zappetta dotata di tre denti molto acuminati e distanziati fra di loro.
Mi serviva per bucare il terreno e mettere, nelle aperture cosi ottenute, le piccole piantine. Gesti quasi elementari,cosi pensavo mentre l’attrezzo, con colpi sicuri, fendeva il terreno dove trovavano ospitalità le piantine di fiori che si assottigliavano sempre di più e quando vidi che stavano finendo tirai un sospiro di sollievo, anche perché il caldo stava diventando insopportabile. Sollievo che arrivò all’apice quando si trattò di sferrare l’ultimo colpo con la zappetta per l’ultima piantina rimasta. L’attrezzo, però, anziché colpire il terreno com’era giusto che fosse, affondò nel palmo dell’altra mano che tenevo appoggiata nell’erba.
Il grosso dente acuminato penetrò per tutta la sua lunghezza nella carne procurandomi delle fitte dolorose. Istintivamente ritrassi l’arnese e dalla vistosa ferita iniziò a sgorgare, a piccoli fiotti, un sangue molto denso e scuro che tamponai subiti con il fazzoletto che tenevo in tasca.
Ma come è possibile, mi dissi, una cosa del genere. La zappetta doveva affondare nel terreno, ne ero sicuro e non poteva essere altrimenti. Sembrava quasi che una mano estranea avesse pilotato la mia, oppure che l’assenza, momentanea, di una celestiale protezione, provocata dalla mia incredulità, fosse stata la causa di quel gesto, con l’unico scopo di punirmi per qualcosa che improvvisamente intuii cosa potesse essere. Ed il mio pensiero corse alla poesia, dedicata agli angeli, che avevo scritto poche ore prima e che ormai avevo già pubblicato, come se il mio scetticismo, che manifestavo nelle quartine, verso queste creature celesti, avesse dato adito ad una piccola ritorsione nei miei confronti; un chiaro avvertimento di far cambiare strada alle mie idee sulla loro esistenza.
Era, questa mia, solo un’ipotesi, però non sapevo dare altra spiegazione a ciò che mi era appena successo. Il dolore intanto si faceva sempre più intenso e notai che la mano si gonfiava vistosamente. Non ebbi altra scelta che correre al pronto soccorso dove mi riscontrarono una lesione importante che però non aveva leso i tendini e quindi la funzionalità della mano. Dopo una puntura antitetanica ed una fasciatura vistosa mi rimandarono a casa con la raccomandazione di tenere la mano a riposo per alcuni giorni.
La stessa mano che usai per cancellare la poesia dal sito. La ripubblicai solo dopo avere apportato un radicale cambiamento, perché ciò che mi era successo mi convinse che l’angelo custode esisteva ed esiste e dubitare della sua presenza qualche volta può essere deleterio, niente di tragico perché un angelo non arriva a tanto, ma piccoli avvertimenti che sono comunque dei segnali tangibili della sua esistenza come tangibile è anche il suo zampino nella stesura di questo racconto.



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Racconto scritto il 08/02/2019 - 17:22
Da Antonio Girardi
Letta n.257 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Bravo come sempre, sia nell'esposizione che nella storia. Credere agli Angeli non fa male ed ognuno ha il libero arbitrio. Ma voglio pensare che davvero un Angelo sia venuto in tuo aiuto.

Teresa Peluso 10/02/2019 - 01:10

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Sei stato perfetto, caro Antonio!
Mi sono immedesimato, sin dal primo rigo,
nel tuo racconto! Le tue sensazioni combaciano specularmente con le mie!
Pur essendo un altruista, credo sempre di lasciare qualche briciola di egoismo strada-strada! E' stato stupendo leggerti!

John Sirrom 09/02/2019 - 17:00

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Vorrei fare un po' di chiarezza su questo racconto.Ognuno è libero di trarre le sue conclusioni.In questo racconto ho voluto mettere in evidenza la figura dell'angelo custode in maniera del tutto personale e quelli che mi é successo bisogna prenderlo con le pinze ed una certa cautela é d'obbligo nel senso che non so neppure io se un questa vicenda ci abbia messo lo zampino il mio"angelo custode".Ho voluto nominarlo perché dentro di me qualcosa mi ha spinto a farlo alla luce di quanto mi é successo.Può darsi che il fatto sia scaturito da una mera coincidenza dovuta forse ad una distrazione e può anche darsi che l'angelo custode ci abbia messo lo zampino quado la zappetta non è andata a lesionare nessun tendine.Oppure come dice giustamente Laisa che il dubbio abbia generato la certezza sulla loro esistenza.Credere agli Angeli non è dogma di fede.Comunque adesso un po' ci credo, almeno qualcosa penso abbiano fatto.

Antonio Girardi 09/02/2019 - 12:28

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Caro Antonio, il tuo racconto mi sembra scritto in modo mirabile. Ma per come sono fatta io avrei preferito leggere la tua prima poesia con la versione "umana" degli angeli... con affetto

Maria Isabel Mendez 09/02/2019 - 12:09

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Francesco Cau 09/02/2019 - 11:58

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...circondino

laisa azzurra 09/02/2019 - 08:43

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Antonio,
Certo nn sono una bigotta e ho le mie idee, per nulla rosee, sulla Chiesa, eppure credo fortemente che gli Angeli ci circondano...
Ho le mie teorie che nn starò qui a esporre, ma è anche mia convinzione che un angelo, se tale è, nn farà mai nulla per convincerti del contrario se il dubbio nn è già in te.
...per fartela breve, da donna schietta che sono, immagino sia stata solo una tua disattenzione che, sul dubbio, ha generato una certezza.
Ottimo racconto
Ciao Antonio, felice week

laisa azzurra 09/02/2019 - 08:42

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Io credo che il tuo angelo abbia fatto in modo che tu non ti facessi molto male..loro ci proteggono..bellissimo racconto..

Graziella Silvestri 09/02/2019 - 02:13

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Penso che la vita non sia soltanto un susseguirsi di vicende: spesso ci sono delle coincidenze o dei segnali che ognuno di noi legge e colloca nel proprio vissuto, dandogli un certo rilievo.
Il tuo racconto è molto bello, oltre che scritto benissimo, e ne ho seguito le fasi come se fossi stata presente.
Bravo!

Millina Spina 08/02/2019 - 21:16

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Antonio, il racconto è ben scritto e coinvolgente, la storia merita di essere raccontata...nelle cose che ci accadono ognuno vede la sua verità, il suo "angelo"...
Bravo, a rileggerti presto amico mio

Grazia Giuliani 08/02/2019 - 19:38

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Un bel racconto dettato dalla coscenza
penso non sia vendetta

Salvatore Rastelli 08/02/2019 - 18:31

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Mi hai tenuto incollato al video in attesa del finale, e confesso che mi auguro che capiti anche a me qualche fatto che mi faccia credere nell'angelo custode. Mi pare di ricordare un tuo racconto, forse il primo che pubblicasti...c'era un pullman, un santuario e accadde una cosa strana, che ti fece pensare ad un miracolo. Mi pare che io ti conobbi così...ed oggi ti ritrovo, come due o tre anni fa. Bravo Antonio, pubblicane di più di racconti, sono utili a sviluppare ispirazioni esistenziali che possono sfociare anche in poesia.

Giacomo C. Collins 08/02/2019 - 17:47

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