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The first memory

Il mio primo ricordo risale quando avevo suppergiù tre anni. L’iniziale immagine che si materializzò davanti ai miei occhi tanto da poterla illustrare in qualità di fotogramma d’esordio del film della mia vita fu un orologio da parete di tipo quadrato e rifinito in legno. Tic tac, tic tac, tic tac…
Osservai con curiosità quello che definì un "giocattolo." Ed ebbi il desiderio di prenderlo cosicché potessi divertirmi a "torturare" le povere lancette.
Se fosse stato un orologio a cucù sicuramente avrei fortemente voluto l'uccellino.
Mi resi conto di essere padrone del mio corpo e che potevo interagire con l’ambiente circostante, tra l’altro formulando uno strano pensiero esistenziale su come fossi giunto in quella casa, precisamente in quella cucina che comunque mi apparve familiare.
Ad ogni modo, innanzitutto cominciai a spalmarmi sul muro con le braccia alzate per poi salticchiare svariate volte cercando di prendere l'orologio ma piccino com'ero ovviamente non ci riuscì. Girandomi notai che mia madre mi stava osservando. Sorrideva.
Quanto era bella la mia mamma! Praticamente una ragazza poiché aveva circa venticinque anni. I suoi lunghi capelli neri, un autentico sguardo materno oltre che dolcissimo e quel suo vestito a fiori furono i dettagli su cui mi soffermai per la maggiore.
La cucina irradiava di una meravigliosa luce solare per via di una grande porta finestra praticamente spalancata che conduceva al balcone dove un triciclo di colore rosso mi invitava a giocare.
Un'atmosfera difficile da descrivere, direi tra il surreale e l'evocativo, addirittura gli oggetti presenti in cucina sembravano brillare: le tazze, la caffettiera, il pavimento, il tavolo... tutto!
«Vieni qui monellino!» esclamò mia mia madre. Mi prese in braccio e riempiendomi di bacetti mi comunicò che papà stava tornando dal lavoro. Arrivò alcuni istanti dopo con addosso l’uniforme e con la sigaretta in bocca che spense quasi subito in un portacenere. Quando ci abbracciò, avvertii un indescrivibile calore famigliare.
Quell'atmosfera simil onirica/poetica fu improvvisamente spezzata. Sentì un altro "calore" proveniente da sotto. Mi ero semplicemente pisciato e cagato nel pannolino.
Non ricordo nient’altro.



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Racconto scritto il 16/10/2019 - 10:42
Da Giuseppe Scilipoti
Letta n.223 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Ciao Giacomo, ebbene sì... il bambino della foto sono io, piccino picciò.
Ho un legame speciale con la casa di Trabia (prov. di Palermo), visto che ho vissuto i miei primi 8 anni di vita lì. Quel balcone, quel mare, gli spensierati giochi da solo oppure con mia sorella... quanti ricordi indelebili, in primis (nel vero senso della parola) "First Memory."
Per il resto gli scritti autobiografici sono la mia specialità, infatti ne ho scritti tanti.
Grazie ancora e alla prox!!!

Giuseppe Scilipoti 26/05/2020 - 22:42

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Fantastico...mi è piaciuto moltissimo. C'è un realismo, un verismo famigliare in questo brano che sgomenta. Se la foto del bambino sul balcone è la tua, io che amo il mare fuori misura ti invidio. Bravo Giuseppe, questi racconti-riflessione autobiografici sono i miei preferiti.

Giacomo C. Collins 26/05/2020 - 19:20

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Santa, Alberto e Maria Luisa, grazie che vi sempre vi "ricordate" di me nel leggermi. Con "The first memory" avete colto l'essenza oltre l'essenzialità di ciò che ho cercato di rappresentare nonchè rammentare.
Ricordare non significa semplicemente memorizzare, fissare nella memoria. La dimensione del ricordo ha sempre a che fare con la parte emotiva di ciascuno di noi. Per questo i ricordi sono importanti e ci aiutano a costruire il nostro presente oltre che rendere vivido il passato.

Giuseppe Scilipoti 20/10/2019 - 18:21

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Santa, Alberto e Maria Luisa, grazie che vi ricordate" di me nel leggermi. Con "The first memory" avete colto l'essenza oltre l'essenzialità di ciò che ho cercato di rappresentare nonchè rammentare.
Ricordare non significa semplicemente memorizzare, fissare nella memoria. La dimensione del ricordo ha sempre a che fare con la parte emotiva di ciascuno di noi. Per questo i ricordi sono importanti e ci aiutano a costruire il nostro presente oltre che rendere vivido il passato.

Giuseppe Scilipoti 20/10/2019 - 18:20

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Con la chiusa mi hai fatto ridere!!! Tutta la bella atmosfera familiare che di conclude con gli aspetti più materiali della prima infanzia!!! Bravo... fai riflettere... non ho mai cercato il mio primo ricordo.. Bravo caro e a rileggerti.

Maria Isabel Mendez 17/10/2019 - 23:40

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un racconto carino e, nella parte finale,
ironico

Alberto Berrone 16/10/2019 - 23:58

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Entrare nei ricordi più profondi e retroattivi dell'infanzia, trasforma il nostro vissuto più recondito in una dimensione quasi onirica. È bellissimo l'inserimento delle sensazioni del calore genitoriale, un amore che segnerà tutta la nostra vita. Un finale simpatico e tenero! Anche in questo racconto hai messo in evidenza tutta la tua sensibilità rivelando la bella persona che sei! Ciao

santa scardino 16/10/2019 - 19:52

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