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L'ultimo traghetto

La triste notizia arriva allo stesso modo di un fulmine che si abbatte a ciel sereno. A darmela è un amico dell'Elba, per telefono. Quando si rende conto che non reagisco, mi ripete:
« E' morto Franco, due ore fa. Hai capito...?...pronto... »
Non ce la faccio a rispondere, mi sento confuso e devo sedermi. Riaggancio, sperando che nessuno mi richiami più. E invece no, molte altre telefonate seguono la prima, e vengono da ogni parte d'Italia. Sono i subacquei che Franco ha seguito, nei suoi cinquant'anni di attività.
Tutti cercano conferme alla notizia, alcuni chiedono i particolari, che non conosco, e altri più discretamente si uniscono al dolore.
Mi telefona Lita, la sua compagna storica, con la quale conviveva nella casa di Viareggio, in Viale Italia. E' lei a raccontarmi gli ultimi mesi:
« Mino, non voleva che tu lo sapessi, non voleva farti soffrire. Ti voleva bene come a un fratello,
anche di più... »
Lo so. Anch'io gli volevo bene e, nel trono dei miei fratelli, lui occupava il posto più alto, quello vicino al cuore.
Mi tornano alla mente le ultime telefonate, quelle del sabato sera, sempre lui a me, perché diceva:
“ ho un monte di ore di credito telefonico da consumare, non chiamarmi, lo sai che non rispondo “.
Mi divertivo a fargli sempre la stessa domanda:
« Franco, non ti sei ancora stancato della vita? »
E allora attaccava a parlarmi del ballo, delle sue passeggiate in riva al mare per essere in esercizio, mi raccontava la sua voglia di vivere usando un'espressione tipica dei Vaporini, gli abitanti di Porto Azzurro:
« Ho voglia di vivere come quando ero un bimbo da puppa... Ti ricordi Nereo?...ecco, sono come lui »
I ricordi ora si impadroniscono dei miei pensieri, e sono tutti belli, e molti. Alcuni perfino divertenti, ma ormai non mi rallegrano più, perché il dolore che lui è mancato è più grande della gioia di un bel ricordo.
Marco, mio figlio, capisce il mio dolore. Lui sa quanto ci volevamo bene. Quante volte a bordo della nostra Vincimari, la scialuppa sub, ha assistito alla scena del nostro rito di fine immersione.
Io e Franco, seduti su due panchette opposte, a guardarci, senza parlare. Si sorrideva, e in quel sorriso c'era tutta quanta la nostra gioia di avercela fatta, di essere ancora vivi, dopo tanti rischi corsi sott'acqua. Ci si toglieva la muta, infilavamo un maglione pesante, se eravamo in inverno, e ci abbracciavamo. Poi ci davamo un bacio sulla bocca, non come quello che si dà ad una donna, ma con lo stesso calore. Appoggiavamo le nostre labbra umide di mare e restavamo qualche istante a gustare il sapore salino della nostra amicizia. Poi, mentre ci si staccava, la solita frase:
« Anche stavolta è andata...ma ho già voglia di ritornarci, sotto »
So già che quando andrò alla Pianotta, la spiaggetta in fondo al porto di Porto Azzurro, rivedrò lui con quella sua bicicletta vecchia, quella nera con i freni a bacchetta e il porta pane sul manubrio, che mi viene incontro pedalando svelto.
« C'è mare di scirocco, devi stare al coperto da Capo Caldo. Ancorati davanti alla grotta del bove »
Lui ci andava apposta alla Pianotta, era il suo modo di tenere sotto controllo il mare per potermi consigliare l'immersione più sicura. A quei tempi eravamo soci nel Diving; Franco stava in terra e si occupava delle attrezzature e della ricarica delle bombole, io portavo fuori i sub della scuola e i turisti già brevettati da accompagnare nell'immersione.
« Uscita alle nove precise » , diceva a chi chiedeva informazioni per l'immersione dell'indomani e, se erano italiani, aggiungeva: « orario svizzero ».
Io ridevo, perché sapevo cosa intendeva con quella frase. Si riferiva a quella volta che mollò gli ormeggi della nostra Vincimari e, a due clienti italiani ritardatari, mentre io facevo la manovra, disse:
« Mi dispiace, abbiamo mollato le cime alle nove precise! »
« Ma manca un minuto alle nove » si lamentò uno dei due.
Allora Franco entrò alla ricarica, prese il suo orologio sub, un Rolex di valore, non di quelli taroccati, e dopo averlo fatto vedere a quei due, sentenziò:
« Nove e quattro minuti...orario svizzero »
So anche che quando passerò davanti al cimitero con la mia moto, non potrò fare a meno di rallentare e, come faceva lui, darmi una strizzatina ai “gioielli”. Sarà un modo per ricordarlo due volte.
E che dire dell'arrivo col traghetto? Mi guarderò in giro, spaesato, cercandolo tra la folla, sapendo che invece lui non c'è, ad attendermi.


Quando Lita, la sua compagna, mi ha telefonato, alla fine del commovente dialogo, le ho detto:
« Voglio avere un oggetto suo, qualsiasi, un vecchio orologio, un anello, la sua catenina d'argento con il corallo rosa appeso in mezzo alle guarnizioni circolari in gomma delle bombole...insomma, decidi tu, tieni da parte qualcosa che possa portare, in ricordo »
E Lita, con voce strozzata e dolce, come lo è lei, mi ha risposto:
« Mino, sto già mettendo in uno scatolone tutto quello che aveva, anche i vestiti...quelli che ti dava quando venivi a Viareggio per i campionati di nuoto. Orologi, catenine, tre anelli, e tutte le attrezzature sub. Sono certa che avrebbe voluto così... »


Ciao Franco, domani ti riporteranno nella tua amata Elba, e già mi piange il cuore al pensiero che sarà il tuo ultimo traghetto. E insieme a te, in quel viaggio, verrà un pezzo anche di me, che ti porterai via per sempre. Così, almeno un po', potrò anch'io far riposare nella nostra isola la mia tristezza.


P.S. Ho deciso che questo sarà il prologo di un romanzo che narrerà quarantacinque anni di amicizia. Ho già deciso il titolo: Io, Franco e l'isola d'Elba.




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Racconto scritto il 20/10/2019 - 19:47
Da Giacomo C. Collins
Letta n.198 volte.
Voto:
su 6 votanti


Commenti


I ricordi dell'Elba saranno l'epopea del mare e poi come hai sempre detto l'autobiografico è il tuo genere. Sarà quasi un film da vivere in flashback. Buon lavoro!

Glauco Ballantini 23/10/2019 - 08:40

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Ho letto il tuo toccante racconto di vita stamattina, senza poterlo commentare... perché ti leggo sempre, ogni tua opera è bellissima, ma questa è una scrittura viva e intensa che mi ha commosso tanto...la vita ci lascia sempre qualcosa di bello o ci prende qualcosa per sempre e ci lascia dolore. Stupenda amicizia e complimenti per ciò che vuoi attuare per Franco e anche per te!
Ciao

Margherita Pisano 21/10/2019 - 20:35

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Il testo è ben scritto, con vero dolore...mi dispiace, qualcosa cambia per sempre...
un saluto

Grazia Giuliani 21/10/2019 - 14:24

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Molto toccante il racconto di questa tua bellissima amicizia che se ne va, portando via una parte di te...

Mimmi Due 21/10/2019 - 14:16

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I tuoi racconti a volte sono inventati ed in altre occasioni, come questa, toccano la dura realtà. Questa tua apertura d'animo per la perdita di un amico è una condivisione con noi del tuo dolore ed io sono il primo a comprenderti. Anch'io ho perso recentemente un amico, il più caro che avessi, ed ho avuto la tua stessa tentazione, di scrivere la nostra storia di amicizia...non un romanzo, ma una storia. Si chiamava Bruno e ci siamo conosciuti quando eravamo adolescenti e quindi siamo stati amici da sempre. Poi, quando sono andato via da Trieste, abbiamo perso i contatti. Poco prima che morisse gli avevo telefonato per vederci ma non ci siamo riusciti perchè mio fratello mi ha poi comunicato che era morto. Per questo motivo il tuo racconto l'ho vissuto in prima persona e mi ha veramente commosso. Poi tu hai una capacità indiscussa nel raccontare cose vere o inventate....

Adriano Martini 21/10/2019 - 12:59

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Molto ben scritto, si percepisce la totale sincerità. Quando il romanzo sarà ultimato mi piacerebbe leggerlo.

Ernest Navi 21/10/2019 - 11:37

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Un bellissimo racconto che mi ha commosso e scritto con la maestria di sempre.

Antonio Girardi 21/10/2019 - 08:58

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GIACOMO... "Il dolore è più grande della gioia di un bel ricordo" In certi casi è pura verità! Un pò triste ma un bel racconto. Notte

mirella narducci 20/10/2019 - 23:25

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Emozionante nel finale. Ottima lettura

Francesco Gentile 20/10/2019 - 21:49

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Molto sentito e commovente.
Bravo come sempre e basta così!
Mi ricorda tante cose...
Un saluto

Loris Marcato 20/10/2019 - 20:45

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