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LA BICICLETTA DEI VIAGGI

Questa è la storia di una cittadina in riva al mare, con i suoi segreti e le sue bellezze, normale agli occhi di tutti…
La casa era piccola, su un unico piano: le finestre grandi facevano entrare la forte luce del sole e illuminavano le pareti, i muri a pois gialli davano un senso di allegria e le stanze erano molto ordinate, come se ogni mattina una brava e puntuale domestica le pulisse con le sue candide mani, senza tralasciare alcun dettaglio.
E’ incredibile come in realtà la mia prima impressione, quando ci eravamo trasferiti, era tutt’altro diversa. Dovete infatti sapere che dall’esterno la casa sembra una baracca vecchia e brutta, consumata dal tempo, con le pareti scrostate di un colore verdino che aveva lasciato spazio al rigido cemento sottostante.
Ora tutto era cambiato. Non ci si poteva permettere di vivere in una comoda e grande villa all’europea.
In questa casa abitavamo in dieci, uomini donne, ma principalmente bambini. Io ero il più grande, quello costretto a svolgere i compiti più noiosi e a tenere a bada gli altri.
Quando avevo un momento libero però, prendevo la mia bicicletta scricchiolante e mi avventuravo, proprio come un investigatore, nei luoghi più oscuri e tetri della nostra cittadina.
Sui marciapiedi poco affollati si vedevano signori con importanti abiti che portavano a braccetto le proprie donne vestite in modo sfarzoso ed elegante, poi, se giravo lo sguardo, notavo un venditore di frutta che implorava che qualcuno comprasse della merce.
Era incredibile come le persone che vivevano in quel posto erano così diverse, come se fra di loro ci fosse una specie di barriera protettiva, che non permetteva il contatto fisico tra dei mondi così vari ma vicini.
Solo una cosa accomunava la gente della mia cittadina, anche se divisi da una linea temporale, tutti erano solidali e sempre pronti ad aiutare il prossimo.
Bancarelle e mercatini dell’usato popolavano la vecchia piazza il lunedì mattina e le giostre per i bambini più piccoli arrivavano, sempre puntuali, durante la celebrazione delle feste più importanti.
Poi, dopo alcuni chilometri di percorso, arrivavo alla parte migliore del mio viaggio: la distesa di mare e delle spiagge lisce, il suono delle onde che si mischiava a quello dei gabbiani…
Spesso, aspettavo che arrivasse la sera, ascoltavo il mare e mi fermavo a contemplarlo: le spiagge erano diverse già da un anno, i separatori in plexiglas dai quali non si poteva praticamente uscire, i giochi divisi e le lunghe code di persone che aspettavano di entrare in acqua… mentre osservavo ripensavo con nostalgia alle estati precedenti, ricche di turisti, di grida dei neonati, ma anche di molto divertimento tra un’onda e l’altra.
Sapevo che questo non sarebbe più accaduto, almeno per qualche anno.
Quando il sole iniziava a lasciare il suo spazio alla luna mi dirigevo velocemente verso casa.
Arrivavo sempre puntuale, all’ora di cena, poi, con molta calma mi sdraiavo nel letto e mi addormentavo quasi subito, preso dalla stanchezza.
La mattina, alle sette in punto prendevo l’autobus per andare a scuola. Con me avevo la mia solita mascherina che mi aveva cucito mia nonna con tanto amore, il disinfettante per le mani e lo zaino.
Ero abituato ad essere quello popolare un tempo, forse anche bulletto, che si prendeva gioco dei più deboli. Ora però tutto era cambiato in una maniera colossale, non avevamo più tempo da perdere tra uno scherzo e l’altro, dovevamo studiare. La crisi economica che aveva colpito tutta la nazione era arrivata alle stelle e aveva causato la morte delle persone più deboli. L'obiettivo dei giovani era ora quello di studiare e di andarsene il prima possibile all’estero.
Io però un altro bersaglio da colpire, volevo essere d’aiuto per tutti coloro che avevano perso il denaro, solo per colpa di una malattia…
Noi giovani spesso con la scuola, andavamo a fare volontariato nelle case di riposo, faccevamo lavori extra come la consegna delle pizze a domicilio per i ristoranti…
La scuola finiva alle dodici, per aiutare l’economia a crescere andavamo nelle osterie del paese a mangiare: i tavoli a distanza e il minimo contatto fisico, per evitare il contagio di quel mostro che, ancora oggi, dopo un anno, ci fa ancora così paura.
Poi la luce calda delle mura della mia casa mi accoglieva, spesso studiavo qualche ora e rinunciavo ad uscire con i miei compagni che erano superficiali nel trattare l’argomento.
Cambiamento.
Ragionavo così tanto su questa parola che ormai non ne sapevo riconoscere il significato: i TG, gli uomini per strada, tutti la pronunciavano.
In seguito mi rendevo conto che tutto era cambiato: la scuola, ogni cosa che ho raccontato in queste poche righe era completamente diversa rispetto ad un tempo.
La società era cambiata così come il modo di essere di ciascuno di noi, sia in bene che in male.
Non c’era più differenza tra ricco e povero, non contava vestirsi di marca ed andare alle feste. L’unica cosa che interessava a tutti noi era rialzarci, o almeno provare a combattere tutti gli ostacoli che ogni giorno la vita ci metteva davanti.
Come ho già detto, la differenza tra le persone era evidente solo esternamente, internamente tutti eravamo molto simili, accomunati dalle stesse ambizioni.
Ora, a qualche anno di distanza dalla tragedia del coronavirus, l’Italia, come molti paesi del mondo sta combattendo contro la quasi carestia e contro un nemico ancora più grande: la povertà.
Per la prima volta, dopo 16 anni di vita, il mio spirito da ragazzino aveva lasciato spazio a quello da persona matura, adulta.
Ora dobbiamo vincere, perchè se abbiamo sconfitto un nemico ne sconfiggeremo anche un altro.



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Racconto scritto il 17/05/2020 - 21:09
Da Eleonora Bassi
Letta n.66 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Una bella penna, il racconto scivola liscio in modo naturale donando una speranza. Brava molto apprezzato.

Maria Luisa Bandiera 20/05/2020 - 16:32

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Grazie a tutti. Ciao

Eleonora Bassi 18/05/2020 - 21:42

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Bello, con un finale di speranza molto empatico...brava Eleonora, era un po' che non pubblicavi. ciao

Giacomo C. Collins 18/05/2020 - 19:13

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Il testo è scritto molto bene...
sarebbe utile e positivo che lo spirito del ragazzo sedicenne fosse e diventasse quello di tutti...
sappiamo però...

Grazia Giuliani 18/05/2020 - 11:37

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