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Caro babbo

Caro babbo,
oggi è un anno che non sei più con noi.
Penso spesso al fatto che sono stato l'ultimo a vederti, a parlarti.
E per la prima ed ultima volta, da quando ne ho memoria,
ti ho fatto una carezza.
Mi hai guardato con un'aria stupita e felice; tra noi non si usava
manifestare il proprio volerci bene con baci, abbracci, carezze.
Forse vederti in quel letto d'ospedale solo, indifeso, ha fatto affiorare
un certo istinto "materno".
E non mi vergogno, ogni volta che ci penso, di piangere:
vuol dire che mantengo la mia umanità anche in questo periodo
dove pare che l'umanità venga calpestata perfino da chi ci "governa",
Il nostro è stato un rapporto forte, abbiamo anche fatto lo stesso lavoro.
Tu molto meglio di me: il tuo carattere ti portava facilmente
ad avere contatti con le persone, a parlare, a scherzare.
Io non sono così aperto, parlare, per ovvi motivi, non mi è facilissimo.
Non so se da lì ci vedi:
il mio agnosticismo fa sì che non possa affermare che ci sia qualcosa
dopo la morte, oppure no. Nessuno piò dirlo, lo sapremo solo alla fine.
Nel frattempo non posso che ricordarti con affetto
e ringraziarti per quello che, in virtù dei tuoi insegnamenti, sono oggi,
Ciao babbo!



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Racconto scritto il 16/10/2021 - 22:07
Da Andrea Guidi
Letta n.125 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Un bel pezzo...gran calore umano.

Alex Sandrini 17/10/2021 - 14:01

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